Autore:
Lorenzo Centenari

E IO PAGO Tra gli Stati Uniti e il Gruppo FCA è amore e odio. Se il bilancio 2018 abbonda di segni più, Fiat Chrysler lo deve in buona parte al boom di vendite dei marchi Jeep e RAM a casa propria. Se tuttavia i conti non sono ancor più splendidi, la ragione ha sempre origine negli Usa, il Paese delle opportunità e delle...penalità. Del valore di 77 milioni di dollari, circa 68 milioni di euro, la sanzione che lo scorso anno il Costruttore ha versato nelle casse federali. Stavolta il dieselgate non c'entra: stavolta la colpa è quella di aver disatteso con la propria gamma, nel corso del 2016, la cosiddetta CAFE (Corporate Average Fuel Economy), cioè di aver oltrepassato i limiti di consumo medio di carburante, allora fissato a 35,5 miles per gallon (6,6 l/100 km).

PER UN PUGNO DI SUV Target mancato, quindi mano al portafogli. FCA ha già saldato il debito di 77 milioni di USD con le autorità nel corso del 2018. Il Gruppo ottempera ai propri doveri di cittadino, ma non manca di sottolineare quanto gli standard imposti dall'allora amministrazione Obama siano eccessivamente duri. In particolare, a favorire lo straripamento dei consumi medi della gamma FCA sarebbe stato il passaggio da una classificazione ad un'altra di una determinata classe di veicoli. Nel senso che dalla categoria dei trucks, per la quale la National Highway Traffic Safety Administration impone in termini di efficienza energetica norme lievemente meno rigide, auto come Dodge Journey, Jeep Cherokee, Jeep Grand Cherokee e Jeep Patriot sarebbero state da un bel giorno in avanti incasellate come passenger cars. Sporcando così la media consumi della flotta in generale.

L'APPELLO Non è solo FCA, in ogni caso, a dover far fronte negli Stati Uniti a un quadro normativo che in tema di emissioni è peggio di uno sceriffo. È l'intera industria dell'auto a lamentare standard eccessivi, e a fare pressione sul Governo Trump affinché riveda la tabella di marcia, un percorso cioè che imporrebbe alle Case di far scendere i consumi fino a 50 mpg (4,7 l/100 km) entro il 2025. Dalla Casa Bianca, segnali di apertura. Mitigare i target andrebbe a beneficio anche degli automobilisti stessi: minori consumi, uguale tecnologie più sofisticate (AdBlue, SGR, etc), uguale costi finali maggiori. In sostanza, un appello: mobilità sostenibile sì, ma per gradi,


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