Pubblicato il 11/02/21

UN GIOVEDÌ LUNGO 3 ANNI Sembrava dover essere una partita lunghissima e dai risultati impronosticabili. E invece, già al termine della prima e tanto attesa riunione odierna della F1 Commission – l’organismo che discute e decide il futuro del circus – la Federazione, Liberty Media e i team presenti in griglia di partenza sembrano aver raggiunto un accordo di un certo peso, potenzialmente in grado di condizionare i risultati sportivi dei prossimi campionati oltre che di riprogrammare il Dna stesso della classe regina del motorsport. In ballo, come detto già nei giorni scorsi, c’era principalmente la questione del congelamento delle power unit: una vicenda già discussa in passato e tornata improvvisamente d’attualità a causa della crisi economica scatenata dalla pandemia da Covid-19. Ebbene, secondo quanto comunicato a margine dell’incontro di oggi, i team hanno unanimemente votato il blocco agli sviluppi dei motori dal 2022 a tutto il 2024, trovando anche una convergenza di intenti sul calendario e sul format del weekend, con le gare sprint che potrebbero essere provate già quest’anno. Ma andiamo con ordine…

F1 2019, la power unit Mercedes sarà installata sulla Williams fino al 2025

POWER UNIT CONGELATE PER TRE ANNI: LA VITTORIA RED BULL (E MERCEDES)

IL CAMBIO DI ROTTA Il blocco degli aggiornamenti va evidentemente nella direzione sperata da Christian Horner e dalla Red Bull. Da Milton Keynes (ma anche da Maranello) fino a qualche mese fa si opponevano fermamente alla decisione di congelare i propulsori confidando nella capacità dei motoristi Honda (e Ferrari) di colmare il gap dal 1.6 turbo ibrido Mercedes, accettando comunque alcune limitazioni nella possibilità di evolvere la power unit nel corso del campionato 2020 e 2021. Il dietrofront si è invece reso necessario con la scelta improvvisa e inaspettata del costruttore nipponico di abbandonare la categoria alla fine di quest’anno: Red Bull è corsa ai ripari, si è detta disponibile a gestirsi da vero e proprio “cliente” il motore giapponese riscontrando però le enormi difficoltà nel doverlo anche sviluppare in autonomia. Il freeze a fine stagione è dunque effettivamente una vittoria del team anglo-austriaco (e lo stesso vale per i fratellini dell’AlphaTauri), che potrà continuare a usare fino a tutto il 2024 il propulsore Honda fatto e finito, senza essere costretto a diventare cliente Mercedes o Ferrari, o a tornare da Renault dopo la rottura del 2018.

RAGIONI MERCEDES E FERRARI Facile ipotizzare anche che, con il miglior motore in griglia di partenza, Mercedes abbia accettato di buon grado la proposta di congelare gli aggiornamenti fino al 2025. La casa di Stoccarda può infatti tagliare i costi di ricerca e sviluppo mantenendo la relativa tranquillità di essere spinta dal miglior prodotto in circolazione. Più difficile è invece scrutare le ragioni che hanno portato la Ferrari ad aderire a un’istanza considerata inizialmente indigesta, vista la necessità di recuperare terreno dopo il taglio di potenza subito in seguito ai controlli della Federazione sulla power unit 2019. Fermo restando che una riduzione delle voci di spesa certo non fa mai male, resta da capire se gli uomini di Mattia Binotto abbiano accettato grazie alla consapevolezza di poter colmare entro l’inizio del mondiale 2022 (o magari di averlo già fatto) il pesante gap accumulato lo scorso anno.

I vertici motorsport di Honda con il team principal Red Bull, Christian Horner

OLTRE IL 2024: I PRINCIPI GUIDA PER I MOTORI DEL FUTURO DELLA F1

I NUOVI MOTORI Nella bozza di accordo siglato oggi all’unanimità, i team hanno poi anche individuato le linee guida – saranno discusse nel dettaglio più in avanti – che caratterizzeranno i propulsori del futuro, in pista dal 2025 e non, come inizialmente previsto, dal 2026. Le nuove unità motrici dovranno garantire sostenibilità economica ed ambientale, oltre a essere “rilevanti per il settore automotive” e, quindi, dovranno utilizzare tecnologie che potranno essere trasposte sulla produzione di serie, anche nell’ottica di attirare l’ingresso di nuovi costruttori. I motori del futuro dovranno essere – si legge nella nota ufficiale di Formula 1 – “potenti e in grado di suscitare emozioni”, andando forse nella direzione opposta a questa generazione, almeno per quanto riguarda il sound. Infine, non mancano precisazioni anche sul carburante da utilizzare, che dovrà essere interamente “bio”, derivato da materiali di riciclo e scarsamente inquinante, anche per andare incontro all’obiettivo della categoria di essere a “impatto zero” entro il 2030.

FORMAT DEL WEEKEND: APERTURA FORMALE ALLE GARE SPRINT

DISCUSSIONI IN STATO AVANZATO Al contrario di quanto pronosticato inizialmente, non si è invece arrivati a un accordo definitivo per la modifica del format del weekend. Le squadre hanno però accolto di buon grado l’idea di testare in alcuni fine settimana – si parla di Montreal, Monza e Interlagos – l’ipotesi di una gara sprint di 100 km al sabato che assegnerebbe punti dimezzati e servirebbe a stabilire la griglia di partenza del Gp “classico” della domenica. Le qualifiche tradizionali verrebbero dunque anticipate al venerdì con la modifica, a cascata, di numerosi altri dettagli come i treni di gomme da utilizzare, il regime di parco chiuso o gli orari e la durata delle sessioni di prove libere. Per questo motivo, i team hanno dato la propria disponibilità, riservandosi però di studiare nel dettaglio il possibile regolamento alternativo del weekend prima di prendere una decisione finale, che sarà comunque formalizzata entro l’inizio del mondiale.

F1 GP Emilia Romagna 2020, Imola: la partenza della gara

NIENTE INVERSIONE Le ragioni del sì spiegano che, raddoppiando le gare nei weekend, aumenterebbero gli introiti per i team dai diritti televisivi e anche per i circuiti, visto che la giornata di venerdì, ospitando le qualifiche, diventerebbe molto più attraente per il pubblico sugli spalti. Una sorta di quadratura del cerchio: aumentare le gare senza ingolfare il già congestionato calendario mondiale. Per parola dello stesso Stefano Domenicali non ci sarà alcuna inversione di griglia e il rischio è dunque quello di abbandonare l’assetto tradizionale regalando però uno spettacolo tutto sommato molto simile a quello che si potrebbe vedere nella gara principale. È anche vero però che questo 2021 di transizione, con monoposto che saranno solo una piccola evoluzione delle precedenti, offre il terreno ideale per una prova: un tentativo a costo zero (o quasi) da riproporre o scartare definitivamente in vista della rivoluzione dei regolamenti tecnici del prossimo anno. Per questo motivo, forse, non sarebbe così folle persino far saltare il banco e, perché no, testare anche soluzioni con inversione di griglia.

CALENDARIO: PORTOGALLO OK, SI ATTENDE LA FIRMA

SI TORNA A PORTIMAO La riunione della F1 Commission ha offerto anche spazio per discutere come riempire lo slot “TBC” ufficialmente previsto nel fine settimana del 2 maggio 2021. Già nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni sulla pista di Portimao che, insieme a Imola, sarebbe ripescata in questa stagione per sostituire gli appuntamenti in Cina e Vietnam. Anche su questo punto i team hanno trovato l’accordo e dunque adesso manca soltanto la firma del contratto con gli organizzatori dell’evento a separarci dall’ufficialità del rientro in calendario del Gp del Portogallo.  

F1 GP Portogallo 2020, Portimao: la partenza della gara

BUDGET CAP: ANCHE I PAPERONI DEL VOLANTE RIENTRANO NEL TETTO DI SPESA?

TAGLIO DEI COSTI Come è noto, la grande novità del campionato 2021 – dopo lo slittamento della maggior parte delle innovazioni tecniche al 2022 – è il debutto delle regole del budget cap. I team dovranno rispettare un tetto massimo di spesa, allo scopo di contenere nel medio periodo le differenze prestazionali tra i grandi costruttori in grado di spendere senza limiti e le piccole scuderie di fondo classifica. Nel regolamento per il contenimento dei costi non è però incluso lo stipendio elargito dalle squadre ai piloti e ai tre top dirigenti al vertice dell’organigramma. Nell’ottica di contenere anche queste voci di spesa sarà creato un gruppo di lavoro, che includerà anche i piloti, per discutere della possibilità di portare tutti gli ingaggi all’interno del limite previsto.


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