Autore:
Marco Congiu

TUTTA COLPA DELLA MODEL 3 La Tesla Model 3, nei piani dell’azienda californiana, sarà l’auto destinata a massificare la diffusione delle vetture elettriche nell’immediato. Con un prezzo di partenza USA di 35.000 dollari – destinati ad avvicinarsi inevitabilmente ai 50.000 euro italiani per via dell’importazione e delle varie tasse – ed un’autonomia dichiarata di 345 km, la Model 3 potrebbe riscontrare consensi importanti. Si pone, tuttavia, un problema molto semplice: dove recuperare le batterie?

IL LITIO NON È ETERNO Sfatiamo un mito. Sedetevi prima, però. Fatto? Bene. Il litio delle batterie che alimenta le auto elettriche non è eterno. È esauribile come il petrolio. E nel 2018, per raggiungere i target imposti, Tesla dovrebbe far sua la totalità della produzione globale di batterie agli ioni di litio. Attenzione a non saltare sulla sedia, però. Gli altri costruttori che si stanno muovendo in direzione dell’elettrico non hanno niente da temere da una possibile “corsa agli scaffali” di Tesla, semplicemente perché Musk e soci hanno deciso di fabbricarsi in casa le batterie nella Gigafactory del Nevada.

SCELTA ETICA? NON PROPRIO Il litio, al pari del cobalto e della grafite, ha subito impennate vertiginose da quanto è stato utilizzato nelle batterie degli smartphone, tablet ed automobili. Bolivia, Argentina e Cile detengono il primato mondiale di estrazione del litio, pari al 75%, mentre il Congo il 65% del cobalto. Soprattutto nel paese africano, le condizioni di vita per i minatori sono inumane, e spesso si utilizzano bambini per scavare in profondità. Anche la Cina si sta muovendo verso la direzione dell’estrazione, ma non  che nel gigante asiatico le condizioni di tutela dei lavoratori siano migliori. Senza parlare, poi, dell’inquinamento ottenuto dalla produzione delle batterie al litio, pari a diversi anni di funzionamento di una vettura a combustione interna. Prima di parlare di mobilità verde o ecosostenibile, quindi, dio strada da fare ce ne sarà parecchia.  


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