Autore:
Salvo Sardina

POLE E VITTORIA È successo a Monte Carlo e poi c’è stato il bis a Indianapolis. Accade così che due delle corse più iconiche del motorsport siano accomunate dallo stesso destino, quello di vedere l’autore della pole position trionfare anche al termine della gara. Insomma, Simon Pagenaud come Lewis Hamilton, la velocissima Indy500 come il trafficato inferno tra le tortuose stradine del Principato. Le analogie, però, finiscono qui con il francese vittorioso nella 500 Miglia solo grazie a un pazzesco sorpasso all’esterno a meno di due giri dalla bandiera a scacchi.

NIENTE BIS PER ROSSI Al comando, nonostante un problema al pit-stop che gli aveva fatto precedentemente perdere terreno, c’era Alexander Rossi. Lo statunitense aveva infatti sferrato l’attacco a Pagenaud a pochi giri dal termine, dopo che la gara era ripartita dalla bandiera rossa causata dallo spettacolare incidente – per fortuna senza conseguenze – che aveva messo fuori causa Graham Rahal, Sebastien Bourdais, Felix Rosenqvist e Zach Veach. Come detto, però, il transalpino del Team Penske non si è perso d’animo e, consapevole della superiorità della sua monoposto motorizzata Chevrolet (ben 116 su 200 i giri conclusi al comando), ha portato a casa un sorpasso da cineteca. E, ovviamente, il solito bagno di latte in victory lane, oltre che la leadership del campionato IndyCar per un solo punto sul compagno Newgarden.

AMERICA (QUASI) GREAT AGAIN Alla fine non c’è stata la vittoria di un pilota Usa, ma gli Stati Uniti hanno messo ben sei piloti in top-10. Alle spalle di Pagenaud e Rossi ha chiuso sul podio il giapponese Takuma Sato, che aveva vinto l’edizione 2017 della corsa più veloce al mondo. Ai piedi del podio altri due alfieri di Roger Penske, Josef Newgarden e il vincitore uscente Will Power (spostato in fondo al gruppo nel giro 79 per aver colpito un membro del personale ai box), seguiti da Ed Carpenter, dal rookie Santino Ferrucci, Ryan Hunter Reay, Tony Kanaan e Conor Daly. Giornata storta, invece, per gli altri due veterani Scott Dixon e Helio Castroneves, rispettivamente diciassettesimo e diciottesimo sotto la bandiera a scacchi. Un errore di guida ha invece portato dritta contro il muro la piccola Juncos Racing di Kyle Kaiser, il grande protagonista del Bump Day che aveva messo fuori gioco Fernando Alonso.


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Indy500 2019, risultati finali 829 Kb