Pubblicato il 27/12/20

MI VOLTO E... Il 2020 un anno complicato sotto ogni profilo, un anno flagellato da uno stato di emergenza che ha risucchiato verso il baratro anche il settore auto (d'altra parte, quando non puoi nemmeno uscire di casa...). Produzione e vendite mai tanto scarse, tuttavia - tra una misura di lockdown e quella successiva - i marchi hanno ugualmente dato mostra delle proprie qualità, lanciando come sempre nuovi modelli, uno più bello e tecnologico dell'altro. Vi proponiamo, a cavallo del cambio di data, la nostra mini-rassegna di personalissime opinioni circa la migliore auto del 2020. Tra quelle provate di persona da ognuno di noi, ma anche quelle delle quali abbiamo solo scritto. Sgolosando e immaginando di sederci, presto o tardi, al posto guida. Una rassegna che informalmente (senza pretese di chissà quale autorevolezza, ma un po' di esperienza ce l'avremo pure, no?) nominiamo MOTORBOX CAR OF THE YEAR. E che al sottoscritto spetta l'onore di inaugurare. 

LA MIA PREFERITA Come i colleghi, di auto nel 2020 ne ho guidate meno che non in passato. La cerchia si restringe, tuttavia - trascorrendo i giorni a pane, auto e tanta, tanta scrivania - la mia idea globale me la sono fatta. La palma di Car of the Year 2020 la assegno a nuova Seat Leon. E posso argomentare la mia scelta.

SULLE SPINE Che sia l'ultimo modello, in ordine cronologico, che ho avuto la fortuna di conoscere dal vivo, è in realtà solo una coincidenza. Anzi un modo molto piacevole di chiudere un'annata che - per le ragioni di cui sopra - non passerà certo agli annali come la più felice. Alla world premiere di Barcellona andò in febbraio Dario Paolo (qui il suo resoconto), primo di noi ad assaggiarla anche su strada fu in estate Emanuele (che di Leon qui parla per filo e per segno). Altri colleghi nel frattempo ne tessevano le lodi, mentre in me cresceva la curiosità. Finché, di grazia, il direttore assegna proprio a me il test drive di Seat Leon e-Hybrid, ovvero l'edizione ibrida ricaricabile. Con lei convivo una mezza giornata e stop, ma è intesa a prima vista

BELLA E INTELLIGENTE Non che Seat, prima di lei, facesse brutte auto. No, per niente. Però Leon è un salto avanti che non può passare inosservato, e da qualunque prospettiva. Le proporzioni, i tratti esterni come i fari a LED davanti, i fari posteriori (sempre a LED) uniti tra di loro da una striscia luminosa. La firma Leon scritta in corsivo, a mo' di autografo. Ma ancor di più gli interni, così minimal, così moderni, così ben assemblati, pure. Il Virtual Cockpit, il display centrale a sbalzo con tutte le sue funzioni (e sono veramente tante), un cruscotto dal design geometrico e pulito, ben simboleggiato dalle bocche d'aerazione esagonali. Per non parlare della leva shift-by-wire del cambio automatico (per le versioni equipaggiate di DSG), nulla a che fare con i joystick che di solito si maneggiavano su una compatta. 

PLUG-IN? MEGLIO MILD Ho guidato Leon Plug-in Hybrid e ne sono rimasto positivamente colpito, ma se dovessi abbinarle un propulsore, sceglierei piuttosto il 1.5 eTSI, cioè il quattro cilindri benzina da 1,5 litri da 150 cv, con in più l'aiutino della tecnologia mild hybrid 48 Volt: il gusto autentico di un turbo benzina insaporito da consumi ancor più limitati, inoltre un telaio non appesantito da batterie ad alta capacità (qui la nostra comparativa tra Leon, Ford Focus e Mazda3 mild hybrid). Lo sanno tutti, Leon è la contrifugura iberica di Volkswagen Golf ed Audi A3 Sportback. E ancor più che a Dame Golf, i parallelismi sorgono spontanei con A3, cugina rispetto alla quale trovo Leon persino più originale. Meno nobile solo di origini, e col vantaggio di costare molto meno (29.300 euro il prezzo di Leon 1.5 eTSI DSG, cioè 3.000 euro in meno di A3 35 TFSI S tronic). Voto 10 a Seat, voto 10 e lode a un'auto (sia in formato 5 porte, sia - perché no - anche in carrozzeria Sportstourer) che consiglio ai giovani e agli adulti. A chi veste sportivo ma anche a chi guida in giacca e cravatta.


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