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Harley-Davidson Daytona Experience 2011 - Day Four


Avatar di Mario Cornicchia , il 15/03/11

10 anni fa - Con le Harley a Daytona

Daytona Beach Bike Week e dintorni. L'Harley-Davidson Daytona Experience 2011 ci porta da Orlando a Key West in sella a una Street Glide 2011 con una tappa doverosa alla Daytona Beach Bike Week, l’Evento con la E maiuscola per tutti i motociclisti, specie se Harleysti. Ecco il diario di viaggio.

USA A DUE RUOTE Il paesaggio americano merita di essere attraversato su due ruote, specie quello della Florida e specie a Marzo. Portarsi la moto dall’Italia è impegnativo ma per vivere l’America in moto viene in soccorso il mito americano Harley-Davidson con i suoi dealer pronti a noleggiare una moto. Una rete capillare di concessionari e cui appoggiarsi per organizzare il viaggio.

Il nostro viaggio parte da Orlando per muoversi subito verso Daytona Beach e vivere la grande festa dei biker, la Daytona Beach Bike Week, dieci giorni in cui la città è invasa da mezzo milione di motociclisti con le loro moto. Dopo aver vissuto parte della settantesima edizione della Bike Week si parte verso sud, verso Miami e poi verso le Key West, per vivere l’emozione di galleggiare con la moto sull’Oceano sulle strade delle Keys. Poi si torna a Miami e si prende la strada di casa per tornare a galleggiare sul pavé milanese.

La compagna di viaggio questa volte è una Harley Street Glide model year 2011, la mia Harley preferita, la moto di Batman. Semplice nello stile, un grande motore cromato con un cupolone protettivo e dotato di tutto, impianto Harman Kardon compreso, e due grandi borse per non lasciare a casa nulla, dalla crema solare all’antipioggia, dalla macchina fotografica alle varie stratificazioni a cipolla di giacche e pile per non soffrire il caldo e proteggersi dal freddo. Giorno dopo giorno ecco il diario di viaggio. Un diario da leggere "al contrario" ovvero con le giornata più recenti e le notizie più "fresche" in alto.

DAY FOUR - da Key West a Miami
IL GIRO ALLA BOA
Sveglia e tappa istituzionale con foto di rito  alla boa. La boa in realtà sta sulla terraferrma, non galleggia ma segna il punto più a sud degli Stati Uniti continentali, a 90 miglia da Cuba. Da qui mi metto in sella all’ultima delle Harley che non ho ancora provato. La Ultra Classic, il non plus Ultra delle Harley.

QUATTROCENTO E NON SENTIRLI 400 chilogrammi di moto che si muovono con insospettata agilità. Partendo dalla Street che non è altro che una Ultra un po’ svestita, mi aspettavo di sentire di più il peso, anche perché il peso aggiuntivo è quasi tutto in alto, con il giga baule e la giga sella per il passeggero. Invece la Ultra Classic è la più pesante ma anche la più agile del gruppo. Sarà perché i pesi forse sono meglio bilanciati, sarà per il manubrio diverso, sta di fatto che la Electrona  è un vero scooterone, con la sella perfetta per sostenere la schiena e la posizione di guida più comoda. Questa Ultra Classic non ha ancora il motore 103, ha un 96 fluido ma che sente il peso. Il 103 più pieno e fluido dovrebbe essere per la Ultra la quadratura del cilindro, con quel poco di spinta in più che fa la differenza.

SIU TORNA A CASA Il viaggio del ritorno verso Miami offre la vista dai ponti con un’altra luce che rende l’acqua ancora più azzurra e la Ultra Classic rende poi la Turnpike verso Miami molto più comoda. A Miami uso la Ultra Classic come uno scooterone, per tutti i miei giri di shopping. Molto chic arrivare al mall con la Ultra e caricare le sue borse e il baulone di sacchi e sacchetti. Ne approfitto anche per recuperare un po’ di ricambi per la mia Jeep Wagoneer e il baulone non fa una piega. Il rientro sulla Collins verso il deco district e l’albergo, al tramonto e con l’impianto Harman Kardon che suona musica soul, è un bel pezzo di America da ricordare.

DAY THREE – Da Miami a Key West
FUSI DALL'ORARIO Oggi si parte e si va verso l’estremo Sud.
Nessuno di noi però si è accorto del passaggio all’ora solare e ci troviamo al mattino in ritardo e belli sbullonati sulla tabella di marcia. Oggi si va verso Key West e ci scambiamo le moto. E’ la mia giornata più esotica, parto con la Heritage Softail. Preferisco le linee pulite della Street Glide e la Heritage Softail non mi fa una gran libidine con le sue borse in pelle borchiate. E, invece, è una sorpresa. La sua posizione di guida è molto più comoda di quanto lasci immaginare. Ha un bel supporto per la schiena nello scalino tra le due selle, il manubrio più alto è comodo e anche le pedane sono più comode per le gambe. E poi, la Heritage Softail, malgrado la impostazione più allungata non lo lasci supporre, è più agile di quanto mi aspettassi.  

TIRAMOLLA Uscendo da Miami e avviandomi verso la US1, la Highway che porta dritti a Key West, mi rendo conto che anche io, come chi mi ha preceduto alla guida, gioco con l’acceleratore al tiramolla, decelerando e poi accelerando per sentire il rumore dello scarico che sulla Heritage è più aperto e che con il suo motore Twin Cam 96 "B" (ovvero quello montato fisso nel telaio con i contralberi) produce un suono piuttosto martellante. L’effetto cartolina nei raggi colpisce a tutte le età seppur con forme differenti. Forse è un effetto suggestione dovuto al rumore allo scarico o forse è reale, ma il motore della Heritage Softail sembra meno fluido, sembra pistonare di più e comunque mi sembra di fare un uso doppio del cambio rispetto alla Street Glide.

ROAD KING Dopo una cinquantina di miglia scambio la Heritage Softail con la Road King. Stile esotico simile, famiglia differente e posizione di guida completamente diversa, alta di sella e bassa di manubrio. Mi sento un po’ un CHIP per la posizione alla Poncharello e il farone cromato (anche se le moto del telefilm erano Kawasaki) ma di tutte e quattro le Harley che provo in questo viaggio è quella che mi piace di meno. Trovo la sua posizione in sella la meno naturale anche se c’è nel gruppo chi invece la preferisce alle altre. Fa parte del gioco Harley, capace di creare mondi completamente differenti tra una moto e l’altra pur facendo parte evidentemente del medesimo mondo Harley-Davidson.

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Per contro la Road King, gira molto più rotonda e quasi anche troppo silenziosa. Ma forse è l’effetto di avere di fianco e sul lato sinistro una Heritage Softail con il compagno di viaggio che non resiste alla tentazione di accelerare e decelerare per sentire il rumore dello scarico. Tappa per il pranzo a Islamorada, qui si inizia a vedere il mare delle Keys,  con l’acqua azzurra e cristallina. Mi riprendo la mia Street Glide e con la Street galleggio sull’acqua delle Keys attraversando i ponti che portano fino alla meta finale, fino a Key West, alla casa di Hemingway e al suo tramonto. Che, causa errore con l’ora solare, ci perdiamo per un minuto… Arriviamo giusto per l’applauso al sole che si tuffa nell’acqua e per goderci uno degli spettacoli di strada, con funamboli degni del miglior circo internazionale.


DAY TWO - Da Daytona Beach a Miami
DI BUON ORA Il primo vagito è alle sei del mattino. Non solo quello del piccolo che dorme nella camera accanto, ma il primo urlo di motore a scarico aperto della giornata. La giornata del biker inizia presto o la notte finisce tardi? Sta di fatto che il popolo della Daytona Beach Bike Week già al mattino presto è in movimento e inizia lo struscio sulla Main Street. Le due ali di posteggi a lato strada sono già al completo e, alla luce del sole, le special si fanno vedere ancora meglio, dal trike fatto su base Honda CN250 al chopper cromato a specchio fino all’ultimo bullone.

ROTTA VERSO SUD Una visita veloce al Bike Show, molto veloce poiché non c’è nulla da vedere tra stand di caschi, gomme e accessori niente-di-che, una ultima vasca sulla Main Street, giusto in tempo per vedere le evoluzioni di un aereo che in cielo scrive Jesus Loves e poi ci mettiamo in marcia verso Sud, verso Miami. 420 chilometri sulla carta quasi 500 percorsi effettivamente attraverso la US1 e poi sulla Interstate 95, per accelerare i tempi. L’arrivo a Miami appena dopo il tramonto è decisamente suggestivo e suggestiva è anche la vita che scorre su Ocean Drive. L’età media si abbassa drasticamente rispetto alla Bike Week: è il periodo dello Spring Break, la vacanza primaverile degli studenti, e sembra che si siano dati tutti appuntamento a Miami.

A TUTTA FORZA Oggi più che alle moto degli altri mi dedico alla mia Street Glide model year 2011, con il nuovo motore 103, circa 100cc in più che si fanno sentire. Arrivato a quota 1690cc il V-Twin cambia parecchio, con 134Nm di coppia massima a 3500 giri e una disponibilità a riprendere anche in sesta da 1000 giri con qualche vibrazione a da poco meno di 1500 con forza a la rotondità con cui i due cilindri girano che distingue il nuovo motore.

BRADICARDICO Un bel motorone vigoroso e pieno che nella pratica rende l’uso del cambio molto meno indispensabile.  I rapporti sono lunghi e il nuovo 103 li sfrutta tutti fino all’ultimo giro, si scalano poco le marce quando si rallenta e il motore gira a regimi talmente bassi che ci si può trovare in quinta in autostrada senza ricordare che esiste anche una sesta.  Pochi giri significa anche comfort con il V-twin 103 che gira rotondo e morbido anche a velocità autostradali (anche abbondanti…). Così arrivo a Miami nemmeno troppo centrifugato pronto a buttarmi nella movida.

DAY ONE
FREDDO “Preparatevi che fa caldissimo!”, per fortuna prima di partire guardo il meteo online ed è vero che fa caldissimo. Ma è anche altrettanto vero che proprio mentre noi saremo in viaggio sull’Oceano Atlantico passerà una super perturbazione sopra la Florida che porterà aria freddissima. Così all’arrivo a Orlando alla sera ci aspettano 5 gradi, tanti da far rimpiangere le temperature milanesi.

VACANZA STUDIOS Gli Universal Studios di Orlando offrono comunque una calda accoglienza anche con temperature rigide e anche fuori stagione, e iniziamo la dieta a steak/hamburger e french fries tentando di intercettare il flusso di aria calda in uno dei locali che si affacciano sulla Universal Plaza, quasi tutti pensati per la bella stagione con belle terrazze all’aperto.

PROVINCIA DI PORTOFINO Per non sentire troppo nostalgia di casa, l’albergo è una ricostruzione di Portofino con tanto di piazzetta e contorno di case colorate, dove si scopre che Portofino fa provincia. All’ingresso dell’albergo stazionano Vespe non selle di plastica rigida, Fiat Cinquecento con maniglie scomparse sotto uno strato di stucco e altri pezzi del motorismo italico. Oltre a uno stendardo cittadino tradotto forse con il traduttore di Google: “vive bene spesso l’amore risotto molto”. Trovare un italiano a Miami che lo traducesse come si deve era troppo difficile?

HARLEY SUPERMARKET Dal fake americano alla vera America, quella dei concessionari Harley che qui sono grandi come supermercati. Quello di Orlando non scherza e l’harleysta nostrano, abituato a scegliere accessori, ricambi e abbigliamento sui cataloghi qui può perdere la testa. Meglio ancora al dealer di Daytona, dove arrivo a bordo della mia Street Glide 2011, il più grande di America. Due piani di concessionaria con tanto di scala mobile come alla Rinascente, del resto Bigger is Better dicono da queste parti e anche i concessionari non sfuggono alla regola. Moto di serie, moto special, pezzi rari di Harley d’epoca, abbigliamento per lui, per lei e per piccoli harleysti, accessori originali e di marchi di culto per i fan del V-twin. E di fianco c’è anche l’outlet.

BIKE WEEK In occasione della Bike Week concessionaria e dintorni diventano uno dei luoghi di festa, una vera sagra dell’Harley con una distesa di accessori, parti speciali, abbigliamento, gadget e di tutto un po’ per l’harleysta sono venduti tra odore di griglia e di onion ring. Come la zona intorno al Broken Spoke e al Wild Horse, locali storici, anch’essa pattugliata dalla polizia per regolare il traffico.

TEMPO DA LOOP E il traffico non manca, si viaggia in colonna anche con le moto (evitate il superamento delle code all’italiana, qui è meglio non farlo) e nel traffico raggiungiamo il Loop, un anello di 23 chilometri che è un concentrato di Florida, una specie di pellegrinaggio per chi arriva a Daytona per la Bike Week. E, terminato il loop, raggiungiamo Main Street, la vera passerella per le moto e per i motociclisti.

HARLEY WEEK Gli Harleysti alla Bike Week di Daytona la fanno da padrone, con modelli ufficiali o special che con la Street Glide che mi accompagna nel viaggio hanno in comune soltanto l’architettura e l’origine del motore. È la più grande sfilata di moto special, di moto di serie, di moto all’europea che negli Stati Uniti sono più rare di quanto siano  in Europa i chopper. Non mancano le solite sportive, meglio se suzuki Hayabusa, con il forcellone lunghissimo e magari le bombole del protossido.

SFILATA Giorno o sera la festa non cambia, sfilata di moto sulla strada e sfilata di motociclisti ai lati, scarichi aperti, fumi di scarico e gli immancabili fumi di griglia e di frittura, con questa via crucis nei locali tra una elezione di Miss Bikini e un concerto live, tra una birra e un banco di T-shirt, accessori e gadget vari a variegati. Cambia un po’ l’età media tra giorno e notte.

CHIOME CROMATE Di giorno in sella ho visto più teste canute che capigliature giovani, in una proporzione preoccupante, segno che anche negli USA ci sono meno giovani appassionati di motori, distratti da tante nuove passioni, dai social network alle chat. Una volta per incontrarsi serviva un mezzo, a due o a quattro ruote, ora bastano un pc e una linea veloce per vedersi e parlare. Nella sfilata serale l’età media si abbassa drasticamente, sia tra i centauri in sfilata, sia nella sfilata pedonale.

L’INVENZIONE DELLA RUOTA (GRANDE) Se volete essere à la page per la stagione 2011/2012 è meglio lasciare a casa il chopper, anche se alcuni pezzi meritano essere visti per la creatività di chi li ha messi insieme, ed è preferibile presentarsi con una bella ruota da 26 pollici cromata all’anteriore. È l’ultima moda in fatto di special, qualcosa di esagerato davanti deve sempre esserci, forcella o ruota che sia.

C’E’ LA CRISI? La settantesima edizione della Bike Week sembra un poco sotto tono, forse qualche moto in meno c’è, la sfilata che prima era una colonna di moto quasi ferme imbottigliate sui Main Strret ora sembra il traffico all’ora di punta di una normale città, con le auto mescolate alle moto. E pensare che qui l’aumento del prezzo al barile del greggio non ha aumentato il prezzo della benzina come in Italia. Chi è venuto comunque la benzina la usa fino a tarda ora e mi addormento con il sottofondo di scarichi aperti che sale dalla strada.


Pubblicato da M.A. Corniche, 15/03/2011
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