Salone di Ginevra 2022 annullato, ma è meglio così. Ecco perché
Editoriale

Ginevra salta, ed è giusto così. Lo sai perché?


Avatar di Lorenzo Centenari , il 10/10/21

1 settimana fa - L'evento auto più importante al mondo può scendere a patti?

L'evento auto più importante al mondo rischia di morire. Ma Ginevra può scendere a patti? Non è un Salone come un altro

Vogliamo ricordarla così, come nella fotografia di copertina. Elegante, raggiante, piena di entusiasmo, sempre pronta a dispensare proposte geniali. Un riferimento, un monumento. In una società che cambia idee e vestiti due o tre volte al giorno, in lei ti rifugiavi come dentro un tempio di saggezza, a lei ti rivolgevi come ad un oracolo infallibile. Nel caos, in lei trovavi ordine e puntualità. In tempi critici, ti riaccendeva rinnovata fede nel futuro. Ginevra non è morta, rassicurano i parenti. Ha solo bisogno di stare un po' da sola. Soffre, ma ha la mente lucida. Ed è proprio per questo che ora non riceve visite.

SEGNALI La notizia dell'annullamento del Salone più importante al mondo è un fulmine a cielo sereno solo per coloro che non l'hanno conosciuto a fondo. Le avvisaglie dell'ennesimo posticipo (2020, 2021, 2022: tris) già si annusavano nei giorni precedenti all'ufficialità, quando Gruppo Stellantis, Ford, BMW-Mini e altri ancora, declinavano l'offerta di partecipare all'edizione del rilancio. Ognuno con le sue ragioni, un paio delle quali identiche per tutte le parrocchie. E dopotutto, comprensibili.

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ELETTROSHOCK Una è il cortocircuito delle forniture di quei benedetti chip, microaccessori senza i quali, in catena di montaggio, non si può avanzare da un'isola di lavoro all'altra. Una grana seria, con conseguenti ritardi a tempo indeterminato nella produzione e nella distribuzione dei veicoli: hai il progetto pronto, ma non sai quando potrai metterlo in vendita. Quindi, quando presentarlo a stampa e pubblico di massa.

QUI SI BADA A SPESE L'altra, in generale, è la spending review impostasi in seguito ad epidemie di virus e a emorragie di soldi, causa calcoli - incolpevolmente - sbagliati. I dati di mercato la testimonianza più concreta. E così, spese per stand fieristici tagliate brutalmente, risorse dirottate sui canali alternativi, vedi l'abitudine diffusa di mostrare in anteprima le proprie novità attraverso più economiche e moderne digital world premiere. Non è la stessa cosa, ma raggiungi un pubblico ancora più vasto, con minor fatica.

O TUTTI O NESSUNO Ma quale Salone di Ginevra sarebbe, senza le insegne Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Ferrari, Lamborghini... Solo per citare marchi di lingue italiana che a Ginevra erano come a casa, e che in quasi un secolo, proprio sotto i padiglioni del Palexpo hanno scritto il primissimo capitolo di romanzi come Fiat Panda (1980), Y10 (1985), Alfa Romeo Giulia (2016), Lamborghini Miura (1966), Ferrari 288 GTO (1984). Troppo pesante come eredità. No, a Ginevra ci si trova tutti, o non si va nessuno. E piuttosto che un Salone zoppo, triste, meglio rimandare. 

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DIFFERENZE Perché un conto è l'IAA, evento più elastico sin dalle origini, germanocentrico per sua natura geopolitica. Muovere da Francoforte a Monaco, deformarsi da Salone classico a kermesse sulla mobilità in senso più ampio, aprire i battenti nonostante grandi assenze, sono tutte manovre che gli hanno permesso di resistere, senza ucciderne la reputazione, senza provocare chissà quale choc ad appassionati ed addetti ai lavori. Ginevra, questo non può e non se lo vuole permettere. 

ARRIVEDERCI O ADDIO? Chissà se nel 2023 il GIMS tornerà davvero, o se la terza ''debacle'' consecutiva è l'anticamera della scomparsa dalla faccia della terra dei motori. Lo stesso IAA Mobility 2021 dimostra come l'era dei saloni vecchio stampo è ormai solo un ricordo. Per informarsi, oggi c'è il web, domani il web al cubo. Mentre per stabilire un contatto diretto con il pubblico, i Costruttori devono fermare le persone per la strada: installazioni urbane, interattive, ad accesso gratuito. Ginevra, ai nuovi paradigmi, non si adatta così facilmente. Forse se ne andrà per sempre. Ma con stile, con coerenza, senza recriminazioni. Come una Signora d'altri tempi.


Pubblicato da Lorenzo Centenari, 10/10/2021
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