Pubblicato il 15/11/20

AGENT PROVOCATEUR Jeremy Clarkson lo conosciamo tutti. L'ex conduttore di Top Gear per la BBC, poi passato a The Grand Tour di Amazon dopo un burrascoso licenziamento, è un personaggio istrionico e spesso sopra le righe. Ma soprattutto è abituato alla provocazione, più che all'asciutta informazione. Ed ecco che, per portare l'acqua al suo mulino, non è raro sentirgli proferire frasi a effetto anche un po' forzate, quando non addirittura polemiche, pur di dare un taglio spettacolare alle sue prove. Una delle sue ultime uscite è della scorsa domenica, quando sulle pagine del Times inglese è stata pubblicata la sua recensione della Alfaholics GTA-R 290.

LE PAROLE DEL MATTATORE “Penso che dovremo affrontare il fatto che le supercar sono morte”, si legge nell'articolo del Times,. “Sono troppo grandi e troppo potenti. Su una strada normale non puoi tener giù il piede in prima, seconda o terza per più di un secondo, perché è come provare a far volare un aereo da caccia dentro a un centro commerciale. E ciò significa che ti tocca sopportare tutta la scomodità e le limitazioni delle auto da corsa senza poterti godere - men che meno sfruttare - il motivo stesso della loro esistenza. Ossia la loro potenza.” Su una Ferrari, dice JC, non sarebbe in grado di godersi la strada, troppo impegnato a non schiantarsi per l'alta velocità.

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POLITICALLY (UN)CORRECT Il discorso di Jezza prosegue con commenti non proprio lusinghieri sul buon gusto di chi si presenta a casa del prossimo con un'auto dai colori sgargianti larga due metri e quaranta, concludendo con l'osservazione che, potendole di fatto sfruttare solo in pista - dove pochissimi le portano - le supercar sono finite. Ha ragione o è l'ennesima provocazione? O peggio, una sterile polemica? Per rispondere alla domanda, cito chi sicuramente ne sa più di me: quel Walter Rohrl che, dopo aver vinto due titoli mondiali rally all'epoca delle famigerate e terrificanti veetture Gruppo B, è diventato collaudatore e uomo immagine della Porsche. Uno che di supercar se ne intende, insomma.

L'ASSIST DEL CAMPIONE Proprio Rohrl ha rilasciato, non tanto tempo fa, un'interessante intervista in cui spiegava come mai, per il tentativo di record al Nurburgring con la Porsche 911 GT2 RS, si era defilato. Le auto di oggi sono diventate troppo veloci, diceva Rohrl, e sul Nordschleife “Non c'è margine d'errore, quello è il problema. […] Con queste auto percorri la Schwedenkreuz a 295 km/h e la Fuchsrohre a 270 km/h, e ricordo tutti gli incidenti che si sono verificati in questi punti negli ultimi 20 anni. Affrontando la Fuchsrohre ai 270 ripenso sempre a uno dei collaudatori Bridgestone, che ruppe il cerchio”. L'intervista al campione è di molto antecedente l'uscita di Clarkson, ma gli fornisce un bell'assist.

IL PIACERE DI GUIDA Del resto, chi abbia partecipato a quei programmi experience con pochi giri di pista a disposizione alla guida di una supercar se ne sarà reso conto: è più l'imbarazzo della soddisfazione. Un po' perché molti di coloro che prendono parte a questi eventi lo fanno per togliersi lo sfizio di guidare una Ferrari o una Lamborghini, ma non hanno alcuna dimestichezza con la pista. E in pochi giri non riescono certamente a guadagnare la padronanza né la confidenza per gustarsi fino in fondo la situazione. Un po' perché, come diceva un mio illuminato amico, ''il bello non è andare forte, ma andare a tutta''. Dove consentito, si intende.

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LESS IS MORE Ed ecco che, improvvisamente, se prendiamo per buono questo principio, tutte le prospettive cambiano. Auto dalle potenzialità più limitate permettono più facilmente e con meno rischi di scoprire ed esplorare le emozioni della guida al limite, dando l'impressione della prestazione - e sottolineo l'impressione - anche nel rispetto dei limiti e su strade normali. Per questo, per tanti anni, abbandonare costosissime supercar al termine delle mie prove non mi lasciava traumatizzato o con inconsolabili rimpianti: avevo nel box una Honda S2000 ad aspettarmi, che sapeva regalarmi un coinvolgimento e un bombardamento sensoriale non lontani da quelli delle supercar vere e proprie, ma a una frazione del prezzo e a velocità molto più basse.

CINQUANTA SFUMATURE DI... SGUMMA Poi, chiaramente, tra il bianco e il nero ci sono milioni di sfumature ed è persino difficile dare una definizione precisa di supercar. Clarkson ha scritto ciò che ha scritto per sottolineare le virtù della Alfaholics GTA-R290, un'Alfa Romeo storica profondamente rimodernata da ben 270.000 euro. Non basta questo a renderla super? Per molti una Porsche Cayman è già una supercar, o quasi, e un'Alfa Romeo 4C o un'Alpine A110 hanno dimostrato di reggere bene il confronto in termini di piacere di guida, dopotutto. Dove sta il confine tra sufficiente, ottimale ed esagerato? Se avete una risposta, vi prego di condividerla, ma c'è un'altra possibile chiave di lettura. Non sarà che Clarkson e Rohrl stanno semplicemente diventando troppo vecchi e io non sono mai diventato abbastanza ricco?


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