Autore:
Marco Rocca

NESSUN COMPLESSO La Dacia Duster ha poco da invidiare alle sue concorrenti. E’ vero, stiamo parlando di un’auto che si colloca in una fascia di prezzo decisamente più bassa rispetto alla 500X e alla Renegade; detto questo, però, la Duster fa tecnicamente tutto quello che fanno le rivali. Di spazio ce n’è in abbondanza, sia in abitacolo, per 5 persone, sia per i bagagli nel bagagliaio. Non solo, per meno di 20.000 euro ci si porta a casa anche una bella trazione integrale che per la settimana bianca non guasta mai. Ma facciamo il punto più nel dettaglio. La Duster della nostra prova è nel nuovo allestimento Titan, l’ultimo di una trilogia di serie limitate numerate e con una grafica dedicata. Di serie ci sono cerchi in lega, Pack Look, vetri elettrici (anteriori e posteriori), volante in cuoio e vernice metallizzata Nero Nacrè sul tetto. Forse la scritta a carattere cubitali sulla fiancata non sarà il massimo dell’eleganza, ma chissà che un domani, vista la tiratura di soli 100 esemplari, non abbia un riscontro sul mercato dell’usato.

I NUMERI CONTANO Pronostici sulle quotazioni a parte, la Titan è una Duster in tutto e per tutto e per questo non ha bisogno di tante presentazioni. Sul mercato dal 2010, ha ottenuto consensi inaspettati anche per la stessa Dacia. Basti pensare che nel solo 2014, le vendite di questo modello sono quasi raddoppiate rispetto all’anno precedente. Detto questo, a bordo della Duster si ha tutto ciò che serve, solo in forma semplificata rispetto alla concorrenza. Il quadro strumenti, per esempio, è vecchio stampo, i comandi della climatizzazione sono solo manuali e non ci sono i comandi al volante (perché in realtà sono dietro nel classico stile francese). Non ci sono i tergicristalli automatici né i fari che si accendono all’imbrunire. Radar anticollisione nemmeno a parlare, così come i costosi fari allo Xeno o led. Quel che non c’è non si può rompere diceva mio nonno. Scherzi a parte chi acquista una Duster sa che non troverà nessuna di queste cose, perché è la semplicità a vincere.

MOTORE PICCOLO, EPPURE Se a tutto ciò aggiungiamo un motore poco assetato, allora il gioco è fatto e guarda caso il piccolo 1.5 dCi da 110 cavalli è proprio la quadratura del cerchio. Ogni volta che mi capita di provarlo mi sorprende sempre. Brioso, pronto all’acceleratore, silenzioso e con poche vibrazioni, questo 1.5 regala un bel piacere di guida. Complice un cambio dalla rapportatura corta (la prima marcia è stata pensata per il fuoristrada, evitando così le ridotte), fa godere di una spinta davvero niente male. In autostrada, però, emergono i limiti di una struttura (mi riferisco a quella dell’abitacolo) non particolarmente curata in fatto di insonorizzazione, con il risultato che il livello di rumore è decisamente più alto rispetto alle rivali più altolocate. Anche lo sterzo mostra un po’ il fianco se parliamo di precisione e prontezza nel riallineamento, ricordandomi più quello di una vecchia fuoristrada che di un moderno SUV. Ma la Duster è così, prendere o lasciare.

AMA SPORCARSI Per contro, però, vista la sua connotazione, se vogliamo più fuoristradistica che da crossover, ci si può togliere più d’una soddisfazione quando si lascia la striscia nera d’asfalto. L’altezza da terra c’è, cosi come angoli d’attacco e d’uscita molto favorevoli (29,3 e 34,9 gradi). La trazione integrale firmata da Nissan (non serve aggiungere altro...) fa il resto. Tre le modalità selezionabili: 2WD (trazione anteriore), Auto (la ripartizione della trazione si gestisce da sola tra asse anteriore e posteriore) e infine Lock che blocca il differenziale per il 50 e 50. Credetemi: basta questo e buone gomme invernali (vista la stagione) per arrivare ovunque con tutta la famiglia e i bagagli del caso. Il guanto di sfida alle rivali è lanciato.


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