Autore:
Alessandro Codognesi

MI RITORNI IN MENTE? Come sono lontani i tempi della vecchia BMW R 1200 R: sembra passata un’eternità se, idealmente, sovrappongo i contorni della moto di ieri e di oggi. Più bassa, più larga e con lo sguardo più torvo, la nuova R è semplicemente un’altra cosa. Tanto che, a colpo d’occhio, il rischio di scambiarla per una naked sportiva c’è.

PREGO, SI ACCOMODI La vita a bordo della BMW R 1200 R è tutta un’altra storia rispetto alla Monster 1200 S. Si sta seduti in basso, molto (troppo per me che sono un metro e novanta e ci vedrei bene la sella alta), il manubrio è vicino e si è ancora più dentro alla moto. Della Ducati, invece, la BMW riprende la cura per i dettagli: anche qui non c’è un dado fuori posto o una plastica dall'aria posticcia. Quello che un po’ mi sorprende è il peso percepito: nelle manovre da fermi, la BMW R 1200 R impegna ben più di quanto non faccia la Ducati.

MAGIA BMW Quello che è realmente sorprendente, però, è l’equilibrio della moto. Senza Telelever, in realtà il peso importante del boxer grava molto sull’avantreno, fatto che appesantisce un po’ lo sterzo. Ma una volta prese le misure, giocare con la BMW R 1200 R è molto esaltante. Il “brap” allo scarico è quello tipico dei boxer BMW, gustoso, e nonostante le quote ciclistiche non siano propriamente da moto sportiva (i 27,7° di inclinazione del cannotto parlano da soli) lo slalom nel traffico riesce piuttosto bene, aiutato da un angolo di sterzata notevole. In più, il trucco delle sospensioni semi-attive funziona a meraviglia: adattandosi a ogni tipo di guida e asfalto, si può accelerare forte anche sul pavè più infido.

CONFORT ZONE Nei tratti autostradali non c’è storia: la BMW R 1200 R batte la Monster 1200 10 a 0. Equipaggiata con un cupolino degno di tale nome, non farebbe rimpiangere nemmeno una berlina. Con optional come il cruise control e le manopole riscaldabili e praticamente zero vibrazioni al manubrio, si può esaurire più di un pieno senza stancarsi praticamente mai.

BOXER MON AMOUR Sul bicilindrico boxer di Monaco si sono consumate intere tastiere di PC e, a rischio di essere ripetitivo, cercherò di ribadire il concetto. Fluido e corposo, spinge come un toro fin dai bassi regimi. A metà scala del contagiri sembra sedersi un minimo per poi tornare alla carica fino alla zona rossa attorno agli 8 mila giri. È una spinta forte, gustosa, non esplosiva come sulla Monster ma quasi altrettanto intensa e completamente diversa. Piccola nota: se si va al trotto consuma anche poco.

GUIDA ALL’ATTACCO È però nella guida sportiva che la BMW R 1200 R mi ha sorpreso. Sembra che più si vada forte, più diventi leggera. Grazie a una strana alchimia composta da motore boxer e ciclistica indovinata, la Roadster di Monaco chiude le curve con una facilità imbarazzante, gettandosi letteralmente verso la corda anche quando si entra troppo allegri. In più, l’assetto non si scompone nemmeno sotto un attacco nucleare grazie al peso molto concentrato che tiene ancorata la R a terra, e grazie alle sospensioni semi-attive: una vera libidine. A questo punto, la domanda sorge spontanea: cosa le manca rispetto alla Monster?

UN PO’ DI PEPE La realtà è che la BMW R 1200 R è, a oggi, una delle moto più complete sul mercato perché sa fare tutto molto bene, sostituendosi a esponenti di ogni settore. Compreso quello delle maxi-naked, cara la mia Monster. Le manca una dose di pepe, quello sì. Perché per quanto possa andare bene in ogni circostanza, anche quelle più congeniali alla Monster 1200, non sa stimolare chi guida quanto la Ducati. Ecco perché, oggi, le due moto sono quantomai simili e diverse. Perché pur essendo vicine come mai in passato per prestazioni e fruibilità, rimangono intatte nelle rispettive anime. Sportiva e irriverente la Ducati, sportiva ed elegante la BMW. Ma un punto di contatto c'è.


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