ANSIA DA CONVIVENZA Gioie e dolori, progetti e sacrifici. Dietro sorrisi e promesse di amore eterno, un matrimonio nasconde in realtà anche fastidiose privazioni: a qualcosa devi rinunciare, e se a certificare la fusione tra Renault ed FCA sarà anche l'ufficio dell'anagrafe automobilistica, oltre alle opportunità i due sposi affronteranno anche qualche sana seccatura. L'entusiasmo del fidanzamento, a qualche giorno dall'annuncio lascia ora il posto alle preoccupazioni: quali effetti, ad esempio, sull'occupazione delle fabbriche? Quali tempi prima che l'accordo restituisca i suoi grandiosi frutti? Dubbi legittimi, sollevati ora da ogni parte. Alcuni spunti.

AUTO ELETTRICA Dall'operazione che darebbe forma al primo Gruppo auto al mondo, un colosso da 15 milioni l'anno di unità, FCA recupererebbe buona parte del ritardo che sconta nei confronti dei competitor in materia di auto elettrica, terreno nel quale Renault è senz'altro un passo avanti (a differenza delle tecnologie di guida autonoma, sfera in cui Fiat Chrysler, grazie alla partnership con Google-Waymo, è in prima linea). Ma a quel punto, sicuri che il progetto di 500 elettrica verrebbe confermato? Fiat potrebbe rivedere i piani, salire in corsa sulla piattaforma Zoe, e quantomeno correggere al ribasso gli investimenti sulla linea di montaggio a Mirafiori. Nella più estrema delle ipotesi, addirittura ad abortire il progetto in toto, traslocando 500 in Francia, e lasciando con un palmo di naso migliaia di operai. Ipotesi lontana? Meno di quanto si possa immaginare.

LA GRANA NISSAN Quello della sovrapposizione di prodotti simili, nei segmenti delle utilitarie ma non solo, è un tema concreto e non interessa solo i brand Fiat e Renault. Dovesse Nissan aderire ai piani di fusione (e non è ancora detto che da Tokyo non si chiedano maggiori garanzie), si troverebbe a convivere con Jeep e con il suo bagaglio di esperienza in campo Suv, cioè il fiore all'occhiello anche di Nissan. Necessaria sarebbe perciò una sostanziosa scrematura dell'offerta, con numerosi nodi da sciogliere, e una dose di diplomazia e spirito di squadra che tra due realtà così distanti come geografia e come cultura, chissà quanta fatica.

MARCHI PREMIUM Capitolo lusso. Grazie alla fusione, Renault entrerebbe finalmente nel mercato Usa, contrastando così i programmi dei compatrioti di PSA, che a loro volta preparano in pompa magna lo sbarco nel Nuovo Mondo. Ferrari, Maserati e Alfa Romeo sono strategica testa di ponte verso gli Stati Uniti, a sua volta FCA avrebbe la chance (via Nissan) di espandersi in Estremo Oriente (sempre che, ripetiamo, i giapponesi accettino le scelte del socio europeo dell'Alleanza). Ma che ne sarebbe, ad esempio, del marchio Lancia? Messo in un angolo già dalla passata gestione Marchionne, in un'ottica di Gruppo globale sullo storico brand torinese calerebbe il sipario una volta per tutte. Si badi bene, il nostro è un semplice brainstorming: troppo presto ancora per analizzare il business su ogni singolo dettaglio.

COMANDO IO, NO TU NO Ma è innegabile che uno dei problemi sia la sovraofferta interna di modelli, quindi la necessità di una politica di riorganizzazione delle rispettive gamme, e il conseguente sacrificio di singole auto e interi marchi in nome delle economie di scala. Le proiezione di Renault ed FCA parlano di un risparmio in termini di costi nella produzione, nella fornitura di materie prime e nei Centri ricerca di circa 5 miliardi di euro. Ma quali tempistiche, prima che il target venga raggiunto? Quale orizzonte temporale, soprattutto, senza che alcun stabilimento venga chiuso, prospettiva amara, ma (ahimé) più che realistica. A chi, infine, la governance suprema, e soprattutto dove? In Francia, in Italia, in America? Ricordiamo che il Governo francese è azionista della Losanga (15,01% di quote), e che difficilmente lascerebbe che le decisioni principali maturino oltre i confini nazionali.

TELENOVELA Un bel rebus, la fusione FCA-Renault. Dalle parole si dovrà passare ai fatti, e ogni puntata della serie sarà un bagno di passione. 


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