Autore:
Lorenzo Centenari

IN MEDIA STAT VIRTUS Un colpo al cerchio e un colpo alla botte. E un colpo alla proposta della Commissione, che per il 2030 aveva individuato un target di riduzione nell'ordine del 30%, poi cresciuto al 35%. La media delle emissioni di CO2 della gamma dei Costruttori auto dovrà calare entro quella scadenza del 37,5%, cioè una soglia intermedia tra le intenzioni dell'Europarlamento (che alzava la posta fino al 40%) e quelle dell'organo esecutivo dell'Unione europea. Parametro di riferimento, i 95 g/km di CO2 stabiliti come limite per il 2021. Traguardo intermedio al 2025, infine, del -15%.

SCIOPERO DELLA FAME Tutto è bene quel che finisce bene, anzi no. Tutti scontenti. Protestano le associazioni ambientaliste, che invocavano misure ancor più severe, si lamentano inoltre i marchi auto, secondo i quali gli obiettivi di Bruxelles sono irrealistici. Nell'attesa che la misura venga votata sia dal Consiglio europeo, sia dal Parlamento europeo in sessione plenaria, l'Acea contesta come il target sia "appoggiato esclusivamente da ragioni politiche, senza tener conto delle realtà tecnologiche e socio-economiche. I membri dell'Acea - sostiene il segretario generale Erik Jonnaert - sono già impegnati a ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 dei propri modelli, tuttavia gli obiettivi prefissati sono per l'industria estremamente impegnativi da raggiungere".

MISURA PREMATURA Affinché il traguardo sia raggiunto, mancano, secondo l'Associazione europea dei costruttori auto, sia una rete capillare di ricarica e di infrastrutture di rifornimento, sia politiche sociali in grado di attutire le conseguenze negative per l'intero settore, soprattutto sui 13,3 milioni di lavoratori dell'intera filiera automotive. L'Acea auspiace perciò che la politica" agisca rapidamente e presenti piani concreti per gestire questa transizione occupazionale e professionale in modo adeguato e accettabile per al comunità".


TAGS: acea emissioni CO2 Unione Europea mobilità sostenibie