Pubblicato il 21/06/20

LE TOP MODEL DI NOALE Un appassionato di moto, e di corse in pista, non può che pensare (anche) a lei. Sto parlando di Aprilia, la Casa che nel Motomondiale ha segnato quasi due decenni di successi tra 125 e 250... Ma le moto di Noale, fossero stradali o da corsa, sono sempre state accomunate dal DNA Aprilia Racing, in primis con le RS 50, 125 e 250. E allora perché non partire proprio da lì, dalle corse, citando quella che è stata la moto che ha consacrato nell'olimpo dei campioni indiscussi un tale di nome Valentino Rossi? 

 

APRILIA RS 125 R DI VALENTINO ROSSI (1996)

Aprilia RS 125 R di Valentino Rossi (1996)

Il primo successo di Aprilia nel Mondiale era arrivato molti anni prima, nel 1987, ad opera di Loris Reggiani (classe 250, nell'allora GP di San Marino) e il primo titolo iridato nel '92, in 125, con Alessandro Gramigni. Ma l'Aprilia RS 125 GP del Team AGV, nel '96, ha segnato l'inizio della carriera folgorante del pilota in attività più vincente di sempre (tra i cordoli). Solo un anno più tardi, nel '97, Valentino - passato al Team Nastro Azzurro - vincerà il primo titolo mondiale. Una moto da quasi 50 CV per 70 kg di peso... hai capito l'Aprilia 125!

APRILIA RS 125 Extrema SP (1993) Loris Reggiani

L'Aprilia RS 125 Extrema SP replica Loris Reggiani

Prima che Valentino arrivasse nel Motomondiale, lo stesso pilota di Tavullia era passato dal campionato italiano SP (Sport Production) dove dominavano le Aprilia RS 125 stradali (Valentino però correva con la rivale di sempre, la Cagiva Mito), a dimostrazione che anche la moto di produzione aveva un'indole decisamente corsaiola. Derivata da AF1 e Futura, la RS è stata il trampolino di lancio nella SP per piloti del calibro di Biaggi, Locatelli, Boscoscuro, solo per citarne alcuni... che poi sono arrivati al Mondiale, in qualche caso con notevoli risultati anche lì. E proprio la versione stradale dell'Aprilia RS del '93, la Sport Pro, aveva la livrea della moto con cui correva Loris Reggiani. La RS 125 era una moto di altissimo livello (ho avuto la versione 2000) e questa Sport Pro aveva anche qualcosa in più delle altre: telaio e forcellone in alluminio bibraccio erano (l'elevato) standard e la forcella - per la prima volta su una 125 Aprilia - era regolabile in estensione (tramite una ghiera sull'estremità dello stelo destro). In più, ammortizzatore pluriregolabile Boge e cerchi Marchesini (-1,5 kg l'anteriore, -2,6 kg il posteriore rispetto alla RS standard). Il celebre motore Rotax 123, qui ulteriormente affinato, veniva accoppiato ad uno scarico Giannelli (consegnato nel kit della moto insieme alla leva per l'accensione a pedale): era capace di oltre 30 CV e punte velocistiche di circa 170 km orari! Bei tempi, gli anni '90... 

APRILIA RS 250 CHESTERFIELD REPLICA MAX BIAGGI (1995)

Aprilia RS 250 Chesterfield replica Biaggi

Per quelli della mia generazione, anche la RS 250 GP con grafiche Chesterfield del trennio 94-95-96 è un pezzo di cuore. La guidava un certo Max Biaggi, che ci vinse 3 titoli mondiali consecutivi. Se tutti ammiravamo la versione da corsa guidata dal Corsaro, l'appassionato poteva comunque aspirare alla RS 250 stradale, che nell'omonima replica Chesterfield era qualcosa di meraviglioso. Come la sorellina 125, telaio e forcellone in alluminio la rendevano una perfetta race replica. E il motore bicilindrico a V 2 tempi (con avviamento, oltre che elettrico, a pedale!), derivato da quello della Suzuki RGV Gamma, aveva oltre 60 CV a 11.000 giri/min, per un peso di 150 kg a secco. Insomma, una vera e propria arma, che su strade tortuose e piste non troppo veloci era capace di tenere testa anche alle maxisportive 4 tempi. Col tempo ha fatto sempre più fatica a rispondere alle normative antinquinamento e ha dovuto abbandonare la scena, ormai quasi 20 anni fa. Ora è praticamente diventata una moto da collezione, e quella con grafiche Chesterfield è senza dubbio una delle più ambite. I prezzi per un'Aprilia RS 250, in media, sono tra i 6 e gli 8.000 euro. È da un po' che ci penso...

APRILIA RSV 1000 SP (1999)

Aprilia RSV 1000 SP

So cosa state pensando. Questo ha la fissa per la sigla SP. Beh, sì, forse... ma le moto derivate (o destinate?) (d)alle corse mi accendono qualcosa dentro. Anche la maxi di Noale, la RSV 1000, vide nascere una versione SP. Era il 1999 e, un anno dopo il debutto della RSV 1000 standard, Aprilia realizzò una versione in edizione limitata a 150 esemplari, per correre nel Mondiale Superbike. La SP, insomma, era la top di gamma Aprilia. Il motore, rivisto, arrivava a 145 CV (in luogo dei 128 della standard), fu aumentata la rigidità torsionale del telaio del 20% e furono resi regolabili gli attacchi del motore e del forcellone - roba da vera moto da corsa - e, per completare la ciclistica da race replica, fu dotata di sospensioni pluriregolabili Öhlins. Tramite l'uso del carbonio per le carene e l'airbox, si risparmiarono altri 4 kg di peso rispetto alla standard, arrivando a 185 kg a secco. Insomma, la RSV 1000 SP è un'altra Aprilia dal fascino incredibile. Giusto per rendere l'idea del valore che possa avere un esemplare, recentemente ne è stata battuta una all'asta al prezzo di 46.000 euro. Vorrei, ma non posso...

APRILIA SXV 450 (2006)

Aprilia SXV 450

Se stavate per ''crollare'' sotto il peso della noia (?!) delle Aprilia SP, provo a svegliarvi, così. Aprilia SXV 450. Una supermotard, una moto da matti, ci verrebbe da definirla. Nata come prototipo per le corse nel 2003, nel 2004 vinse all'esordio il Mondiale Supermoto classe S2 (sotto ai 450 cc 4T o 250 cc 2T) col pilota francese Jérôme Giraudo. Poco sopra l'abbiamo definita una moto da matti, ma in senso buono, naturalmente. Perché? Semplicemente perché non era la solita motard, era qualcosa di diverso, che prometteva un gran gusto, da tutti i punti di vista. A cominciare dal telaio, che classicamente sulle supermoto, derivate dai modelli cross, era monoculla, e sulla SXV era un perimetrale in tubi d'acciaio coi montanti in lega d'alluminio (con regolazione del cannotto di sterzo): insomma, più una sportiva, che una cross adattata a motard. Il motore? Un bicilindrico a V 4 tempi raffreddato ad acqua da 57 CV e 180 km/h di velocità massima. Peso a secco, 125 kg. Una moto sui generis che probabilmente non si sposava granché con le esigenze tipiche di chi la usava per andare in ufficio o per divertimento: ci si divertiva, molto, l'incognita era... rientrare a casa con la moto. La SXV era diversa dalle altre, nata per le corse - prima bicilindrica a vincere il Mondiale Supermoto - e pertanto è rimasta un po' in disparte. Ma a me piacerebbe... da matti.

APRILIA TUONO V4 1100 Factory (2019)

Aprilia Tuono V4 1100 Factory

Mi era mancato di citarla nel mio Riddenbox (le 10 moto migliori e peggiori che ho guidato), e un po' mi dispiaceva. Quando la provai la prima volta, la Tuono V4, la definii una ''Superbike comoda''. Sì, perché se escludiamo il manubrio alto e la posizione non esasperata, la Tuono rimane tecnicamente una moto da corsa, essendo nata da una costola della RSV4. Dalla ciclistica, passando per il motore, fino all'elettronica. Il telaio a doppia trave e il forcellone a doppia capriata - entrambi in alluminio - le sospensioni Öhlins semiattive (standard Sachs sulla RR), i freni Brembo con pinze monoblocco... E poi c'è il motore, il V4 a 65° da 175 CV, imbrigliato nell'elettronica Aprilia APRC, con controllo di trazione, dell'impennata, della partenza, il cruise control e il limitatore di velocità. Prodotti di qualità e numeri che, tradotti in sensazioni, la fanno risultare facile (finché ci vai a spasso), agile (185 kg a secco) e divertente, tanto divertente. Un mix straordinariamente equilibrato tra prestazioni da moto da corsa e guidabilità fanno della Tuono V4 1100 Factory una delle moto più straordinarie del nostro panorama, non solo nel segmento naked, ma in generale.

APRILIA RSV4 1100 FACTORY (2019)

Aprilia RSV4 1100 Factory

Eccola, la vera superbike. La tanto osannata scritta SP di cui parlavo più in alto è scomparsa dalle carene di Tuono e RSV4, ma le sensazioni trasmesse sono quelle del reparto Aprilia Racing, proprio come succedeva con le più piccole RS 2 tempi o la RSV SP bicilindrica. D'altra parte il biglietto da visita corsaiolo della RSV4 è scritto nelle vittorie dei Campionati del Mondo SBK 2010 e 2012 (ad opera di Max Biaggi) e 2014 (con Sylvain Guintoli). Motore V4 da 1.078 cc, per 217 CV di potenza a 13.200 giri (versione 2019), peso di 177 kg a secco. Numeri che - tanto per aggiungerne altri - hanno permesso ad Andrea Iannone di girare in 1'54'' al Mugello (la pole della MotoGP è 1'45''), dove ha toccato i 310 km/h - da GPS, quindi veri - in occasione dell'Aprilia All Stars 2019. La RSV4 1100 Factory è affilata come una 600 e specialistica come poche moto del segmento supersportive 1000, ma è quella che probabilmente trasmette anche le emozioni più vicine ad una moto da gara (io l'ho scoperta all'Aprilia Academy). E allora, anche se non c'è scritto a caratteri cubitali SP, come fai a non innamorartene?

APRILIA RS 660 (2020)

Aprilia RS 660

Un'altra RS, ma questa del futuro. Sì perché la 660, che riprende la sigla che ha reso celebri le sportive 2 tempi di fine secolo scorso (e nella livrea della foto sopra anche la colorazione della replica Reggiani), ancora non ha debuttato. Doveva farlo al Mugello, in occasione dell'Aprilia All Stars 2020, ma il Coronavirus ci ha messo del suo a tenerci sulle spine... Pandemia o no, la RS 660 è pronta, e il suo debutto imminente: il motore è 4 tempi, un bicilindrico parallelo da 660 cc derivato dalla bancata anteriore del V4 1100 della sorellona RSV. Cifra tonda di 100 CV e 169 kg di peso a secco per la RS 660, che eredita anche la dotazione elettronica delle parenti più grandi, ossia controllo di trazione, dell'impennata, cruise control, quick shift bidirezionale e Aprilia Engine Brake per la gestione del freno motore. Insomma, una ''piccola'' che strizza l'occhio alle superbike, una su tutte la RSV4 con la quale condivide parte della filosofia. Una moto ''normale'', nel panorama delle supersportive da oltre 200 CV, che si fa largo non di forza, ma con furbizia, con una dose di CV giusta e la dotazione ciclistica ed elettronica che serve per fare le cose per bene. Una bella scommessa - sulla carta - di cui potremo riparlare tra un decennio, per capire se le sarà toccata almeno una parte dello straordinario successo che accompagnò le RS 2 tempi.

APRILIA RS 250 SP (2020)

Aprilia RS 250 SP

Vi ho fregati! Se siete arrivati fino a qui, ora vi beccate un'altra - l'ultima - SP. Come per l'Aprilia RS 660, anche stavolta parlo di una moto che abbiamo visto, ma non abbiamo ancora toccato con mano (in pista). E un po' come la 660, su strada, segna il ritorno di una categoria (trasmutata, rispetto a come era in origine), anche la RS 250 SP è la naturale evoluzione delle RS che a centinaia popolavano il mondo della Sport Production in quegli anni 90, anni fatti di autodromi pieni zeppi. Certo, le cose sono cambiate: anche qui non c'è più il 2 tempi, ma numeri e sigle calzano alla perfezione. E l'intento - soprattutto - è lo stesso: ridare vita ad un campionato che, nei tempi che furono, ha partorito fior fior di talenti del motociclismo. La RS 250 SP, prodotta in collaborazione con Ovhale - quella delle miniGP - è una monocilindrica 4 tempi da 250 cc, per circa 30 CV, con componentistica racing: dalle sospensioni Öhlins, passando per i cerchi Marchesini e i freni Brembo. Tanto lavoro è stato fatto anche nell'ottica di ridurre al massimo il peso: 105 kg a secco sulla bilancia, con una cura dimagrante da -30 kg rispetto alla RS da cui deriva. Un'altra scommessa di Aprilia, insieme alla RS 660, in direzione della passione, del divertimento, delle gare. Ed è per questo che mi emoziona: è un'altra occasione di avvicinare, unire il mondo delle corse e quello delle moto da strada, come ha sempre saputo fare alla grande la scuola Aprilia Racing, sin dai tempi delle AF1 e delle RS.


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