Autore:
Emanuele Colombo

COLPO DI FULMINE Con lei, lo confesso, è stato un vero colpo di fulmine. Appena hanno portato la Moto Guzzi V7 III Racer nel cortile della redazione, con il suo serbatoio in alluminio satinato, il telaio a doppia culla verniciato in rosso e i molloni gialli degli ammortizzatori posteriori Ohlins gemellati, è stato subito batticuore. E curiosità. Tanta.

RIFINITA COME UN GIOIELLO L'aquila di Mandello meritava tutta la mia attenzione. E l'occhio ha cominciato a scrutare tutti i più reconditi anfratti, a caccia di virtuosismi nelle finiture e di citazioni ai modelli storici della Moto Guzzi. Bellissimo il codone aerodinamico monoposto con le tabelle portanumero; bellissimo il cupolino in alluminio bordato di pelle; bellissima la cinghia di cuoio, ora ornamentale, ma una volta destinata a trattenerlo in sede. E che dire delle pedane lavorate dal pieno? Magnifiche.

TRA ANTICO E MODERNO Altre suggestioni arrivano dalle ruote a raggi di grande diametro (18 pollici l'anteriore e 17 la posteriore), ma di sezione ridotta: 110 mm davanti e 130 mm dietro, a richiamare le moto d'antan. Le gomme sono moderne, ma certo non hanno mescole racing e mi conforta l'idea che sotto sotto, ben nascosti, qui ci siano salvavita elettronici come l'ABS e il controllo di trazione. Un dispositivo, quest'ultimo, che si rivelerà superfluo vista la ridotta potenza del motore (52 CV e 60 Nm) e che convenientemente si può regolare o spegnere utilizzando il pulsante di selezione del menu e il tasto di avviamento, dopo aver messo in moto il motore.

TRATTI DISTINTIVI Quale menu? Quello raccolto nel piccolo schermo LCD ben nascosto nel quadrante del contachilometri analogico, che fornisce una gamma incredibilimente ampia di informazioni, compresa la marcia inserita, velocità e consumi medi. Sul fondo dello strumento non manca la spia di cambiata: utile, visto che il limitatore – scoprirò in seguito – taglia la progressione appena superati i 6.000 giri. Ma è meglio andare con ordine e tornare al cortile della redazione, dove con un po' di pazienza e l'aiuto di una chiave inglese regolo gli specchi retrovisori. Sono ravvicinati tra loro e forniscono una panoramica un po'... divergente, con un consistente punto cieco proprio “a ore 6”, ma ci si fa il callo.

GIOCO DI LUCE Terminata l'operazione mi rimetto al lavoro ed è solo dopo il calar del sole che prendo la Guzzi per tornare a casa. Accendo le luci e il faro anteriore mi regala una nuova suggestione: un ampio cerchio di luce sembra sfuggire dai lati del proiettore, disegnando un arco luminoso sulle pareti del garage. Roba d'altri tempi.

CI VUOLE ORECCHIO Avvio il motore e ogni carezza alla manopola dell'acceleratore fa inclinare la moto, per effetto dell'inerzia dell'albero motore longitudinale. Il sound ha diviso la redazione. I giovani lo trovano un po' troppo discrseto e privo di mordente. Personalmente adoro le sue timbriche, dall'inconfondibile parentela con le aquile di Mandello, e il fatto che siano poco più che sussurrate. È un frullare sommesso e ritmato, che agli alti regimi acquista musicalità, con sonorità rauche arricchite dal suono pieno degli strumenti a fiato.

IN SELLA La frizione stacca quando la leva è praticamente a contatto con la manopola: impossibile gestirla con due dita, perché le altre due – lasciate tra la leva e la manopola – impedirebbero di completare il disinnesto. Tuttavia modularla è facile e parto senza indugi. La posizione di guida mi conquista. La Racer è bassa e compatta, con la seduta a 770 mm da terra e un serbatoio che lascia tanto spazio per acquattarsi in velocità.

QUESTIONE DI FEELING Si può guidare molto rannicchiati, sulla Guzzi, con una triangolazione sella-pedane-manubrio che concede amplissime possibilità di movimento, alla ricerca della piega perfetta, così come un buonissimo confort nella guida rilassata. Ci pensano poi i semi manubri molto stretti e spioventi – forse l'elemento che più di tutti caratterizza la guida – ad amplificare le emozioni, creando una sensazione di sportività enormemente superiore alle mere prestazioni del veicolo.

EMOZIONI D'ALTRI TEMPI L'attacco dell'acceleratore è infatti molto reattivo, quasi brutale. Anche se poi la Moto Guzzi V7 III Racer si rivela essere trattabilissima, adatta a tutti. E di certo non è una moto autenticamente veloce. Eppure ti coinvolge come se lo fosse. Nonostante i 209 kg in ordine di marcia, ha una maneggevolezza che ricorda le biciclette. Le sospensioni lavorano bene, ma l'assetto è tendenzialmente rigido e se capita di incrociare un tombino un po' infossato in velocità, si sente che la struttura non è rigida come quella delle ciclistiche moderne.

ARMONIA DI FATTORI Non fa nulla: qui è tutto in armonia. Ogni elemento è sapientemente bilanciato a dare un cocktail di guida e prestazioni davvero gustoso. E raffinato. Anche la frenata, che sulle prime può sembrare poco incisiva, migliora quando il disco anteriore si scalda e mi abituo a premere la leva con un po' più di forza del normale. E in ogni caso, la potenza dell'impianto è adeguata al grip fornito dalle gomme.

TUTTA QUESTIONE DI EQUILIBRIO Altra cosa poco immediata, per chi è abituato a ciclistiche moderne, è trovare il feeling in curva. Ruote di ridotta sezione e con un profilo molto acuto non danno sostegno a moto inclinata: laddove i modelli moderni troverebbero l'appoggio, sulla Guzzi sei sempre tu a cercare l'equilibrio. Capito questo, non è difficile prendere le misure, perché la discesa in piega è molto neutra, senza forze parassite che agiscono sul manubrio. E trovata la sintonia con la ciclistica da sportiva d'antan, ogni metro in sella alla Moto Guzzi V7 III Racer è un'assoluta goduria: un'esperienza memorabile.

UNA MOTO DI CARATTERE In marcia, il bicilindrico a V frontemarcia di 744 cc provvede a un autentico bombardamento sensoriale. Oltre all'acustica, sono le sue good vibrations che si alternano su pedane, sella e manubrio, a seconda del regime e dell'apertura del gas, a far sentire la Racer molto viva e piena di carattere. Molte volte nelle discussioni da bar ho sentito giustificare marchiani difetti di progettazione o di sviluppo come dimostrazioni di carattere. Nella Guzzi è diverso, perché nulla della sua esperienza è men che delizioso, visto il raffinato garbo con cui solletica tutti i sensi del pilota. Questo sì è carattere!

IL PREZZO DELL'ESCLUSIVITÀ Il prezzo? 11.040 euro. Non certo fuori luogo per una special in serie limitata che, certo, non può vantare l'efficienza o l'efficacia delle realizzazioni più moderne, ma che eleva la moto a forma d'arte e preserva un patrimonio d'emozioni che altrimenti verrebbero dimenticate. Per gli incontentabili, non manca una nutrita serie di accessori dedicati, studiati apposta per armonizzarsi con lo stile della Moto Guzzi V7 III Racer.

 

ABBIGLIAMENTO

CASCO BELL BULLITT Questo casco dallo stile marcatamente rétro, che riprende le linee dei primi modelli prodotti dalla casa americana, è realizzato con calotta in fibre composite. La cura per il dettaglio passa per le quattro prese d'aria frontali e quella posteriore sapientemente mascherate, a tutto vantaggio della pulizia della linea. Leggero e per niente fastidioso da indossare, presenta parti in pelle scamosciata con belle cuciture a vista, cinturino imbottito con fibbia in acciaio inox e chiusura a doppio anello con linguetta in pelle. Tutto è molto curato nel più piccolo dettaglio. Nel 2017, oltretutto, si è rinnovato nelle linee Carbon e Special Edition. Il primo con la grafica Spitfire Red/Blue e RSD Mojo White/Gold, il secondo con le grafiche Indipendence Black e Chemical Candy Blue/White, omaggio allo stuntman Evel Knievel.

GIACCA HEVIK GARAGE Un chiodo dal look sobrio, fatto con pelle di bell'aspetto, con imbottiture sulle tasche anteriori. Oltre alle protezioni su spalle e gomiti, c'è anche l'inserto per il paraschiena. Pratiche le regolazioni a velcro in vita, così come il gilet interno imbottito staccabile. Disponibile in nero o marrone, nelle taglie dalla S alla 3XL.

GUANTI HEVIK ROCK DARK Sono sempre più numerose le moto con manopole riscaldate, ma se invece la nostra amica su due ruote non dispone di questo accessorio? Semplice: si scelgono i guanti Hevik Rock Dark. Grazie alla membrana impermeabile W-STRIDER offrono riparo contro la pioggia e l’imbottitura termica interna protegge bene anche dal freddo più rigido. Mi piacciono molto i materiali utilizzati: tanta pelle mista a tessuto, tutti rigorosamente neri. Per regolarli al meglio ci sono due cinturini in velcro che si adattano ad ogni tipo di giacca. Protezione contro gli agenti atmosferici e non solo: gli Hevik Rock Dark hanno protezioni nocche in PVC, inserti antiscivolo e rinforzi morbidi sulle giunture delle dita. Colori disponibili: solo nero.

PANTALONI MOTTOWEAR GALLANTE BLUE Nonostante l’aspetto di normali jeans, i pantaloni Mottowear Gallante Blue hanno protezioni davvero ben nascoste sulle ginocchia che sono molto estese e si mantengono in posizione grazie al taglio piuttosto aderente. Nella zona del bacino è presente una fodera che d’estate risulta essere piuttosto calda. Sono disponibili protezioni per i fianchi come accessori.

SCARPE STYLMARTIN SUNSET EVO Realizzate in tessuto e camoscio cerato, con lacci a contrasto e una suola ben invecchiata, le Stylmartin Sunset Evo non hanno l'aspetto dei capi tecnici, ma anzi si abbinano bene a un look alla moda. Sulla moto però fanno la differenza, nel malaugurato caso di caduta, grazie alle protezioni sul malleolo e sulla punta. Protezioni che non compromettono la comodità quando si va a passeggio. Più indicate nella bella stagione, in inverno il tessuto traspirante non è garanzia di impermeabilità totale ma a catalogo le Sunset Evo esistono anche tutte di pelle.


 


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