Prova su strada
Seat Leon Cupra 290

Seat Leon Cupra 290

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Autore:
Marco Rocca

CACCIA AL PRIMATO Il segmento delle hatchback con il pepe sulla coda è spesso argomento di animate chiacchierate tra amici. Si mettono sul piatto della bilancia la potenza, il peso, il tempo al Ring (da sempre motivo di vanto), il motore turbo o aspirato, la trazione anteriore o integrale e chi più ne ha più ne metta. Insomma essere la prima della classe è anche una questione d’immagine. Così, dopo le ultime uscite firmate Honda, Volkswagen, Audi (in attesa di vedere Renault e Opel), è la volta di Seat che ha dato una leggera rinfrescata alla già performante Leon Cupra 280.

PRESTO DETTO Senza girarci troppo attorno, ecco i numeri della Cupra 290. Il propulsore rimane lo stesso del modello precedente, ovvero il 2.0 litri turbo ma ora ha 10 cavalli in più per un totale di 290 puledri tondi tondi. Immutato il valore di coppia massima che, come prima, si attesta a 350 Nm. La novità è che ora la coppia è spalmata lungo una fascia d’utilizzo più ampia che va da 1.750 a 5.800 giri al minuto.

VIVA IL MANUALE Le opzioni per il cambio sarebbero due: manuale a 6 marce (di serie) o doppia frizione DSG. Sia con l’uno sia con l’altro, lo 0-100 sarà sempre sotto i 6 secondi (5,8 il manuale – 5,7 con il DSG). Ho usato il condizionale perché sul mercato italiano l’unica possibilità è il doppia frizione. Scelta tutt’altro che biasimabile visto che, numeri alla mano, la quasi totalità delle Leon Cupra precedenti è stata richiesta con il doppia frizione.

NUOVO SCARICO Agli aficionados farà piacere sapere che gli uomini del reparto sportivo Seat hanno lavorato anche sull’impianto di scarico. Sviluppato per la 3 e la 5 porte, suona più cattivo. Nulla di sguaiato, sia chiaro, solo un po’ più profondo e presente in abitacolo. Oltre all’aspetto ludico (sempre fondamentale), il nuovo impianto è più leggero consentendo anche una minore pressione dei gas in uscita a tutto vantaggio delle prestazioni.

SOTTO GLI OCCHI All’esterno non è cambiato praticamente nulla rispetto alla Cupra 280. Molto belli i cerchi da 19 pollici con finitura bicolore titanio che celano pinze firmate Cupra di un bel rosso vivo. Senza dimenticare l’immancabile spoiler posteriore, gli specchietti con gusci neri e l’assetto ribassato di 25 mm rispetto alla Cupra vulgaris. Insomma cattiva sì ma con una certa compostezza.

NON SI SCIVOLA Anche dentro non ci sono stati stravolgimenti degni di nota. Sportivissimo il volante tagliato in basso, la pedaliera in alluminio e i sedili in pelle e Alcantara che evitano di scivolare nelle frenate più poderose. Discutibile la scelta della banda bianca laterale (ripresa anche sugli sportelli) ma sono gusti. Piuttosto sono vivamente consigliati i sedili avvolgenti (optional da 1.320 Euro). Se sportiva deve essere…

NIENTE ARANCIO Se vi piace bella incarognita allora non si può non prendere in considerazione il Performance Pack Black. Dietro il breve scioglilingua si nascondono pinze firmate Brembo, minigonne laterali e cerchi più ganzi – direbbero i Toscani - che calzano, udite udite, pneumatici Michelin Pilot Sport, ovvero semi slick omologati per la strada. L’unica cosa da sapere a questo punto, è che in Italia il tutto arriverà in color nero. Quei fantastici cerchi arancio che vedete in foto non figurano nel catalogo nostrano.

UNA PER TUTTI Strano a dirsi per un’auto di queste prestazioni, ma uno dei punti di forza della Leon Cupra 290 è il prezzo. Che la scegliate 3 porte SC, 5 porte o wagon ST il prezzo rimane quello: 35mila Euro. Se poi consideriamo che di serie c’è tutto e anche di più, allora il rapporto qualità/prezzo inizia a farsi mooolto interessante.

PIATTO RICCO Su tutte troviamo una dotazione standard che comprende fari full Led e il Cupra Drive Profile, che permette di cucirsi addosso l’auto in base alle preferenze. Non manca un bel differenziale autobloccante meccanico con giunto a lamelle ma controllo elettronico, lo sterzo progressivo e la regolazione attiva dell’assetto DCC. Senza dimenticare il capitolo infotainment con schermo da 6,5 pollici tecnologia Mirror Link e uno impianto stereo con 10 casse che suono un gran bene.  

COMPITO ARDUO Bè confesso che non è stato facile cogliere al primo colpo le differenze con il modello precedente. In fondo 10 cavalli sono un’inezia e la Cupra 280 andava già fortissimo. Però, però…

UNO DEI MIGLIORI Anche in questa sua ultima declinazione, che ne fa la Leon Cupra più potente di sempre, il 2.0 TSI si conferma in forma smagliante. Fluido quanto regolare ai bassi, allunga il passo in modo imperioso, con una progressione senza buchi o esitazioni. Quanto mi piace. 

DSG I LOVE YOU Il cambio automatico DSG a doppia frizione, come detto, è l’unica opzione possibile, ma come si fa a non amarlo? Anche il più tradizionalista degli automobilisti dovrà ricredersi davanti alla delicatezza delle cambiate quando si pela il gas in città, e alla velocità di un AK-42 quando si snocciola una marcia dietro l’altra. L’unico appunto è di non avere una modalità manuale vera e propria, senza ingerenze dei chip che ogni tanto mettono il becco.

E IL MANUALE? Già che c’ero però non mi sono fatto scappare l’occasione di provare a cambiare alla vecchia maniera, ho provato il manuale a 6 rapporti. I tre pedali sono ben distanziati e permettono di lavorare bene con i piedi. Quanto alla leva, confesso che mi sarebbe piaciuto trovare un comando un filo più contrastato, insomma più da sportiva. Al di là di questo, fare il punta tacco o la doppietta rimane tra le cose più appaganti alla guida di una sportiva come questa. 

CHE GOMME! La versione in prova monta il Pack Performance, ciò vuol dire che tra me e l’asfalto ci sono le semi slick Michelin Pilot Sport Cup. Il limite dell’aderenza si è spostato molto più in alto rispetto a un pneumatico per così dire tradizionale e la Cupra 290 trova la sua forma ideale. La butto in curva con cattiveria ma nonostante la velocità, la berlina spagnola non fa una piega.

IL DIFFERENZIALE CHE FA LA DIFFERENZA Poi c’è l’ottimo lavoro svolto dal differenziale autobloccante, che consente di scaricare a terra la potenza senza che il muso parta per la tangente. Non è stato facile mettere in crisi l’assetto della 290, davvero. Anche alzando il piede in piena curva le reazioni sono sempre composte. Qualche accenno al sovrasterzo ma nulla più. Insomma la Cupra 290 frena forte, accelera ancora di più, ha un rombo entusiasmante e un assetto superbo ma è così maledettamente efficace su strada che alla fine mi rendo conto che mi manca quel tuffo al cuore che vorrei. 


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