Pubblicato il 15/10/2018 ore 18:53

URAGANO DIESEL Si fa prima ad elencare i Costruttori che dalla tempesta dieselgate sono stati (per ora) risparmiati. In principio fu Volkswagen Usa, poi lo scandalo ha attraversato l'Oceano e si è accanito sulla Germania. E dopo che anche Audi, BMW e Mercedes hanno sotto varie forme pagato dazio, sudare freddo ora tocca a Opel. Perquisito dalle autorità federali il quartier generale di Rüsselsheim, i sospetti di frode in materia di emissioni dei motori diesel sono sempre più concreti. La Casa tuttavia respinge ogni accusa, e si prepara alla battaglia legale.

SOTTO INDAGINE Già in passato la rivista Bild aveva rivelato come la KBA, l'Autorità tedesca dei trasporti, fosse a caccia di indizi sulla manipolazione dei software di gestione delle emissioni di NOx su uno stock di ben 95.000 auto, tutti modelli appartenenti alla gamma Opel Insignia, Opel Zafira e Opel Cascada. Anni di fabbricazione il 2012, il 2014 e il 2017, prima cioè che il marchio venisse ceduto da General Motors ai francesi di PSA Group

IL PRECEDENTE ZAFIRA Dal canto suo, Opel non smentisce il blitz dei federali sia nei propri uffici centrali, sia nello stabilimento di Kaiserslautern, ma al tempo stesso riafferma come tutte le proprie vetture diesel siano conformi ai più moderni standard antinquinamento. In realtà, nel corso di una precedente inchiesta, Opel già aveva ammesso il ricorso a un defeat device per la manipolazione dei valori di emissioni dai gas di scarico della monovolume Zafira.

OPEL IN ANSIA A Rüsselsheim (e in PSA) si attende ora il responso degli organi di vigilanza, istituzioni con le quali il management avrebbe già assicurato la massima collaborazione nelle indagini. Quasi certo l'ordine da parte della KBA di richiamare le auto incriminate, una flotta di quasi 100.000 unità distribuite in tutta Europa, Italia compresa. Non è infine escluso (dieselgate Volkswagen docet) che a Opel venga inflitta una sanzione pecuniaria.

OBIEZIONE VOSTRO ONORE Opel rigetta l’accusa di utilizzare impianti di manipolazione con fermezza. Non solo: se si dovesse giungere all’emissione di un’ordinanza, il Costruttore fa sapere che si difenderà ricorrendo alle vie legali. "Tra febbraio 2017 e aprile 2018, Opel - si legge in una nota ufficiale - ha avviato una campagna di aggiornamento volontario per i modelli diesel Zafira Tourer (2.0 litri e 2.6 litri), Cascada (2.0 litri) e la precedente generazione di Insignia (2.0 litri) prodotti tra il 2013 e il 2016. La Casa ha fatto tutto il possibile per intervenire con tempestività. Non è stato possibile iniziare prima perché la necessaria approvazione del KBA non era ancora stata rilasciata. In Germania sono stati coinvolti circa 31.200 veicoli. Nel corso della campagna di assistenza volontaria sono già state aggiornate più di 22.000 vetture. Pertanto, nel richiamo annunciato dal ministero, ad essere coinvolti sarebbero meno di 9.200 veicoli".


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