Autore:
Lorenzo Centenari

UNA VICENDA DA FILM Per l'azienda più mediatica del panorama auto, un personaggio che coi media ha una discreta confidenza. È James Murdoch, il primo degli indiziati a sostituire Elon Musk nella carica di numero uno Tesla Motors. La decisione nei prossimi giorni, forse ore: oltre a infliggere a Musk un'ammenda di 40 milioni di dollari per la vicenda del delisting da Wall Street, annunciata via Twitter e mai concretizzata, la SEC (Commissione per i titoli e gli scambi) avrebbe infatti imposto a Tesla di nominare un nuovo presidente (oltre a due dirigenti) entro la metà di ottobre.

MUSK LEGACY Quartogenito del magnate australiano delle telecomunicazioni Rupert Murdoch, l'odierno Ceo di 20th Century Fox James Murdoch sarebbe stato dunque individuato come figura indipendente, in grado di trasmettere all'esterno l'immagine di un'azienda sana, di attirare azionisti di peso e qualità, infine di guidare Tesla, una volta per tutte, al primo profitto operativo della propria ancora breve storia. Musk resterà in ogni caso nei panni di amministratore delegato, conservando quindi un ruolo chiave, nella viva speranza di dare seguito ai successi produttivi e commerciali di recente raggiunti dalla fabbrica dei miracoli di Fremont, California. Non dimentichiamo infatti come Tesla abbia dapprima (giugno) traguardato il target di assemblaggio di 5.000 Model 3 a settimana, successivamente (agosto) stabilito il record storico di vendite

PRIMARIE TESLA A James Murdoch (sempre ammesso tocchi a lui) spetta insomma un'eredità prestigiosa, il timone di un'industria il cui tasso di innovazione oscura in ogni caso anche la più antipatica delle (numerose) Tesla-grane. Prima che il nome Murdoch sbaragliasse la concorrenza, la corsa alla successione di Elon Musk aveva incluso altri top manager di primo piano. Come l'ex vice presidente degli Stati Uniti Al Gore, fervido sostenitore della causa ambientalista, l'ex numero uno Ford Alan Mulally, inoltre anche Jim McNerney, ex Ceo di Boeing.


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