Dopo la notizia della visita del Ceo Mike Manley a Parigi, titolo FCA in rimonta. Le ultime sui negoziati per il maxi Gruppo auto
MAI DIRE FUSIONE Come ogni fidanzamento che si rispetti, il tira e molla è parte dei preliminari. Dapprima l'entusiasmo, poi il distacco all'improvviso (nel cuore della notte, ovviamente). Fino al riavvicinamento, stavolta più prudente, perché correre non è mai saggio. FCA e Renault tornano a parlare di fusione e Piazza Affari premia le intenzioni di Fiat Chrysler: il titolo chiude la seduta con un lusinghiero +0,9% a 11,95 euro per azione, ma nel corso della giornata FCA è stata scambiata anche a 12,04 euro. La community finanziaria appoggia i negoziati, ma che accadrà veramente?
EQUILIBRIO INSTABILE La visita del Ceo Mike Manley a Parigi non è stata certo un viaggio di piacere. È inequivocabile come sia FCA, sia ancor di più Renault, alla rottura delle trattative non si siano ancora rassegnate. I nodi da sciogliere, sempre gli stessi: l'imgombrante ruolo del Governo francese (proprietario Renault per il 15,01%), l'altrettanto scomoda (ma fruttifera) presenza Nissan nell'azionariato di Renault. Affinché stavolta i colloqui raggiungano uno stadio più avanzato, le condizioni a quanto pare sono proprio quelle due: l'alleggerimento del peso dell'Eliseo nella governance della Régie, la cessione di quote Nissan (ora al 43%) da parte della Losanga stessa. Un maggior equilibrio internazionale la chiave affinché il maxi Gruppo diventi un giorno una realtà. Se son rose...
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.




