Pubblicato il 22/01/21

RITORNO ALLE ORIGINI Nell'ormai lontano 2000, la Williams decise di far debuttare in F1 un ventenne inglese di belle speranze, tale Jenson Button. Il ragazzo si mise subito in mostra e venne ingaggiato per l'anno successivo dalla Benetton guidata da Flavio Briatore, uno abituato a lanciare giovani piloti di talento, come i nomi di Michael Schumacher e Fernando Alonso ben testimoniano. Fu il primo capitolo di una lunga carriera nel Circus che ha visto il britannico laurearsi campione del mondo nel 2009 e ottenere in tutto 15 vittorie in oltre 300 gran premi disputati. Button ha disputato la sua ultima gara di F1 nel 2017, quando gareggiò nel GP Monaco in sostituzione di Fernando Alonso, impegnato nella 500 Miglia di Indianapolis. Ora il nativo di Frome chiude il cerchio e ritorna in F1 con un nuovo ruolo, iniziando la sua seconda vita nella categoria ancora una volta con la Williams.

F1, GP Monaco 2017: Jenson Button (McLaren)

DA PILOTA A CONSULENTE Come comunicato quest'oggi dalla scuderia di Grove, Button ha firmato un accordo pluriennale in qualità di Senior Advisor, in pratica un consulente capo. Il quarantenne metterà a disposizione del team la sua grande esperienza, seguendo la squadra in numerosi gran premi e supportando sia i piloti titolari sia i giovani membri dell'accademia. Parallelamente, proseguirà la sua carriera come analista con Sky Sports F1 UK: ''Sono così felice di poter dire ancora una volta che ho firmato per la Williams - queste le prime parole dell'ex pilota della McLaren a corredo dell'annuncio - Quando avevo 19 anni è stato un momento che ha cambiato la mia vita e, nonostante siano passati più di 20 anni, mi sento già come se non me ne fossi mai veramente andato. Sir Frank Williams ha mostrato fiducia in me, gli sarò eternamente grato e sono incredibilmente entusiasta di avere la possibilità di tornare e aiutare la squadra mentre lotta ancora una volta per il successo''.

FIGLIOL PRODIGO A prima vista, un ritorno dal sapore hollywoodiano, con l'ex pilota che dopo una carriera di successi torna alla sua prima squadra, impegnata in un difficile cammino di crescita dopo stagioni davvero difficili. Una sensazione alimentata anche dalle parole di benvenuto del nuovo CEO della Williams, Jost Capito: ''Riportare Jenson a bordo è un altro passo positivo per aiutarci ad andare avanti come squadra sia dentro che fuori pista. Jenson è sempre stato un amico della squadra e quindi è fantastico accoglierlo di nuovo nella famiglia Williams''. Epperò non è proprio così e nelle parole di Capito si nasconde una piccola bugia.

PASSATO TURBOLENTO Probabilmente non è un caso che Button sia tornato alla Williams solo dopo che la gloriosa scuderia ha cambiato proprietà, con la cessione da parte di Sir Frank e della figlia Claire agli americani di Dorilton Capital. Tra il britannico e il clan Williams si sono infatti vissute storie tese, a metà del primo decennio del nuovo millennio. Come detto in apertura, Button lasciò la squadra dopo una sola stagione: un destino precocemente segnato dalla volontà di ingaggiare il colombiano Juan Pablo Montoya. La successiva esperienza alla Benetton-Renault fu ricca di alti e bassi, con Briatore che arrivò ad accusarlo di scarso impegno. La Williams aveva un'opzione per riprendere il britannico valida fino al 2003, ma non la esercitò mai e così Button ripiegò sulla BAR, scuderia con la quale stravinse il confronto diretto con Jacques Villeneuve nella prima annata, per poi esplodere definitivamente nel 2004, in un campionato chiuso al terzo posto assoluto e arricchito da ben 10 podi. Il 2005 poteva essere l'anno buono per il ritorno in un'ambiziosa Williams, supportata dalla BMW, peccato che Button avesse ancora un accordo valido con la BAR e dovette rinviare di un anno. Le cose in F1, però, cambiano rapidamente: mentre la Bar mantenne il sostegno della Honda diventandone la scuderia ufficiale, nel corso di quell'anno la BMW annunciò l'uscita dalla F1. Improvvisamente la Williams non era più una destinazione così affascinante.

F1, GP Ungheria 2006: il podio con Pedro de la Rosa (McLaren), Jenson Button (Honda) e Nick Heidfeld (Sauber)

UN MONDIALE PAGATO CARO Button decise così di rimanere alla BAR anche nel 2006, ma così facendo ignorò un contratto già firmato con la Williams. Sir Frank Williams non la prese benissimo e si rivolse ai tribunali, chiedendo al suo ex pilota una grossa somma di denaro per uscire dall'accordo già firmato. Il giudice gli diede ragione e Button fu costretto a versare una cifra che le stime non ufficiale hanno quantificato tra i 20 e i 30 milioni di dollari. Un investimento che permise al britannico di restare con il rinato team Honda e di vincere il suo primo gran premio a Budapest, ma sul quale probabilmente per un paio di anni avrà rimuginato. La scuderia della casa giapponese visse infatti due annate veramente deludenti nel biennio 2007-2008, salvo trasformarsi nel 2009 nella Brawn GP e permettere proprio a Button di conquistare un sorprendente titolo iridato. E allora sì che quell'enorme esborso assunse tutto un altro significato...


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