Test Drive

Suzuki Bandit 1250


Avatar Redazionale , il 10/01/08

13 anni fa - La scelta ragionata

Maxi naked mai abbastanza apprezzata in Italia, la Bandit grossa ha invece moltissime frecce al suo arco. Primo fa tutti il prezzo.

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BUON ANNO
Il 2008 inizia bene. Aumento del petrolio, delle bollette, della farina, del pane, dell'acqua eccetera. Insomma, pare proprio che appena fatto il brindisi di capodanno siamo diventati subito tutti un po' più poveri. Logico quindi che, dovendo raschiare il fondo del portafogli per l'acquisto di una moto, anche se questa è la nostra grande passione, magari si guardi con un po' più di attenzione la voce "prezzo" cercando magari tra i saldi, dato che è proprio il periodo giusto... Scorri la colonnina e ti fermi quasi in fondo al listino, alla lettera "S", prezzo 8.550 €, l'indice scorre verso sinistra si ferma alla colonna della cilindrata: 1.255. Possibile? Avranno senz'altro sbagliato.

SALDO E invece no, la Suzuki Bandit 1.250 costa veramente così e non è nemmeno in saldo. Per quei fatidici 8.550 € avrete per le mani una naked con una meccanica moderna, iniezione elettronica, Euro3 con perfino l'ABS. Insomma se si dà retta alla ragione non si trova un singolo buon motivo per non prenderla in considerazione. Infatti, non è un caso che la dove la moto si acquista più con la testa che con il cuore il Bandito Suzuki sia sempre stato un successo commerciale.


IL CUORE E LA RAGIONE
In Italia però il mercato segue altri ragionamenti e la Suzuki viene spesso snobbata, anche se, soprattutto a partire dalla penultima edizione, la Bandit è una ottima moto e a parer mio, nella colorazione all black (le altre disponibili sono quella verde della foto e una tutta grigia) è anche bella. Così è anche per quest'ultima versione che si presenta nuova come non lo era da anni.

CILINDRI PELATI Perché, se fino ad oggi la Bandit andava avanti aggiornandosi più che altro nei dettagli, con l'arrivo della scure Euro 3 anche il motore ha dovuto essere rifatto. Così, bye bye alette, il motore SACS raffreddato aria olio, vera pietra miliare Suzuki degli anni 80-90 (un mulo indistruttibile con cui percorrere milioni di chilometri) ha lasciato spazio ai clindri "calvi" di un più moderno quattro cilindri raffreddato a liquido. Che, nel caso della big Bandit (esiste anche la 650) è cresciuto anche di qualche centimetro cubo passando da 1.157 agli attuali 1.255 cc.

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STESSI CAVALLI MA PIÙ COPPIA
L'intervento non è arrivato tanto per portare più cavalli (al nostro banco ne abbiamo trovati 108 a 7.750 giri) ma soprattutto ad aumentare ulteriormente la coppia che adesso arriva  a 11,85 Nm a soli 3.750 giri, mantenendosi oltre quota 11 Kgm fino ai 7.000 giri, come dire, volendo la Bandit può tirare anche l'aratro.

SESTA PERCHÉ? Proprio per questo può essere considerato del tutto inutile l'arrivo della sesta marcia, con un motore così ne bastavano 4. Oltre a questa importante modifica, la Bandit mantiene intatto il family feeling con la precedente versione, con cui condivide l'estetica ma anche quasi tutte le soluzioni tecniche, forcellone in alluminio compreso, anche se il telaio guadagna tubi di diametro maggiorato (+ 10% di rigidità torsionale), e le sospensioni perdono qualche regolazione (solo il precarico per il mono e forcella).


BEN DOTATA
Ma, francamente, a quel prezzo è proprio impossibile pretendere di più, soprattutto perché alla voce "di serie" sulla Bandit troviamo anche il cavalletto centrale, leve regolabili nella distanza, frizione idraulica, la sella regolabile (due posizioni 78,5 80,5 cm), l'ABS e finiture di ottimo livello.

MODERNARIATO Criticabile, a mio parere, solo la soluzione adottata per la strumentazione, va bene la volontà di lasciare il doppio strumento di tipo classico, ma l'inserimento brutale del display (comunque completo) nell'orologio esistente mi lascia molto perplesso e non fa un bellissimo effetto.

BADA AL SODO La Bandit è la classica moto pragmatica, che non si lancia voli pindarici ma promette tutto ciò che mantiene e si rivela compagna affidabile per ogni tipo di uso. In sella ci si sta bene, la seduta è comoda e promette guida in relax, anche se la curva del manubrio (un po' troppo stretto e piegato all'indietro alla lunga stanca un po' i polsi) non mi convince del tutto, creando anche un minimo di pesantezza nelle svolte lente.


SUL VELLUTO
Poi, appena si inizia a prendere un filo di velocità la Suzukona fila via in perfetto soupplesse con un motore burroso e farcito di coppia come un cannolo sicliano lo è di ricotta. Pochi giri tanta strada, spinta sempre, il funzionamento di questi 4 cilindri di grossa cilindrata è sempre estremamente piacevole. Nel caso della Bandit, le sei marce ci sono ma sono del tutto superflue, volendo vai in sesta a 1000 giri senza problemi scordandoti di cambiare anche in città.

BELLA SOTTO L'erogazione ai bassi è fantastica e il quattro cilindri, come logico, si spegne un po' oltre gli 8.000 consigliando di cambiare marcia, anche se volendo si può indugiare fino ai 10.000 giri del limitatore. La ciclistica non è meno intuitiva dell'uso del motore, la Bandit non è la moto più maneggevole del mondo, ma credo che un 1.200 più facile da usare sia difficile da trovare. La Bandit (anche grazie alla sella assolutamente bassa) offre confidenza immediata a chiunque e su strada si riescono a tenere ritmi più che brillanti con anche buoni limiti di piega.

TARATURA SOFT Le sue sospensioni, tarate in modo turistico, hanno il grado di assorbimento ideale per le nostre strade disastrate, anche se ovviamente quando si forza un po' il ritmo accusano una certa morbidezza, soprattutto della forcella, ovviabile comunque irrigidendo un po' il precarico.Nulla da ridire anche per quanto riguarda la frenata, potente a sufficienza anche per fermare i 226 kg dichiarati a secco della Suzukona. La presenza dell'ABS causa comandi un po' spugnosi ma anche in questo caso siamo nella norma.


LA PROVA AL BANCO




Pubblicato da Stefano Cordara, 10/01/2008
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