Suzuki V-Strom 650: la prova sulle montagne di Sestriere
Prova

Con la Suzuki V-Strom 650 in off-road oltre i 2.000 metri


Avatar di Danilo Chissalé , il 05/07/19

2 anni fa - Suzuki V-Strom 650: la prova in fuoristrada sulle montagne di Sestriere

Abbiamo provato in fuoristrada la Suzuki V-Strom 650 sulle montagne del Sestriere in occasione della HAT adventour Fest

ALTA QUOTA Sestriere e le sue montagne, chilometri di strade bianche a oltre 2.000 metri di quota, esperte guide, una V-Strom 650 XT. Questo il meraviglioso pacchetto offertomi da Suzuki e HAT in occasione della prima edizione della HAT Adventour Fest. All’interno della manifestazione la settima edizione di “In moto oltre le nuvole”: un evento che permette di mettere le ruote su scenografiche ex strade militari leggendarie come la via dell’Assietta, il colle Basset, il Monte Luna e tante altre guidati da esperti enduristi.

OCCASIONE GHIOTTA L’opportunità era troppo ghiotta per farmela sfuggire. Belle le montagne eh, ma la deformazione professionale ha attirato la mia attenzione sul comportamento in fuoristrada della V-Strom 650 e delle sue gomme Anlas Capra X, ideali per chi, con le moderne enduro bicilindriche, si lancia lontano dall’asfalto.

Suzuki V-Strom 650 off road Suzuki V-Strom 650 off road

OLD BUT GOLD L’enduro media della Casa di Hamamatsu è apprezzata per la sua versatilità: fedele compagna nel casa-ufficio, nella scampagnata del fine settimana o in lunghi viaggi. Merito di un pacchetto composto da prezzo contenuto (9.090 euro), prestazioni alla portata di tutti (il bicilindrico a V eroga 71 cv) e dimensioni tutto sommato contenute. La concorrenza si è aggiornata nell’ultimo periodo, arricchendosi di tanta elettronica, scintillanti schermi TFT e gadget adatti al turismo come il cruise control di serie o le manopole riscaldate.

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SI BADA AL SODO La V-Strom (per ora…) è rimasta al palo, puntando tutto su sostanza, affidabilità e piacere di guida. L’unica divagazione sul tema è il traction control, regolabile su due livelli o disinseribile. Altra pecca non trascurabile, specialmente se ci si avventura nello sterrato, è l’impossibilità di escludere l’ABS. In realtà il trucco per escluderlo c’è ed è banale: basta rimuovere il fusibile ed il gioco è fatto.

MIGLIORABILE Dopo pochi chilometri su asfalto per prendere confidenza con i ferri del mestiere – operazione immediata con la V-Stom 650 – in cui le Anlas Capra X mi hanno piacevolmente colpito, la terra ha preso il sopravvento. L’ergonomia della V-Strom 650 è più da stradale che da enduro e lo si nota subito osservando il manubrio, stretto e basso, poco adatto alla guida in piedi sulle pedane tipica del fuoristrada. Nulla d’irrisolvibile se ci si arma di pazienza e si naviga in internet in cerca di manubri e riser aftermarket.

VIA IL TC Su consiglio delle guide son partito con il traction control settato su 1, il meno invasivo. Le logiche d’intervento, però, sono tarate per lavorare bene su strada, ma in off-road il taglio della potenza è troppo invasivo se si decide di tenere un’andatura più svelta di quella di una vecchietta con bastone. Toglietelo, la V-Strom 650 ha un’erogazione brillante sì, ma mai intimidatoria, e permette di scalare pendii sconnessi a tutto gas senza preoccuparsi di parzializzare.

V-Strom V-Strom

VITA DA MODELLA Il serbatoio rastremato – in grado di contenere 20 litri di verde - si abbraccia facilmente con le cosce permettendomi di controllare con naturalezza la V-Stom quando decido di alzarmi sulle pedane. La sella ben imbottita mi permette di affrontare lo sterrato leggero tranquillamente da seduto, a tutto vantaggio del risparmio energetico.

SUL DURO Il discorso cambia se la strada, o meglio il fuoristrada, si fa più rovinato. L’escursione a disposizione non è tantissima e la taratura è un compromesso per il doppio utilizzo della V-Stom 650. In questa situazione i limiti vengono fuori… le migliori sospensioni sono gambe e braccia.

A tutto gas con la V-Strom 650 A tutto gas con la V-Strom 650

DI TRAVERSO Con “soli” 71 cavalli la V-Strom mi permette di divertirmi in tutta sicurezza. Chiudere le curve di gas è un piacere: basta applicare un po’di pressione sulla pedana interna alla curva, una manata decisa sulla manopola del gas e il posteriore disegna derapate infinite sul terreno duro dei monti piemontesi. Chiedo pubblicamente scusa per la polvere fatta respirare accidentalmente agli avventori dei sentieri in quei giorni. Davvero, ma il traverso è una pratica anti-stress raccomandata da ogni medico, se non mi credete provate.


Pubblicato da Danilo Chissalè, 05/07/2019

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