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Jaguar C-XF


Avatar Redazionale , il 04/01/07

14 anni fa - Prove generali di berlina sportiva

Il Giaguaro affila gli artigli e si prepara a sferrare un attacco nel segmento delle berline sportive di lusso. I tempi dell'operazione sono ancora da definire ma, a giudicare da questo prototipo, i lavori sono a buon punto.

ALLA RISCOSSA Agli inglesi della Jaguar lo strapotere dei tedeschi nel settore delle grandi berline non va proprio giù. Memori dei fasti di un tempo,stanno lavorando duro per tornare a giocarsela alla pari con i primi della classe. In occasione del Salone di Detroit, che apre a giorni i battenti, sarà possibile fare il punto della situazione su uno tra i progetti più importanti per il futuro prossimo della Casa inglese. Sulla passerella americana sfilerà infatti la C-XF, concept (è questo il senso della C...) che prefigura la XF prossima ventura, erede designata dell'attuale S-Type.

GIOCO DI SQUADRA La linea della C-XF è frutto del gioco di squadra di Julian Thomson, capo dell'Advanced Design, e di Ian Callum, responsabile dello stile della Casa e già padre di sportive di grido, come la XK e l'Aston Martin DB9. Non quindi un caso che il nuovo prototipo s'ispiri proprio a questi modelli per svolgere in modo atletico e filante il tema della berlina moderna. Degni di una coupé sono soprattutto la forma attillata del padiglione, che gira svelto sopra le teste dei passeggeri, e la coda muscolosa.

A PIENI POLMONI La carrozzeria vive sul contrasto tra superfici concave e convesse ed è segnata da prese per l'aria fresca e sfoghi per quella calda. Di grande effetto sono soprattutto le due "narici" da vero giaguaro che si aprono alla base del parabrezza, utili a far respirare a pieni polmoni gli 8 cilindri a V del motore 4.2 Supercharged da 420 cv e 500 Nm. Nel frontale passato e futuro viaggiano a braccetto. Ai lati ci sono avveniristici proiettori dal taglio elaborato mentre, al centro, la calandra cromata e prominente richiama alla memoria le prime XJ.

VEDO DOPPIO Nell'abitacolo le parole d'ordine sono minimalismo e pulizia delle forme. I sedili sono quattro, singoli, con i posti posteriori quasi ricavati in apposite nicchie. La plancia ha pochissimi comandi. Le maniglie delle porte sono a scomparsa e appaio solo quando una mano si avvicina al pannello portiera. Anche il cambio gioca a nascondino, comandato da una manopola incassata nel massiccio tunnel centrale, che si svela ogni volta che si avvia il motore. Non meno spettacolare è lo schermo del navigatore che, grazie a un sistema chiamato DualView, promette di offrire al pilota e al suo secondo due diverse immagini contemporaneamente. Come al solito, tuttavia, molte di queste diavolerie resteranno fuori dalla catena di montaggio.


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Pubblicato da Paolo Sardi, 04/01/2007
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