Autore:
Paolo Sardi

LA SOPRAVVISSUTA "C'erano una volta molte piccole coupé...". Potrebbe iniziare così la storia della Hyundai Coupe (vezzosamente senza accento), una tra le poche sopravvissute alla estinzione quasi completa di un'intera nicchia di mercato. Un fenomeno per certi versi simile alla scomparsa dei dinosauri, salvo il fatto che di glaciazioni o della caduta di meteoriti, nel mondo dell'automobile, non si ha alcuna notizia... Qui la causa principale andrebbe ricercata più nello scoppio della moda delle coupé-cabriolet, più ammiccanti e fascinose, con la loro possibilità di viaggiare scoperte.

CONTROCORRENTE Incurante di quello che hanno fatto le altre Case, la Hyundai non solo ha mantenuto a listino la sua sportiva ma l'ha anche recentemente rinnovata, dandole una veste più importante. Rispetto al passato la sportivetta coreana si è levata di dosso l'aria da "vorrei ma non posso" per affermare una sua identità e una sua dignità. In fondo, se a listino c'è pure la 1.600, sulla stessa carrozzeria sono disponibili anche motori 2.0 e 2.7 e a certa clientela bisogna offrire una immagine adeguata.

BEN FATTA Nel suo piccolo, la Coupe ha una discreta grinta, con untaglio a cuneo messo in risalto da una nervatura che segna tutta la fiancata. L'abitacolo è ben curato. La plancia, in particolare, è realizzata in morbido schiumato ma anche i particolari realizzati in plastica rigida soddisfano tanto alla vista quanto al tatto. Sul fronte dell'abitabilità, chi siede davanti può andar via bello soddisfatto mentre i posti posteriori sono giusto di fortuna.

2+2 La definizione di 2+2 è quella più realistica, perché parlare di quattro posti qui è piuttosto azzardato. Lo spazio manca in particolare in altezza, a causa della forma spiovente del padiglione e del lunotto. Per contro, la loro lunghezza assicura un ottima capacità di carico al bagagliaio, che, con 418 litri, ha ben poco da invidiare anche a molte berline compatte.

CHEESE Se la Coupe 1.600 non si presta bene a un impiego a 360° è più che altro per le scelte fatte in materia di trasmissione. Per regalare un po' più di vivacità al motore 1.600 da 105 cv, gli ingegneri coreani hanno adottato un cambio dai rapporti molto corti, che in autostrada fa frullare i pistoni a 4.000 giri prima che sia necessario mettersi in posa per la foto all'autovelox. Il risultato è che la rumorosità diventa alla lunga fastidiosa, costringendo ad alzare il tono della conversazione o della radio oppure a ridurre l'andatura.

ROVESCIO DELLA MEDAGLIA Il lato buono della cosa è rappresentato da un'ottima elasticità in ripresa, visto che su strade extraurbane è possibile dimenticarsi del cambio per lunghi tratti. Grazie allo stratagemma delle marce, il motore fa una discreta figura anche in accelerazione, nonostante resti un po' sottodimensionato in rapporto alla stazza della Coupe. Chi soffre di frequenti pruriti al piede destro farà comunque bene a orientarsi sulle versioni di maggior cilindrata, da 2 e 2,7 litri.

DOCILE E UBBIDIENTE Pronto a reggere anche le maggiori potenze di questi motori, il telaio gestisce in tutta tranquillità la cavalleria di questa Coupe, senza nemmeno dover far ricorso a una taratura troppo sostenuta. Le sospensioni filtrano piuttosto bene buche e avvallamenti senza per questo lasciare spazio a rollio e beccheggio in curva. Docile ai comandi di uno sterzo leggero, questa Hyundai ha reazioni sempre omogenee e prevedibili.


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