Volkswagen: senza gas russo produzione auto si sposta all'estero?
Crisi energetica

Senza gas russo, Volkswagen costretta a "traslocare" in Spagna?


Avatar di Lorenzo Centenari , il 23/09/22

1 settimana fa - L'estrema ipotesi di delocalizzare parte della produzione all'estero

L'estrema ipotesi di delocalizzare parte della produzione dalla Germania a Belgio e Penisola Iberica. Cioè vicino a rigassificatori

È solo il classico worste case scenario, il quadro dalle conseguenze in assoluto più drammatiche, non necessariamente il più probabile. Il worste case scenario, tuttavia, stavolta è per davvero il peggio che può capitare ad un'industria: rimanere a secco non di personale, non di idee, non di clienti. Rimanere a secco di energia. Non accadrà, ma se accadrà, Volkswagen vuole essere pronta. In caso di stop sistematico all'importazione di gas russo su suolo tedesco, extrema ratio sarà quella di portare via dalla Germania intere linee di montaggio. Non proprio una passeggiata. Effetti collaterali? Su occupazione diretta, su indotto, su logistica. 

BENVENUTI AL SUD Riporta Bloomberg come il Gruppo, comprensibilmente preoccupato per le sorti delle forniture di gas dalla Russia, prende in considerazione anche l'ipotesi di delocalizzare parte della produzione in patria - ma anche quella di stabilimenti in Repubblica Ceca e in Slovacchia - verso altri Paesi europei. Paesi come Belgio, Spagna e Portogallo, in cui Volkswagen Group possiede numerose fabbriche (in copertina, lo stabilimento di Pamplona, ''casa'' anche di Polo e Taigo). Paesi, soprattutto, il cui approvvigionamento energetico è meno influenzato dalle tensioni tra Federazione Russa e Occidente, quindi maggiormente al riparo da eventuali interruzioni prolungate di idrocarburi tramite gasdotto. Rispettivamente affacciate su Mare del Nord e Oceano Atlantico, Belgio e Penisola Iberica sono soprattutto sbocchi naturali di navi gasiere provenienti dagli Stati Uniti.

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LA DATA SPARTIACQUE Come noto la Russia, di gran lunga il maggiore ''azionista'' delle forniture di gas alla Germania (una quota, ante guerra in Ucraina, di circa il 55%), lo scorso 31 agosto interruppe i flussi da North Stream 1. Inizialmente la chiusura, necessaria - si spiegava - per consentire riparazioni, sarebbe duvuta durare solo alcuni giorni. Salvo poi essere successivamente prorogata a tempo indeterminato (nel momento in cui scriviamo, sembra che il pompaggio di metano non sia ancora ripartito). Che sia per cause tecniche o, piuttosto, geopolitiche, a Volkswagen al momento interessa sapere quando North Stream 1 tornerà operativo. Con gli stoccaggi domestici al 90%, la Germania non dovrebbe subire ripercussioni energetiche concrete almeno fino a giugno 2023. Se i rubinetti, tuttavia, rimanessero chiusi anche oltre quella scadenza, la carenza di gas russo si farebbe sentire eccome. Da qui la necessità di guardare lontano, e di tutelarsi.

SCUOLA SEMICONDUTTORI ''Come alternative a medio termine - avrebbe affermato Geng Wu, responsabile acquisti Volkswagen, in una dichiarazione ufficiale - ci stiamo concentrando su una maggiore localizzazione, trasferimento della capacità di produzione o alternative tecniche, in modo simile a quanto è già pratica comune nel contesto delle sfide legate alla carenza di semiconduttori e ad altre recenti interruzioni della catena di approvvigionamento''. Piani ancora ipotetici, tanto incerti quanto incerto è il contesto là fuori.


Pubblicato da Lorenzo Centenari, 23/09/2022
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