Alberto Saiu
Pubblicato il 15/04/21

LA STESSA STORIA È inevitabile. Non ci vuole molto a notarlo: ogni anno è sempre la stessa storia. Basterà fare un rapido giro su Instagram, Facebook o sulla vostra app di social networking preferita per capire di cosa sto parlando. Fa parte delle unwritten rules di chi gestisce un qualsiasi canale che tratti di Formula 1: la retorica, banale, morbosa necessità di ricordare Ayrton Senna e Roland Ratzenberger. Solitamente, questo stillicidio si ripropone con l’approssimarsi del primo maggio. Le nostre home page vengono puntualmente invase, anno dopo anno, dalle stesse identiche fotografie, dagli stessi video, dalle stesse interviste e dagli stessi aneddoti (uno su tutti: Senna correva con la bandiera austriaca nell’abitacolo).

F1 GP San Marino 1994, Imola: l'incidente di Ayrton Senna

IMOLA '94 Mi prendo un secondo per fare chiarezza: Ayrton è stata una delle figure più influenti della mia vita. Come pochissimi altri, Senna ha avuto un’influenza dirompente sulla vita di molti di noi. Il giorno della sua morte rappresenta uno dei più grandi momenti di totale sconforto della mia infanzia. Ricordo in maniera nitida la conferenza stampa, in diretta dall’ospedale di Bologna, con la quale veniva comunicato al mondo intero la morte del campione brasiliano. Seguirono momenti di pianto disperato. Come molti di voi, pur senza aver mai avuto la fortuna di conoscere personalmente Ayrton, sono stato toccato dalla sua magia. Pertanto, non mi permetterei mai di suggerire a qualcuno di non tributare il giusto rispetto ad Ayrton, specialmente se si tratta di persone che hanno avuto modo vedere in Ayrton un faro, un idolo, un role model, anche se, come successo al sottoscritto, solo attraverso la mediazione di televisioni e giornali.

F1 GP San Marino 1994, Imola: Ayrton Senna (Williams Racing) prima del via della gara

''COME UNA FESTA COMANDATA'' Quello che trovo stucchevole è il dover calendarizzare il ricordo Senna all’interno di alcuni, determinati e scadenzati, momenti. Poco importa se sia il 21 marzo, giorno del compleanno o il primo maggio, anniversario della morte. Il ricordo di Senna è trattato alla stregua di una festa comandata. È Natale? Faccio l’albero. È il primo maggio? Posto una foto di Senna. Se tutto questo “ricordare chiassosamente” non fosse stato già abbastanza penoso, da un paio d’anni, con l’ingresso in calendario del GP dell’Emilia Romagna, i momenti di obbligato cordoglio sono ulteriormente aumentati. I post che abbiamo ammirato prima del GP dello scorso novembre sono i medesimi che stiamo vedendo in questi giorni e, potete giurarci, non saranno dissimili dai feed che verranno pubblicati alle 00.01 del prossimo primo maggio.

F1 GP San Marino 1994, Imola: Ayrton Senna (Williams Racing)

LA RETORICA DEL RICORDO Post intrisi di melanconia, di imbarazzante retorica, di pesante e inutile banalizzazione del personaggio. A ben vedere, la cosa peggiore è il movente: ricordare Senna per un presunto obbligo morale. Senna è un personaggio che vende, quindi, in maniera del tutto legittima quando si gestisce un account social, si può cogliere l’occasione per ottenere qualche manciata di like senza fare troppa fatica. D’altronde, chi si sognerebbe di non mettere like ad una foto di Ayrton? Ma l’aspetto utilitaristico è il meno aberrante. La cosa che più mi lascia perplesso è il fatto di doverlo ricordare per cavalcare una wave, per non passare da insensibili, per non risultare fuori posto, per non sembrare stronzi o poco attenti. E se questo atteggiamento, sebbene lontano dalla mia idea di qualità informativa, può ancora trovare un senso, una labile giustificazione, per quello che riguarda quell’immenso personaggio che era Ayrton, non ha ragione di esistere nei confronti di Roland.

Ayrton Senna immaginato nell'atto di uscire dalla sua Williams incidentata a Imola '94

IL TRIBUTO RIFLESSO Ogni essere umano ha pari dignità, ma non possiamo negare il fatto che alcuni soggetti trascendono la condizione terrena, trasformandosi in icone, in leggende. Senna, così come Ali, Bryant, JFK, Maradona o Giovanni Paolo II rappresentava, per il mondo intero, qualcosa di irripetibile e fondamentale. Come si dice in America: Ayrton era larger than life. Quindi, in fin dei conti, posso capire questa overdose di stucchevole retorica. Roland, al contrario, era un ragazzo comune che, probabilmente, sarebbe transitato per qualche tempo in F1 senza lasciare dietro di sé alcuna impresa memorabile. Non si tratta di dignità umana o mancanza di rispetto ma di iconicità e rilevanza. Se Ratzenberger non fosse morto in pista, ma in qualsiasi altro contesto lo ricorderemo allo stesso modo? E ancora, se non fosse morto nel medesimo weekend in cui è morto il più iconico pilota della storia delle corse, lo ricorderemmo allo stesso modo e con così tanta enfasi?

F1, Roland Ratzenberger a Imola nel 1994

IL RAGAZZO DEL GIORNO PRIMA Ho come l’impressione che si viva un senso di obbligatorietà nel doverlo ricordare. Abbiamo ricordato Senna, il più grande, e allora dobbiamo ricordare anche Roland, il ragazzo comune. Altrimenti ci sentiamo in difetto, inadeguati, partigiani. Degli stronzi, in pratica. Scatta quel meccanismo per il quale “i morti sono tutti uguali”. Vanno ricordati allo stesso modo. Ma è una finzione, una forzatura. L’ennesima, sconcertante, banalizzazione di una tragedia. Mi capita di pensare a Senna praticamente ogni giorno della mia vita, quasi come fosse un fratello maggiore dal quale ho imparato a pensare e ad agire. Ayrton ha toccato la mia esistenza come pochi altri esseri umani sono stati capaci di fare e credo che per molti di voi valga la stessa cosa. E allora proviamo a fare uno sforzo: ricordiamo Ayrton, ma tutti i giorni e facciamolo in maniera critica, non con commiserazione. Per quello che riguarda Roland, sarebbe bello approfondire aspetti poco conosciuti della sua vita, e ricordarlo in qualsiasi momento dell’anno ma non il 30 aprile. Perché nel 99% dei casi lo si commemora come “il ragazzo che è morto il giorno prima di Ayrton”. A me sembra tutto molto svilente.

 


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