Autore:
Simone Dellisanti

SCONFITTA Il Gran Premio di Monza, 14esimo appuntamento del Mondiale di F1 2018 è 'andato al diavolo'. Eppure, la gara di casa per il Cavallino Rampante doveva essere un trionfo viste le premesse che Vettel e Raikkonen avevano stabilito in qualifica con le prime due caselle occupate dalle monoposto di colore rosso. Invece è arrivata solo una grande delusione. I tifosi accorsi a Monza hanno visto Hamilton e Bottas salire sul podio, inframezzati da Raikkonen, mentre Vettel si è dovuto accontentare del quarto posto. Troppo poco per mantenere vive le speranze di una vittoria iridata, i 30 punti che distaccano il pilota tedesco dall'inglese, sembrano incolmabili ora. Il testacoda di Vettel potrebbe aver compromesso tutta la stagione 2018 della Ferrari, ma gli errori della Scuderia pongono le radici nella pessima gestione di Arrivabene e soci, dei due piloti di casa, Vettel e Raikkonen. L'uno troppo emotivo, distratto e mancante di sangue freddo, l'altro discontinuo, dalle performance altalenanti che non gli hanno mai permesso di essere al centro dei progetti della Rossa.

IL TEDESCO Partiamo da Vettel. Difficile credere che in Ferrari ormai non conoscano il gioiellino di Heppenheim. Veloce, sanguigno e combattivo tanto quanto incline a errori durante la gara. Inutile e autodistruttiva la strenua resistenza della seconda posizione alla Variante della Roggia su Hamilton, dopo solo 10 secondi di gara. Sarebbe stato molto più semplice accodarsi e tentare il sorpasso più avanti, senza rischiare di compromettere la gara e la stagione intera con una staccata azzardata. Più facile a dirsi che a farsi direte voi. Sono d'accordo, ma se Vettel vuole tornare a vincere un Mondiale non può permettersi di fare questi errori. Questi sono errori che può fare Verstappen, non uno che ha vinto quattro titoli iridati in F1. Cosa è successo domenica alla variante della Roggia? Vettel non ha accettato il sorpasso di Hamilton, ha allungato la staccata per difendersi ma l'anteriore della Rossa è andato a toccare la Mercedes di Hamilton con il volante del tedesco ormai già tutto chiuso per affrontare la curva. Risultato? Vettel in testacoda e addio ai sogni di gloria brianzoli. A parte il grave errore di Vettel, incline a sbagliare quando è troppo sotto pressione (vedasi GP di Germania, esempio perfetto di un'altra gara buttata alle ortiche e che peserà fortemente, in negativo, alla fine del Mondiale 2018) si potrebbe auspicare che gli strateghi e i tecnici della Ferrari siano in grado di parlare ai propri piloti, soprattutto prima di una gara così importante stabilendo, insieme a loro, che sarebbe inutile tentare una difesa forzata a pochi metri dal via rischiando di danneggiare la macchina, la gara di casa e, con ogni probabilità, la possibilità di vincere il Campionato.

IL FINNICO Capitolo Raikkonen: il finlandese è da tempo osannato dai tifosi italiani, purtroppo più inclini a tifare il personaggio piuttosto che la pura performance in pista del finnico. Se Bottas dall'inizio della stagione è stato un valido gregario per Lewis Hamilton, lo stesso non si può dire di Raikkonen. Soprattutto all'inizio della stagione, Kimi non è riuscito a lottare nel gruppo di testa insieme a Vettel, restando distante dalle posizioni che contano sia in qualifica che in gara a causa, certo, di alcuni problemi tecnici ma anche delle sue prestazioni altalenanti (non nascondiamoci dietro a un dito dicendo il contrario). Le performance del finnico sono migliorate, pian piano, nel corso della stagione ma non è davvero possibile dover aspettare fino a quasi metà stagione per vedere Raikkonen lottare. Che lo spauracchio Leclerc abbia funzionato non c'è dubbio, ma alla Ferrari serve un pilota in grado di ostacolare la Mercedes da subito, che sia costante nelle sue performance e che sia in grado di aiutare il team nello stabilire strategie e tattiche durante un Gran Premio. Dopotutto, è più semplice creare tattiche per far vincere Vettel, se Raikkonen è secondo o terzo, piuttosto che sesto o settimo. La strategia attuata dalla Mercedes nel Gran Premio di Monza né è un esempio e non sarebbe stata attuabile se Bottas fosse stato fuori dai primi tre/quattro. Se la Mercedes vincerà il Mondiale, il 50% del merito sarà del suo secondo pilota, ed è proprio per questo che servono i gregari, altrimenti in F1 si gareggerebbe con una sola vettura per scuderia.

AUTODISTRUZIONE Da sottolineare che, nella giornata di ieri, facendo riferimento a Kimi Raikkonen, sono impietosamente mancate delle direttive e degli ordini di scuderia dalla Ferrari ai poprio piloti, cosa che invece dovrebbe fare un team voglioso di vincere il Mondiale. Alla partenza, Kimi Raikkonen ha giustamente difeso la posizione, anche sul suo compagno di squadra Vettel. Inutile chiedergli di lasciare strada da subito al tedesco, rischiando di far passare anche le Mercedes di Hamilton e Bottas, ma forse non tutti si sono accorti della difesa della posizione sul suo stesso compagno di squadra tedesco alla Variante della Roggia, assolutamente dannosa. Andate a rivedere il momento del testacoda di Vettel: dopo la prima variante, Vettel si mette in scia di Raikkonen e si avvicina a Kimi. Il tedesco prepara il sorpasso alla staccata della Roggia ma Raikkonen si sposta a sinistra chiudendo la porta. Vettel deve rallentare per non tamponare Kimi e Hamilton si infila alla destra della Rossa. Per l'inglese c'è tutto lo spazio necessario per tentare il sorpasso visto che le due Ferrari si stanno rubando lo spazio a vicenda, ostacolandosi, prima della Roggia. Quello che è successo dopo, lo sappiamo. Quindi, un altro grave errore della Scuderia Ferrari nelle gestione del secondo pilota, ormai fuori dai giochi per la classifica finale.

MANCANZA DI ORDINI E' davvero impensabile che 'fior fior' di strateghi in quel di Maranello non abbiano istruito il finnico sul non ostacolare un sorpasso in gara del leader, ufficioso, della squadra. Sarebbe stata sufficiente una banale comunicazione, anche pre-gara, al secondo pilota del team per evitare difese avventate, evitando così un disastro sportivo. Da sottolineare quanto davvero poco contano le parole di Arrivabene alla fine della gara "Noi non assumiamo maggiordomi". Forse, però, se si vuole ritornare a vincere sarebbe il caso perlomeno di stabilire una strategia d'attacco o di difesa con i propri piloti, istruendoli su quello che devono o non devono fare in pista. Altrimenti si continuerà a vedere le Mercedes passare in parata sul rettilineo di Monza vincendo i mondiali di F1, mentre la Ferrari si sta ormai immedesimando nella frase che i suoi fan scrivono sempre più sui social "Anche quest'anno vinciamo l'anno prossimo", con buona pace di maggiordomi e non.


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