Pubblicato il 07/10/20

DOPO HONDA Cosa succederà alla Red Bull dal 2022 quando sarà ufficialmente terminata la partnership – che fino a questo momento ha fruttato 15 podi e 5 vittorie considerando anche i risultati di Toro Rosso e AlphaTauri – con la Honda? Dopo lo shock per il ritiro del motorista nipponico, è adesso questa la domanda fondamentale a cui, dalle parti di Milton Keynes, si lavora per trovare una risposta nel minor tempo possibile. Nei giorni scorsi abbiamo già detto come nel futuro dei team “energetici” ci potrebbe essere l’ingresso di un nuovo fornitore di power unit, come ad esempio Porsche. La soluzione dovrà tuttavia passare dalla modifica di un regolamento tecnico troppo svantaggioso per i costruttori eventualmente interessati a scendere in pista, oltre che dalla fisiologica necessità di attendere qualche anno prima che una power unit progettata da zero possa essere in grado di competere ad alti livelli e, in tal senso, la lezione imparata proprio dalla Honda nel 2015 è piuttosto emblematica.

L'hospitality Honda nel paddock F1

SOLUZIONI TAMPONE Insomma, comunque la si metta, per Red Bull sarà necessaria una soluzione “tampone” ad arginare la fase emergenziale. Le strade percorribili sembrano al momento due. Da un lato c’è quella più scontata, ovvero beneficiare della norma regolamentare che obbliga il costruttore con meno forniture attive a concedere la power unit ai team che si dovessero eventualmente trovare senza un motore. Allo stato dell’arte dovrebbe essere dunque la Renault – che attualmente fornisce il motore al team factory e alla McLaren, che però passerà a Mercedes già nel 2021 – a essere obbligata a cedere il 1.6 turbo ibrido alla Red Bull. Un ritorno che avrebbe del clamoroso considerando che, a fine 2018, i rapporti tra i team principal Horner e Abiteboul si erano fatti tesissimi con tanto di battibecchi e frecciatine pubbliche in conferenza stampa.

Cyril Abiteboul (Renault Sport F1) e Christian Horner (Red Bull Racing)

HORNER APRE A RENAULT A spianare la strada a un possibile ritorno del marchio transalpino sulla monoposto campione del mondo dal 2010 al 2013, c’è anche il cambio al vertice della Losanga dopo l’arrivo del nuovo Ceo, Luca De Meo. “La Renault – ha spiegato il team principal della Red Bull, Christian Horner, a Servus TVha cambiato tante cose da quando ci siamo separati e i nuovi vertici hanno dimostrato di poter portare una ventata di aria fresca. Si stanno muovendo in avanti. Porsche? In questo momento i costi di ingresso per un costruttore sono semplicemente troppo alti, quindi credo che non ci sarà nessun nuovo motorista finché non ci sarà una nuova regola sui motori, forse dal 2026. Fia e Liberty Media devono considerare la cosa, magari stabilendo un budget cap anche per le power unit e non solo per i team”.

Il motore Mugen-Honda F1 montato sulla Jordan nel 1999

LA STRADA MUGEN Ma, al di là dell’ipotesi Renault, sempre più probabile nel caso in cui Mercedes e Ferrari dovessero (com’è facile ipotizzare) negare la fornitura ai rivali, come detto c’è una seconda strada che sembra poter prendere piede. Secondo alcuni rumor, Horner si sarebbe infatti recato in Austria non soltanto per l’intervista a Servus Tv, ma anche per discutere con Helmut Marko e soprattutto con il patron Dietrich Mateschitz l’ipotesi Mugen, storico preparatore delle auto da competizione Honda, che ha peraltro sede europea proprio a Milton Keynes. Potrebbe essere dunque l’azienda giapponese, imparentata ma totalmente indipendente dal colosso di Tokyo, ad aiutare Red Bull a sviluppare la base dell’attuale propulsore. Una soluzione che permetterebbe a Red Bull di mantenere una certa autonomia operativa rispetto alla strada Renault. “Dobbiamo fare chiarezza – ha concluso Horner – entro la fine dell’anno. Naturalmente ci vogliamo tenere varie opzioni aperte, ma la cosa fondamentale è avere la forza per competere con la Mercedes nelle prossime stagioni. Sarà Mr. Mateschitz a prendere la decisione finale e a stabilire il modo in cui procedere”.


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