Pubblicato il 24/06/21

ELETTRO-ROADSTER? Il futuro dell’auto sarà sempre più elettrico. La strada ormai è segnata e con buona pace degli irriducibili Petrolhead, le grandi Case automobilistiche stanno prendendo progressivamente le distanze del motore a combustione interna tradizionale. Di recente, Mazda ha lanciato sul mercato la sua prima BEV (Battery Electric Vehicle) - la MX-30 - un SUV coupé dalle linee audaci, alimentato da una batteria al litio compatta da 35,5 kWh. A fronte di un piano strategico che nel prossimo futuro vedrà il debutto sul mercato di 5 modelli ibridi, 5 plug-in hybrid e 3 nuove full-electric made in Hiroshima, i tanti estimatori del marchio si stanno domandando quale sarà il destino finale dell’intramontabile MX-5 Miata (qui la nostra prova).

Mazda MX-30 in carica

PROGRAMMA AMBIZIOSO Sebbene il quesito non abbia ancora una risposta certa, le scelte strategiche annunciate dal Gruppo ci aiutano a fare un po’ di luce sul futuro della mitica roadster jap. Come noto il piano di Mazda punta alla piena elettrificazione della gamma entro il 2030. Ciò non significa però che l’intera line-up sarà costituita esclusivamente da modelli full-electric. Quest’ultima sarà infatti composta per il 25% da BEV e per il restante 75% da modelli ibridi. Pertanto - stando alla roadmap delineata da Mazda - se la MX-5 vivrà oltre il 2030, sarà necessariamente ibrida o in alternativa full-elettric.

Mazda MX-5: posteriore

IBRIDA O FULL-ELECTRIC? In effetti, stando a quanto dichiarato dal Senior Managing Executive Officer Mazda, Ichiro Hirose, la Miata rientrerebbe a pieno titolo nel programma di elettrificazione del Gruppo. Hirose non ha però specificato il tipo di powertrain che equipaggerà la nuova MX-5. Se dovessimo affidarci alla logica, la scelta più razionale sarebbe proprio quella dell’ibrido (mild, o perché no, plug-in). Non c’è dubbio che la proverbiale leggerezza della Miata sia stata una delle doti che ne hanno plasmato il successo planetario. Per la giapponesina, l’ibrido sarebbe dunque l’opzione più ovvia, in quanto batterie di taglia più piccola (rispetto alle più massicce delle BEV) significherebbero meno peso aggiuntivo. L’ultima parola spetta comunque a Hiroshima, che senza dubbio riuscirà ancora a stupirci, così come fece in quel lontano 1989.


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