Autore:
Lorenzo Centenari

PER COLPA DI CHI Non luogo a procedere, sostiene FCA. Negoziati nati sotto i migliori auspici naufragano ancor prima di guadagnare il largo. Della fusione con Renault resta il rimpianto, ma le ragioni per le quali un matrimonio in pompa magna sia stato cancellato in fretta e furia dall'agenda, al di là delle dichiarazioni delle parti, restano in parte un mistero. Fiat Chrysler punta il dito verso lo Stato (francese), dal canto suo l'Eliseo rigetta l'etichetta di guastafeste. Ma c'è un attore che nella vicenda gioca un ruolo solo in apparenza secondario, e che probabilmente è il vero artefice del fallimento delle trattative. Un coprotagonista camuffato da comparsa, e che si chiama Nissan.

TERZO INCOMODO Le condizioni affinché lo sposalizio tra Renault ed FCA venisse celebrato, secondo il Governo di Parigi (proprietario della Régie nella misura del 15,01%) erano quattro: salvaguardia della produzione e dell'occupazione in Francia, un ruolo nella governance per il socio istituzionale stesso, l'adesione al progetto franco-tedesco sullo sviluppo delle batterie per l'auto elettrica, infine (ecco il punto) l'esplicito assenso di Nissan all'operazione. È qui che la catena si è interrotta, dal momento che se in un primo momento il partner giapponese, alla fusione, non aveva individuato particolari controindicazioni, col passare dei giorni ha irrigidito il proprio atteggiamento, manifestando perplessità su tutta la linea. 

QUESTIONE DI NUMERI Le lamentele per non essere stati coinvolti sin dal principio nel progetto di un super Costruttore intercontinentale, le preoccupazioni per un equilibrio che spostasse il baricentro ancor di più verso l'Europa, proprio dopo che l'affaire Carlos Ghosn sembrava potesse ristabilire tra Renault e Nissan una maggior democrazia decisionale. Perché è vero che la Losanga detiene il 43% del partner asiatico (mentre Nissan è titolare solo del 15% delle azioni Renault), ma è anche vero che - se sulla bilancia si pesano i volumi - il brand dagli occhi a mandorla (che controlla anche Mitsubishi) vende 6,8 milioni di unità l'anno, Renault solo 3,8 milioni. No, un ruolo ancor più periferico, Nissan non poteva accettarlo. E lo ha fatto intendere.

PUZZLE "Siamo consapevoli delle opportunità generate dalla fusione tra due grandi Gruppi come Renault ed FCA, tuttavia abbiamo anche il dovere di salvaguardare gli interessi della nostra marca. E in tal senso, gli accordi con Renault potrebbero essere rivisti". Così il Ceo Nissan Hiroto Saikawa. Gerarchie da rimescolare, Alleanza in bilico. Il Governo della Francia che prende tempo, John Elkann che allora abbandona il tavolo, e spiega che "a queste condizioni non si può procedere". Sembra che il ministro delle Finanze Bruno Le Maire, a poche ore dalla decisione drastica del numero uno di Fiat Chrysler, abbia cercato di convincerlo a tornare sui suoi passi. Niente da fare, lo stop è irrevocabile.

I TRE LITIGANTI FCA, lo Stato, Nissan. Nel mandare a monte la fusione, ciascuno ha avuto il proprio ruolo. Sulle prospettive di lungo periodo sono prevalsi gli interessi individuali. Solo il tempo accerterà chi ha avuto ragione. 


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