Pubblicato il 23/04/20

SPENDING REVIEW Non deve essere certo facile bilanciare interessi economici e sportivi tanto diversi. Eppure questo è il destino di chi gestisce la Formula 1, costretto in questi giorni a barcamenarsi tra la necessità di ridurre i costi per evitare il crollo finanziario dei team più piccoli – mai come in questo momento storico un’esigenza particolarmente sentita – senza scontentare le grandi case automobilistiche, in grado di mettere sul piatto cifre ben maggiori rispetto a quelle proposte in sede di budget cap. Il tetto per il 2021, fissato a 175 milioni di dollari prima del coronavirus – ma cifre importanti come gli stipendi dei piloti e dei top manager erano escluse dal conteggio – era stato accolto con favore un po’ da tutti, seppur con qualche mugugno da parte delle scuderie di fondo classifica. Nell’attesa di capire quando i motori torneranno a rombare, Liberty Media ha però adesso la necessità di ridurre ulteriormente i costi imponendo una spesa massima più bassa. Esigenza che tuttavia non incontra il favore dei big del campionato. Un esempio? Quello della Ferrari che, per bocca del suo team principal Mattia Binotto, si è scagliata contro le restrizioni sul tavolo in questi giorni.

F1 Test Barcellona 2020, Day-2: Sebastian Vettel (Ferrari) all'uscita dai box

FERRARI LASCIA? Non avrebbe usato mezzi termini, l’ingegnere di Losanna, abbozzando una tattica tanto cara al patron Enzo Ferrari (che per fare pressioni sulla governance è persino arrivato a progettare una monoposto per correre a Indy). Intervistato dai britannici del The Guardian, Binotto è stato infatti piuttosto fermo nel respingere l'ipotesi di ulteriori riduzioni dei costi: “Il tetto massimo di spesa abbassato a 145 milioni di dollari è già una nuova e faticosa sfida per noi, rispetto a quello che si era deciso la scorsa estate. Non può essere raggiunta se non con importanti sacrifici in termini di risorse umane. E se pensano di abbassarlo ulteriormente non vorremmo essere messi nella posizione di dover guardare ad altre opzioni che rispecchino meglio della F1 il nostro Dna corsaiolo… Nel campionato ci sono molti team con caratteristiche diverse, che operano in Paesi differenti e con leggi differenti, ognuno con la propria organizzazione lavorativa. Non è così semplice effettuare cambi strutturali del genere. Il taglio dei costi non è così lineare”.

LA SMENTITA Parole dure, mitigate qualche ora dopo da un comunicato della stessa Ferrari volto ad ammorbidirne il tenore e a stemperare il clima. “Vorremmo chiarire quello che Mattia – si legge nella nota emessa qualche minuto fa da Maranello – ha detto nella sua intervista pubblicata ieri sera. Non è mai stato detto che la Scuderia Ferrari si ritirerà dalla Formula 1 ma, al contrario, che non vorremmo essere messi nella posizione di doverci guardare intorno per cercare altre opzioni che rispecchino il nostro Dna, piuttosto che continuare a correre in F1 nel caso in cui il budget cap venisse ulteriormente abbassato in maniera drastica mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro. L’incomprensione è stata causata anche dal titolo ingannevole utilizzato nell’articolo e corretto immediatamente dopo la pubblicazione”.  

F1 Testing 2020: Mattia Binotto (Ferrari)

MONOPOSTO CLIENTI Al di là delle dichiarazioni e delle interpretazioni, resta però chiaro il malcontento della Ferrari dinanzi alla riduzione del tetto di spesa. “Siamo ben consapevoli come la Formula 1 – ha  concluso il team principal del Cavallino – e in generale tutto il mondo si trovino ad affrontare un periodo particolarmente complicato a causa della pandemia. Ma non è il momento giusto per reagire frettolosamente se poi c’è il rischio di prendere decisioni d’emergenza che non valutino tutte le possibili conseguenze. La F1 deve essere il vertice del motorsport in termini di tecnologia e performance, deve essere attrattiva per i grandi costruttori di automobili e per gli sponsor che vogliano essere parte della categoria più prestigiosa. Se si ridurranno i costi eccessivamente, allora rischieremo di abbassare anche il livello, avvicinandoci pericolosamente alle categorie minori”. E allora qual è la chiave per risolvere questo intricato quesito? Un po’ come suggerito da Christian Horner, rivale in pista e su altri tavoli (come quello dell’accordo Fia-Ferrari sulla power unit), Binotto sposa l’idea della vendita di intere monoposto ai clienti: “Se l’attuale emergenza pone in dubbio l’esistenza di qualche competitor, la Ferrari è aperta a discutere anche il cambiamento di alcuni fondamenti della categoria. Ad esempio, le monoposto clienti non sarebbero un sacrilegio, visto quanto già accade in MotoGP”.


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