Pubblicato il 17/04/20

UN TEAM, UN PILOTA Una suggestione, più che una proposta vera e propria, quella avanzata nei giorni scorsi da Gigi Dall'Igna, direttore sportivo della Ducati, in un'intervista a La Stampa. Al fine di tornare a far muovere il carrozzone della MotoGP con un notevole contenimento dei costi da parte dei team, Dall'Igna aveva ipotizzato di portare una sola moto per ogni pilota (come in Superbike), escludendo dunque il muletto: in poche parole se un pilota cadesse nel corso del weekend, o i meccanici sono in grado di rimettergli a posto la moto, oppure è fuori dai giochi. L'idea non è però piaciuta agli altri costruttori che l'hanno rigettata al mittente senza troppi complimenti.

GP Italia 2019, Mugello: Andrea Dovizioso (Ducati)

YAMAHA CONTRARIA A rispondergli Massimo Meregalli, capo del team Yamaha: ''Personalmente sono conrario a questa proposta perché le moto sono già pronte, è vero che puoi risparmiare qualcosa sulle componenti, ma quando si tratta di investimenti lo vedo più come un problema che come un vantaggio. Non mi piace l'idea di perdere una sessione a causa di una caduta, potrebbe compromettere molto, sia tecnicamente che in termini di spettacolo, dovremmo trovare altri modi''.

Valentino Rossi (Yamaha)

TAGLIO DEL PERSONALE Un'altra proposta è stata quella di Pit Beirer, direttore del reparto corse KTM, che durante un'intervista rilasciata a Speedweek ha avanzato l'idea di un limite massimo di meccanici per moto, affermando che il suo team è in grado di lavorare anche con quattro unità per pilota. Questa soluzione potrebbe rappresentare un passo in avanti sulle norme di sicurezza all'interno dei box, riducendo il numero degli assembramenti. Proprio lavorando in tale direzione, l'IRTA ha inviato ieri una lettera ai team chiedendo di compilare un form e di indicare un numero minimo di persone per provare a organizzare alcuni eventi a porte chiuse, escludendo membri dell'hospitality e PR.


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