Test ride
Test ride: Suzuki GSX-S 750 Yugen Carbon 2019

Suzuki GSX-S 750 Yugen Carbon: la naked cambia look. Il test

La prova della Suzuki GSX-S 750 Yugen Carbon 2019: nuova special di serie della casa di Hamamatsu. Ecco come cambia

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Autore:
Emanuele Colombo

SPECIAL DI SERIE In principio era la Yugen: una special di serie allestita accessoriando la naked media Suzuki GSX-S750 ABS. A un anno di distanza, la casa di Hamamatsu non si limita ad aggiornare le livree, ma torna in argomento con la nuova Suzuki GSX-S 750 Yugen Carbon. Che cosa sarà cambiato? Il tema centrale è ovviamente il carbonio, impiegato per impreziosire una moto presentata a Intermot 2016 e ancora molto attuale nel design, nella meccanica e nelle emozioni. Ma andiamo con ordine...

SCARICO IN CARBONIO Lato finiture, i particolari che più spiccano sono lo scarico in carbonio, che consente di limare 2,4 kg sulla bilancia e di guadagnare 4,4 CV, e il leggerissimo porta targa in ergal macchinato dal pieno con indicatori di direzione a LED, entrambi firmati SC Project. Altri elementi distintivi sono  il copri-codino per rendere la sella monoposto e il profilato plexiglass fumé che fanno parte degli accessori ufficiali Suzuki. Tutti elementi che concorrono a esaltare grinta e sportività fin dal colpo d'occhio.

MECCANICA COLLAUDATA Non cambia invece la meccanica, che continua a puntare sul quattro cilindri da 750 cc Euro 4 di derivazione GSX-R 750 K5, capace di erogare ora quasi 120 CV, con una raportatura finale accorciata per enfatizzare la reattività di risposta. Idem per la ciclistica, che conta su una forcella Kyb rovesciata da 41 mm regolabile in precarico come il mono posteriore e freni Nissin con pinze radiali e dischi da 310 mm all'anteriore. Mancano il quickshifter, per cambiare le marce senza usare la frizione, e l'ABS di tipo cornering: la loro mancanza dà alla guida un sapore analogico e, come vedremo, estremamente gratificante.

BEN FATTA La costruzione, manco a dirlo, è impeccabile. Alla giapponese, verrebbe da dire. E una volta in sella piace ritrovare i famigliari blocchetti elettrici Suzuki, tanto ergonomici quanto intuitivi nell'uso: anche quando si tratta di regolare il controllo di trazione che prevede tre diversi livelli di intervento o l'esclusione totale. La strumentazione digitale è ordinata e chiara nelle informazioni, un po' soggetta ai riflessi, va detto, e caratterizzata da una grafica un po' old style. Che non stona, va detto, vista l'aura di grande concretezza che da sempre avvolge le moto Suzuki.

PREZZO E DISPONIBILITÀ Trattandosi di una versione particolare, sarebbe lecito aspettarsi che la Suzuki GSX-S 750 Yugen Carbon costasse più cara della normale GSX-S e anche della Yugen con scarico in titanio. Invece il prezzo è esattamente quello della Yugen (ora chiamata Titanium): 9.190 euro nelle colorazioni bianco, blu e blu/nero, oppure 9.290 euro nella versione matt black. Davvero notevole visto che compresi nel prezzo ci sono anche tutti i componenti standard: scarico normale, frecce, porta-targa, plexiglas e sellino per il passeggero. Il vantaggio cliente, ci dicono, è di circa 1.000 euro, ma al di là dei meri numeri, quello che offre la Yugen Carbon è davvero un bel pacchetto.

IN SELLA La posizione di guida, rispetto alla media delle naked, è un po' più caricata sulll'avantreno e il manubrio è un po' più stretto del normale. Risultato: amplifica le sensazioni, restituisce una maggiore sensibilità sull'anteriore e favorisce gli spostamenti del busto. Un po' largo è invece il serbatoio da 16 litri, a vantaggio dell'ancoraggio delle gonocchia in piega. Buono, in ogni caso, il comfort, grazie a pedane non troppo rialzate e un corretto inserimento nel corpo macchina.

MANEGGEVOLE Metto in moto e il sound del nuovo scarico riprende le timbriche possenti e di stampo racing che, in certa misura, emergevano già con la Suzuki 750 Yugen precedente. 210 kg in ordine di marcia si gestiscono facilmente nella guida urbana, grazie al manubrio comunque ampio e all'elevatissima maneggevolezza della ciclistica. La sella non troppo alta da terra, a 820 mm dal suolo, è poi un gradevole plus al semaforo, insieme con una frizione morbida e prevedibile allo stacco.

SPORTIVA FACILE L'assetto è sportivo, ma non troppo rigido e sul pavé apprezzo anche il controllo di trazione che - opportunamente tarato al minimo - interviene lo stretto necessario, senza disturbare la guida. Cambio, frizione, freni: tutto risponde alla perfezione, rendendo questa naked facile anche per i meno esperti. Infatti, se da un lato il motore fa la voce grossa, dall'altro ha un temperamento assai trattabile. Sempre fluido nel chiudi-apri, ha una progressione molto dolce ai bassi regimi e l'erogazione quasi elettrica aiuta a scoprire senza brutte sorprese tutta la grinta di cui è capace agli alti regimi.

SVELTA NEL MISTO Dove il percorso lo consente, basta insistere un po' di più sulla manetta per capire che 120 CV bastano e avanzano per divertirsi. Anzi, sono probabilmente la misura perfetta. Specie sulle strade più tortuose, dove la Yugen Carbon mette in mostra anche cambi direzione davvero svelti e una guidabilità esemplare. In questo frangente e un grosso contributo viene dai leggeri cerchi in lega forgiati a  dieci razze calzati da pneumatici Bridgestone realizzati apposta per la GSX-S 750.

PRESSIONI AD HOC Pneumatici che nel corso della prova, per un giro sulle sponde del lago di Garda, sono stati adeguati dai tecnici Suzuki abbassando le pressioni di utilizzo: 2,5 bar davanti contro i 2,6 previsti dal manuale e 2,65 al posteriore contro 2,8 rendono la Yugen Carbon perfettamente neutra in percorrenza di curva, ben counicativa e sensibile agli imput del pilota. Non prende la corda con eccessiva foga, ma è una moto che si guida davvero col pensiero. Pochissimo impegno, insomma, per una facilità di guida che la rende alla portata di tutti.

MORDI E FUGGI Difetti, a questa Yugen Carbon, è davvero difficile trovarne. A essere pignoli c'è qualche vibrazione avvertibile al cavallo dei pantaloni alle andature da strada statale, ma niente di grave. Sportiva vera, sportiva facile, è una moto accessibile ed esaltante per tutti, che consente di scegliere il proprio ritmo senza tradire mai. Giocattolo divertente nelle gite domenicali, non sfigura nelle passerelle sul lungolago. Le vacanze in coppia non le vanno a genio, va detto, ma per il resto è anche molto flessibile avendo fatto registrare un consumo di circa 6,5 l/100 km in città, 5,2 l/100 km di minimo e una media di 5,4 l/100 km durante tutta la prova. Mi è piaciuta da matti.

IN QUESTO SERVIZIO

CASCO CABERG LEVO FLOW Casco apribile in fibre composite con doppia omologazione, il Caberg Levo fa sia da integrale sia da jet e la cosa che subito mi ha colpito è che è più silenzioso di molti blasonati caschi prettamente integrali. Lo studio aerodinamico ha quindi minimizzato lo svantaggio dell'apertura fino a dare un casco davvero confortevole e versatile per l'uso turistico. La calzata è confortevole e non si avvertono punti di maggior pressione sulla testa, mentre la ventilazione, pur efficace, non è al top. Dotato di visiera predisposta per la doppia lente Pinlock anti appannamento, il Caberg Levo ha anche il visierino parasole estraibile e la chiusura micrometrica. Ottima la precisione e l'affidabilità del meccanismo di apertura del frontale: comodo da azionare con i guanti.

GIACCA IXON FIGHTER Pelle pieno fiore spessa e robusta per questa giacca dal taglio sportivo. La vestibilità è comoda e regolabile tramite i registri in velcro posti ai lati, mentre la struttura rinforzata è un pò rigida quando la giacca è nuova e ci vuole un po' di rodaggio per sentirsela addosso come un guanto. La parte lombare è di forma allungata ed imbottita. Per la stagione più fredda è prevista un’imbottitura interna amovibile. Le protezioni sono previste su spalle e avambracci e sono certificate CE.

GUANTI DAINESE 4 STROKE EVO È un guanto corto dallo spiccato carattere sportivo. Comodo da indossare, ha però una struttura un po' rigida e richiede un po' di rodaggio per ammorbidirsi a dovere. A dispetto del look non è un guanto particolarmente caldo, quindi si porta volentieri nelle stagioni temperate. Ha inserti compositi in acciaio inox e TPR su nocche e dorso per un look tecnico ed aggressivo, e il mignolo è rinforzato, con inserti in resina termoplastica sulle giunture delle dita. Il senso di protezione che regalano è davvero elevato: all'altezza dei guanti da pista. Rispetto alla versione precedente anche il grip del palmo è maggiore così come la resistenza all’usura.

PANTALONI TUCANO URBANO GINS Hanno tasche per le protezioni su ginocchia e anca ma anche senza di esse fanno sentire protetti grazie al maggior spessore del tessuto in queste aree critiche. Eppure risultano comodi e non rigidi e le cuciture aggiuntive per le tasche di cui sopra non si sentono. E la sensazione di libertà non viene meno neppure con le protezioni! Sono fatti in denim di cotone con trattamento idrorepellente, non di meno non fanno sudare e anzi danno sempre una piacevole sensazione di traspirazione. Le bandelle ad alta visibilità? Ci sono ma non danno nell'occhio: una buona notizia per chi non ama indossare capi dal look troppo tecnico.

SCARPE TCX MOOD GTX Sneaker in pelle pieno fiore scamosciata, disponibili in nero o in marrone, le TCX Mood GTX hanno una membrana in GoreTex che migliora la traspirabilità e rinforzi su punta e malleoli. La calzata è comoda e le protezioni non limitano la mobilità del piede, consentendo un uso a 360°: per capirci, anche se sono nate per le due ruote, con le TCX Mood non avrete alcun problema anche a effettuare il punta-tacco in auto. Belle a vedersi e con un look da scarpa per tutti i giorni, hanno solo un peso leggermente superiore al normale: un ovvio scotto da pagare per la struttura rinforzata.


TAGS: prova suzuki test 750 carbon yugen

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