Il Ceo Manley: "Rischio stop per una fabbrica in Europa". Cioè in Italia. Oltre a Melfi, quali altri siti devono temere il fermo?
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CONTAGIATI Innanzitutto, niente panico: ne circola già in dosi sufficienti. Tuttavia abbiamo una fonte che è credibile, perchè proviene da Mike Manley in persona: tra fine febbraio e inizio marzo, sostiene preoccupato il Ceo di FCA, il Coronavirus potrebbe mettere a repentaglio l'attività di uno degli stabilimenti ''europei'' del Gruppo. Fatta eccezione per Tychy, la fabbrica polacca dove nascono Fiat 500 e Lancia Ypsilon, e per Kragujevac, casa della monovolume 500L, Fiat Chrysler non possiede in Europa altri complessi produttivi al di fuori dell'Italia. A quale plant si riferisce Manley? Le piste principali sono due.
REAZIONE A CATENA La Cina è la nazione al mondo che produce la maggiore quantità di batterie per auto elettriche, settore che FCA si appresta ora a frequentare sia con nuova 500e, la prima full electric del Lingotto, sia con la coppia di modelli Jeep a propulsione plug-in hybrid, vale a dire Renegade 4xe e Compass 4xe (oltre che in forma più soft con nuove Panda e 500 con tecnologia mild hybrid). Gli accumulatori al litio di ambedue le Jeep plug-in sono di origine LG Chem, divisione del colosso coreano dell'hi-tech che proprio in Cina ha due maxi-stabilimenti. L'epidemia del virus ha causato ad LG un forte contraccolpo, tanto che la compagnia rinuncerà a partecipare al prossimo Mobile World Congress di Barcellona.

BALLOTTAGGIO La preoccupazione è che la fabbrica che cita Manley sia perciò quella di Melfi, dove Renegade e Compass ibride plug-in prendono forma. Produzione ferma in Cina, niente carichi di provenienza dall'Estremo Oriente, niente batterie, almeno momentaneamente. Sempre in riferimento alle forniture di componentistica di origine cinese: l'altra sospettata è Mirafiori, il sito cioè dove nel prossimo futuro entrerà a regime l'assemblaggio di Fiat 500 elettrica. Solo ipotesi, che tutti ci auguriamo vengano smentite. E che il percorso FCA nel mondo dell'elettrificazione non subisca alcuna interruzione.
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.



