MISSIONE COMPIUTA La scomparsa di Sergio Marchionne, la cessione di Magneti Marelli, diverse grane negli Stati Uniti con clienti (richiami) e autorità (disputa diesel). Nonostante tutto, FCA Group archivia il 2018 con numeri di tutto rispetto, soprattutto superiori a un anno prima. Bersaglio centrato su tutta la linea: quella delle vendite (+2%), del fatturato complessivo (+4%), dei guadagni netti (+3%), infine dell'indebitamento, ora azzerato e sostituito da una liquidità industriale di 1,9 miliardi di euro. Il 2019? Sempre di crescita, ma di proporzioni inferiori. La comunità finanziaria non gradice: a Piazza Affari il titolo Fiat sprofonda (sessione chiusa a -12,2%, cioè a 13,38 euro per azione), venendo più volte sospeso per eccesso di ribasso.

GUADAGNI SU, DEBITO GIÙ Le cifre in dettaglio. Nel 2018 le consegne globali complessive di FCA ammontano a 4.842.000 veicoli, in aumento di 102.000 unità rispetto al 2017. A trascinare la crescita è soprattutto il Nord America (+10%), mentre in Europa e in Cina le vendite registrano una frenata rispettivamente del 3% e del 28%. Ricavi netti a 115,4 miliardi di euro, a loro volta in aumento del 4% (+9% a parità di cambi di conversione), EBIT adjusted a 7,3 miliardi di euro, in rialzo del 3% (+9% col cambio), con margine in calo di 10 punti base al 6,3%. L'utile netto adjusted consiste di 5,0 miliardi di euro, in progresso del 34% (+41% a parità di cambi), l'utile netto cresce infine a 3,6 miliardi di euro, cioè del 3% (+12% col cambio). Liquidità netta industriale a 1,9 miliardi di euro, una decisa inversione di tendenza rispetto all'indebitamento netto industriale di 2,4 miliardi di euro di fine 2017. Approvano le agenzie di rating: nel quarto trimestre 2018, Fitch ha alzato la valutazione sul debito a lungo termine di FCA a Investment Grade, da BB a BBB-. L'outlook si conferma stabile.

2019 IN CHIAROSCURO Come detto, unica nota stonata del bilancio 2018 sono le proiezioni 2019. FCA stima un utile operativo adjusted superiore ai 6,7 miliardi di euro con un margine oltre il 6,1%, mentre il il mercato si aspettava un dato a 7,6 miliardi. Sono inoltre previsti flussi di cassa industriali inferiori agli 1,5 miliardi di euro, un dato sotto i 4,4 miliardi del 2018 e dovuto, secondo il Gruppo, a "maggiori investimenti ed esborsi per penali e altri costi in relazione alla definizione delle pendenze in materia di emissioni sul diesel negli Usa". Considerato il ruolo primario di Jeep e RAM nelle economie di Gruppo, nel bene e nel male il destino di Fiat Chrysler si decide sempre più sull'altra sponda dell'Atlantico.


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