Pubblicato il 06/12/20

IDENTITÀ PERDUTA? La domenica è appuntamento consueto con l’editoriale di MotorBox. Dopo alcuni interessantissimi temi caldi trattati dai miei colleghi delle quattro ruote, ad esempio la scomparsa delle auto sportive (secondo Jeremy Clarkson), è il mio turno. E il tema è di quelli scottanti, anzi vulcanici: il nuovo Ducati Monster. La casa bolognese sta percorrendo un sentiero rischioso, specialmente se si considera il forte senso d’appartenenza dei possessori di Ducati, fatto di tanta innovazione a discapito di alcune pietre miliari come il “Desmo” sulla Multistrada V4 o il leggendario telaio a traliccio del Monster. Delirio d’onnipotenza o naturale evoluzione della specie? I Ducatisti integralisti hanno ragione a gridare allo scandalo? Le novità del 2021 hanno ancora l’identità Ducati che ha fatto diventare leggendaria la Casa di Borgo Panigale? Vediamo come è cambiato il nuovo Monster e, alla fine, vi dirò la mia.

Ducati Monster 2021

ASPRE CRITICHE Basta andare sotto una qualsiasi foto del nuovo Monster postata sui social network – senza cilindrata, in purezza, come a sottolinearne l’unicità - per leggere critiche, talvolta nemmeno troppo velate, all’indirizzo dell’ultima creazione di Ducati. La lista dei detrattori annovera ducatisti integralisti, fan delle moto giapponesi, fan delle moto tedesche, fan delle moto italiane, persino fan delle moto cinesi, insomma tutti hanno qualcosa da ridire. Il bersaglio numero uno è il Front Frame in alluminio, stato dell’arte in quanto a telai per Ducati, che prende il posto del traliccio in acciaio. Le critiche arrivano nonostante il front frame abbia concesso un risparmio di 4,5 kg e una maggior rigidità torsionale. Il telaio a traliccio, insieme al serbatoio che ricorda il dorso di un bisonte, è da sempre una peculiarità, negli anni è mutato nella forma, ma su ogni nuovo Monster lui c’era… da domani non più, con buona pace di tutti. E non sono mancate nemmeno le contestazioni al nuovo faro, troppo simile a quello della MV Agusta, o al codino, accusato di essere una brutta copia di quello delle moderne Street Triple. E che dire di chi rimpiange il raffreddamento ad aria del primo Monster? Ormai sembrerebbe proprio che la nuda bolognese sia diventata insipida come una minestra sciapita.

AVANGUARDISTI A difendere l’operato dei tecnici di Borgo Panigale qualche temerario – e più pacato – avanguardista. Si sa, quando qualcosa ci piace o ci rende felici non si lascia traccia, ma quando qualcosa ci va storto sentiamo l’esigenza di dirlo: a me questo pinco pallino fa schifo. Il frutto dell’era frenetica in cui viviamo? Sicuramente. Ma torniamo agli avanguardisti, che difendono la loro posizione in maniera tutt’altro che scontata. C’è a chi il nuovo design piace, trovando quello delle precedenti ormai datato, e più indirizzato ad un pubblico più giovane (che poi una volta erano giovani anche quelli che nel ‘93 si sentivano all’avanguardia in sella al primo Monster), altri che difendono la scelta di alleggerire e migliorare le prestazioni e la dinamica di guida, dunque ben vengano il nuovo motore e il telaio più leggero. Non mancano nemmeno i nuovi potenziali acquirenti, motociclisti che mai avrebbero acquistato un Monster e che ora gli farebbero volentieri posto in garage. Ciò che accomuna i sostenitori del giudizio positivo è senz’altro l’idea che una “botta di vita” al Monster andava data.

COME LA PENSO IO E io sono d’accordo con la corrente a favore del nuovo Ducati Monster 2021… ecco, l’ho detto. Gli anni sul groppone iniziavano a farsi sentire, e me ne sono accorto quando nella maxi comparativa naked di qualche mese fa, ho trovato la Ducati come un pugile a fine carriera: appesantita, con uno stile di boxare ormai passato, certamente capace del colpo del K.O. ma in difficoltà con le rivali più recenti e aggiornate. Con il nuovo Monster i muscoli sono tirati, cambia la posizione in sella – ora più naturale e adatta all’utilizzo di tutti i giorni – ma rimane, anzi torna ad essere, una moto che fa della leggerezza, dell’essenzialità e sportività i suoi punti di forza. Per raggiungere l’obbiettivo è stato sacrificato un pilastro della tradizione? Certamente, ma non tradisce l’essenza: il primo Monster ereditava il telaio dalla superbike dell’epoca (la 888) così come l’ultimo lo prende in prestito dalla Panigale V4. Ovvio, i cambiamenti radicali necessitano di tempo per essere metabolizzati, chiedete a un appassionato di Porsche come ha preso il passaggio al motore raffreddato a liquido, discorso simile per il primo R 1200 GS LC. Entrambe sono due icone sopravvissute al processo evolutivo che, dopo un primo momento di spaesamento (più che condivisibile) hanno continuato a far battere il cuore, e a vendere. Se in un futuro si vorrà ancora sentir parlare del marchio Ducati bisogna accettare che questo si adatti alle nuove richieste del mercato, che nel caso specifico del Monster, vuole moto facili da guidare, divertenti e alla portata di portafogli che con gli anni sono sempre meno gonfi. Il progresso tecnologico ci circonda ogni giorno, guardatevi attorno, trovate ancora gente alla cabina telefonica? Per aprire questa pagina web ci avete messo 2 minuti come quando c’era il modem a 56 Kbps? Ovviamente la risposta è no. Date tempo a questo nuovo Monster, guardatelo dal vivo e, perché no guidatelo, magari scoprirete che è più bello navigare con la fibra piuttosto che con il 56 Kbps.

 

 

 


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