Autore:
Lorenzo Centenari

DESTINY'S FIAT 1° giugno 2018, nulla esclude che in quel giorno verrà emessa la "condanna". Mancano un paio di mesi all'atteso Investor Day, e attorno al marchio Fiat si aggirano gelidi gli spettri di un progressivo addio al pianeta Terra. Sino a quando Sergio Marchionne non si pronuncerà, possiamo solo formulare ipotesi. Suffragate tuttavia sia dalle dichiarazioni rilasciate a spizzichi e bocconi dall'ad di FCA, in scadenza di mandato ma tutt'altro che con le mani in mano, sia soprattutto dalle infallibili cifre di mercato. Sia, in ultima analisi, dall'esperienza passata. Vedi le sorti del marchio Lancia.

500 BUONI MOTIVI La vision di Marchionne è a modo suo piuttosto trasparente: i conti in ordine, prima di tutto. E poco spazio per la nostalgia. Se perciò il marchio Fiat dimostra di non reggere la sfida della competizione globale, nessuna remora a sacrificarlo. Dalla spietata esecuzione, a salvarsi sarebbe solo la famiglia 500, alla quale il Gruppo FCA assegnerebbe i galloni di brand indipendente. Ecco in che modo si esprimerebbe il "futuro specializzato" del quale parla il Ceo: esclusa la vendita ad altri attori di mercato, la marca madre (ex?) subirebbe quantomeno una drastica metamorfosi. Come già scrivemmo in tempi non sospetti (clicca qui).

QUOTE AL RIBASSO A tratteggiare uno scenario all'interno del quale il marchio Fiat assume un ruolo sempre più marginale all'interno del perimetro FCA è ora anche Il Sole 24 Ore: il quotidiano di Confindustria snocciola i dati e invita a leggere la costante erosione di quote di mercato, anche sulla piazza italiana, come causa e conseguenza di una netta inversione di ruoli. Nel primo trimestre 2018, Fiat è scesa per la prima volta sotto la soglia critica del 20% di share (18,67%). Nel 2017 resistette al 20,42%, ma il percorso era tracciato: nel 2010, Fiat controllava il 22,79% del mercato italiano. Nel 1993 valeva il 32%, nel 1983 il 47%.

CARRARMATO JEEP Fatta eccezione per 500 e Panda, mancano prodotti competitivi su scala internazionale, e forse per scelta precisa: conquista di quote di mercato trascurata in favore della redditività di Gruppo. Un'industria che più che in Europa fa affari in Nord America, ovvero il continente che sta testimoniando la forte ascesa del marchio Jeep, e che proprio allo storico brand a Stelle e Striscie (l'unico a carattere globale del portafoglio FCA) sta a poco a poco consegnando la carica di marchio leader di Fiat Chrysler. 

FIAT COME LANCIA? La contrazione delle vendite Fiat anche in Italia, oltre alla probabile fine della dinastia Punto, risponderebbe insomma a un disegno internazionale e a lungo termine. Presto per intonare un "de profundis" in onore di Fiat, ma tutto lascia immaginare che nei prossimi 5-10 anni assisteremo a un processo industriale sin qui sconosciuto al brand del Lingotto. Curiosità, ma anche preoccupazione: Fiat significa indotto, occupazione, domanda interna. Fiat non è Lancia (o quel che ne resta). Possibile che FCA maturi utili sempre più floridi, ma che ne sarà dei conti del nostro Paese?


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