La Federazione ha deciso: non ci saranno sanzioni contro le due Williams di Alex Albon e Logan Sargeant, né contro Sergio Perez o Lance Stroll per le infrazioni dei track limit nello scorso GP degli Stati Uniti ad Austin. Con un giorno di ritardo rispetto alla data inizialmente prevista per l’udienza – i commissari mercoledì avevano chiesto un rinvio – i giudici Fia hanno infatti rigettato il ricordo presentato dalla Haas, che all’indomani del GP Brasile aveva impugnato l’ordine d’arrivo della gara statunitense rilevando numerosi tagli in curva-6 non sanzionati dalla Direzione gara. Nello specifico, la Haas non è però riuscita a dimostrare che le prove a sostegno della propria tesi fossero nuove, significative e rilevanti per procedere con il dibattimento nel merito della vicenda.

LA SENTENZA La scuderia americana aveva presentato i video delle telecamere on-board dei piloti “incriminati”, che sono di per sé prove già esistenti al momento della decisione iniziale. Inoltre, la Direzione gara ha chiarito come l’inquadratura on-board sia sempre poco affidabile per giudicare dei tagli, e che a tale scopo prende in considerazione solo le telecamere fisse a circuito chiuso posizionate in ogni curva. Quelle installate in curva-6, tuttavia, non consentivano di giudicare in maniera consistente e affidabile i tagli di tutti i piloti, ed è per questo motivo che si era deciso di non procedere con alcuna sanzione per le infrazioni dei track limit in quel tratto del tracciato di Austin.
Nato a Palermo nel 1988, sin da bambino manifesta una sconfinata passione per le corse automobilistiche. Nel 2012 inizia a raccontarle su FormulaPassion.it, fino a diventare coordinatore della redazione. Non perde un Gran Premio da quando ne ha memoria: nel Gp d’Italia 2015 a Monza è tra i più giovani accreditati nel paddock. Giornalista dallo stesso anno, passa a MotorBox nel febbraio del 2019 per seguire da inviato Formula 1 e Formula E. Nel frattempo si laurea anche in giurisprudenza: dice sempre che non c’entra niente, ma che fa curriculum. In redazione minaccia di morte chiunque si sieda a quello che considera il suo posto.



