Pubblicato il 23/04/20

I PICCOLI CONTRO IL CAVALLINO Neanche di fronte agli enormi problemi causati dalla pandemia di coronavirus la storica litigiosità degli attori della F1 viene meno. La guerra tra scuderie è nuovamente esplosa attorno allo spinoso argomento del budget cap. A seguito della crisi economica innescata dallo stop alla stagione 2020, i team più piccoli hanno fatto fronte comune chiedendo di abbassare il limite di spesa fissato a 175 milioni di dollari per il prossimo anno. La loro proposta iniziale era di scendere fino a 100 milioni, mentre una soluzione di mezzo prevederebbe un abbassamento a 145 milioni di dollari. La Ferrari, però, si oppone fermamente anche a questa possibilità e lo ha ribadito nei giorni scorsi con dichiarazioni che hanno innescato anche un piccolo giallo.

F1 GP Azerbaijan 2019, Baku: John Elkann e Mattia Binotto (Ferrari)

PRESE DI POSIZIONE E REAZIONE FURENTE Come vi abbiamo riportato ieri, infatti, il Cavallino Rampante ha voluto chiarire il significato delle frasi del team principal Mattia Binotto. In un'intervista uscita in Gran Bretagna mercoledì sera, Binotto sembrava aver minacciato una possibile uscita dalla F1 del team di Maranello. La Ferrari ha specificato di non voler abbandonare il Circus, ribadendo allo stesso tempo la sua contrarietà a un abbassamento del budget e suggerendo soluzioni alternative come l'introduzione delle vetture clienti. Tutte prese di posizione che hanno fatto infuriare uno dei principali sostenitori dell'abbassamento del tetto di spesa, il CEO della McLaren Zak Brown. Il manager americano, nel corso di una videoconferenza stampa, si è scagliato duramente contro la scuderia italiana.

CAMBIARE PROSPETTIVA Stante l'attuale situazione di incertezza sul futuro, la F1 dovrebbe cambiare il proprio approccio. Questo è il pensiero di Brown, il quale ha dichiarato: ''Siamo in una situazione in cui se la F1 segue le sue vecchie abitudini siamo tutti a rischio estremo. E penso che se pensiamo al futuro e andiamo al passo con i tempi, non solo possiamo sopravvivere a quello che sta succedendo adesso, ma alla fine lo sport potrà prosperare e tutti vinceremo. Sono pronto per un buon dibattito salutare, ma penso che i commenti che vengono portati avanti non quadrino, si contraddicano e non riflettano accuratamente ciò che penso sia la realtà. Purtroppo, non ci sono molte squadre - se ce ne sono - che generano un profitto. Non credo che le persone coinvolte nella F1 lo siano per generare profitti: penso che siano lì per promuovere il valore del franchising. Ogni squadra ha una ragione diversa per cui è in F1. E gran parte di ciò è quello di offrire valore ad altre aziende, sia nel settore delle bevande sia nel settore automobilistico''.

F1, GP Abu Dhabi 2019: Toto Wolff (Mercedes) Mattia Binotto (Ferrari), Zak Brown (McLaren) e Cyril Abiteboul (Renault)

URGONO REAZIONI Un altro passaggio delle dichiarazioni di Binotto che non è andato giù a Brown è quello relativo all'invito di non prendere decisioni frettolose: ''Penso che tutti riconosciamo che, nei tempi moderni, stiamo attraversando la più grande crisi che il mondo abbia visto. Hanno chiuso gli stati. Ha chiuso il settore industriale. Non avere fretta di affrontare quello che sta succedendo penso sia un errore critico. È vivere nella negazione. Penso che potreste trovare praticamente ogni presidente, primo ministro o amministratore delegato nel mondo che ha fretta di affrontare questo problema frontalmente''.

NO ALLE VETTURE CLIENTI Anche la proposta della Ferrari di reintrodurre le vetture clienti è bocciata senza mezzi termini da Brown: ''Credo che l'ultima volta che ci sono state le auto clienti sia stato negli anni '70. Quindi per la F1, che si basa sull'essere un costruttore, non vedo come questa potenziale soluzione sia coerente con altri commenti secondo cui il DNA della F1 è quello di essere un campionato di costruttori e l'evoluzione della tecnologia: sembra una soluzione da anni '70''.

F1, GP Brasile 2019: Charles Leclerc (Ferrari) precede Kevin Magnussen (Haas) e Antonio Giovinazzi (Alfa Romeo)

L'ATTACCO FINALE La Ferrari, si sa, da sola contribuisce a gran parte del fascino della F1. Non a caso, il team di Maranello è l'unico che dispone di un discusso diritto di veto sulle decisioni che vengono prese riguardo i regolamenti. Proprio per questo motivo, hanno fatto clamore le minacce - più o meno velate e più o meno smentite - di abbandonare il Circus in caso di riduzione del budget cap. Brown è convinto che anche scendere a un tetto di 100 milioni di dollari, valore che non comprende diverse voci come ad esempio gli stipendi dei piloti, non intaccherebbe il ruolo di apice del motorsport della F1. Non solo, l'americano pensa che il campionato potrebbe sopravvivere anche a un divorzio così doloroso: ''Odierei vederli abbandonare la categoria, quindi non è certo qualcosa che vorremmo vedere accadere. Tuttavia, penso che questo sport possa sopravvivere con 18 auto in griglia. E penso che ci siano altri produttori di power-unit che potrebbero coprire i due team clienti che sono attualmente forniti da loro. D'altra parte, penso che se manteniamo un budget cap troppo alto e questo finisce per far abbandonare quelli che stanno mettendo le mani in tasca investendo nella F1, non credo che questa possa poi sopravvivere con 14 auto in griglia. Penso che con 16 vetture sarebbe proprio al limite, con 18 ce la farebbe. Quindi penso che potrebbe sopravvivere senza di loro, ma preferisco davvero che rimangano in questo sport. Penso che lo sport sia molto meglio con loro che senza''.


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