Pubblicato il 22/08/20

LA PIÙ DESIDERATA Quando è stata presentata la prima volta, nel 1961, la Ferrari 250 GTO è stata accolta da una reazione piuttosto tiepida. Nel tempo, però, quella che un giornalista si azzardò a definire “il formichiere”, per via del suo muso particolarmente lungo, è diventata una delle auto più desiderate di sempre, e quella che è stata pagata di più nella storia. Nel 2018, ottanta milioni di dollari, pari a settanta milioni di euro e spicci per una Ferrari 250 GTO del 1963. Al secondo posto, venduta lo stesso anno, al prezzo di 48,4 milioni di dollari, c’è una Ferrari GTO del 1962.

1961: IL DEBUTTO DEL “MOSTRO”

La prima volta che è scesa in pista, l’11 agosto 1961, la Ferrari GTO non aveva un nome, né una goccia di vernice sulla carrozzeria. I tecnici di Maranello la chiamavano semplicemente “Il mostro”, per via del suo aspetto così strano, aggressivo e al tempo stesso vorace di asfalto. L’ingegnere che l’aveva progettata era Giotto Bizzarrini. Il pilota che stava per lanciarla sull’asfalto della pista era Willy Mairesse, famoso - anzi famigerato - per le sue mattane e per la sua capacità di distruggere le macchine che provava.

Ferrari 250 GTO: il prototipo utilizzato a Monza (fonte: Wikipedia)

UN SOLO OBIETTIVO Su richiesta esplicita del Drake, la GTO era nata con l’unico obiettivo di correre (o meglio, vincere) nel campionato GT. Il nomignolo che i tecnici Ferrari avevano dato alla macchina nasceva anche dal fatto che era stata assemblata prendendo pezzi di vetture già esistenti, come una sorta di mostro di Frankenstein di metallo: il telaio era quello della Ferrari 250 GT Berlinetta a passo corto, con i supporti debitamente modificati e rinforzato con traverse metalliche, mentre il motore era il tremila V12 della 250 Testarossa che aveva già vinto a Le Mans, montato in posizione più arretrata e abbassata rispetto all’originale. Il nome completo, 250 GTO, venne soltanto in seguito: 250, come i centimetri cubi di ognuno dei dodici cilindri, GT per Gran Turismo e O per Omologata.

IL GP DI MONZA E LA “RIVOLUZIONE DI PALAZZO”

Ferrari 250 GTO: vittoriosa dal 1962 al 1964

La Ferrari 250 GTO non poteva arrivare in un momento peggiore, per la casa di Maranello, fondata da Enzo Ferrari solo una quindicina di anni prima: anche se tutto, quell'anno, sembrava procedere per il meglio. La divisione sportiva macinava successi su successi: nel 1961 Ferrari aveva vinto Le Mans per il secondo anno di fila e il team impegnato in F1 stava puntando al campionato del mondo, effettivamente poi vinto da Phil Hill, l’unico americano che può fregiarsi di questo titolo. Con lui in squadra, però, c’era Wolfgang Von Trips, soprannominato Von Crash, che Al Gran Premio di Monza del 1961, il 10 settembre, si scontrò con la Lotus di Jim Clark, prendendo letteralmente il volo e finendo dritta tra il pubblico: provocando la morte del pilota e altri quindici spettatori. Un incidente impressionante, forse il più grave nella storia del motorsport, oltretutto ripreso dalle telecamere della televisione e che ancora si può vedere su YouTube. Una tragedia che colpì duramente Ferrari e le persone che lavoravano a Maranello. Nei mesi successivi, in quella che ormai è nota come la “rivoluzione di palazzo”, ottanta persone abbandonarono l’azienda, tra cui Carlo Chiti (finito in Alfa Romeo) e lo stezzo Giotto Bizzarrini, che venne assunto poco dopo da un produttore di trattori bolognese, tale... Ferruccio Lamborghini. Il progetto della GTO passò quindi nelle mani di Scaglietti, che della macchina aveva già curato la carrozzeria, e dell’allora 26enne Mauro Forghieri. 

SOLO 39 ESEMPLARI OMOLOGATI

Ferrari 250 GTO: visuale di 3/4 posteriore

Lo sviluppo venne portato avanti con l’aiuto di Stirling Moss, che provò l’auto in pista durante la prove di quel Gran Premio maledetto, registrando il tempo record di 1’45”4. Ferrari disse che “Non si era mai vista una GT davanti alle monoposto”. L’auto venne presentata in versione definitiva (ma senza lo spoiler posteriore, che venne aggiunto in seguito) il 24 febbraio 1962, nella tradizionale conferenza stampa pre-stagionale. Le regole FIA di quell’anno imponevano che un modello omologato per le competizioni dovesse essere costruito in almeno 100 esemplari, ma la storia racconta che di Ferrari 250 GTO ne vennero realizzate solo 39 (un numero dibattuto, ma sempre confermato da Maranello). Il trucco usato da Ferrari per eludere il regolamento è stato semplicemente numerare i telai in maniera non sequenziale. Con così poche auto in circolazione, il Drake poté anche permettersi di approvare personalmente i possibili acquirenti.

1962: LA 250 GTO SCENDE IN PISTA

Ferrari 250 GTO: impegnata in pista

Il debutto in pista avvenne alla 12 Ore di Sebring del 1962, con la vittoria nella categoria GT3 ottenuta da Hill e Gendebien dopo 196 giri, e più di 1.640 km. Seconda si classificò la 250 Testarossa guidata da Serena e Hamill. Dietro, tutti gli altri: le Jaguar E-Type che il Drake non poteva sopportare, Porsche, Mercedes e Maserati. Il modello vincitore a Sebring montava il V12 con lubrificazione a carter secco, sei carburatori doppio corpo Weber 38 DCN, capace di erogare circa 300 CV a 7.500 giri e di raggiungere una velocità massima di 280 km/h. Il cambio era un sincronizzato a cinque rapporti di progettazione Ferrari, accoppiato a un differenziale autobloccante ZF. Quattro i freni a disco, mentre le sospensioni erano le stesse della Testarossa, con migliorie che risolvevano alcuni problemi di aderenza del posteriore (favorita sulla GTO anche dello spoiler).

Ferrari 250 GTO: l'esemplare di Ralph Lauren

INARRESTABILE Da lì in poi è stato un successo dopo l’altro: tra il 1962 e il 1964 la 250 GTO ha vinto praticamente tutto quello che c’era da vincere, aggiudicandosi il primo posto nel campionato GT per tre anni di fila: a Sebring è sempre salita sul gradino più alto del podio, così come alla 24 Ore di Le Mans. È arrivata prima alla 1000 km del Nurburgring, al Tourist Trophy, alla 500 km di Spa-Francorchamps, alla Targa Florio e in un sacco di altre gare. Oltre che forma, il mito prendeva sostanza

1963: L’ANNO DEL COBRA

Poi, nel 1963, è arrivata la Cobra di Carrol Shelby. Il pilota Allen Grant ha corso con tutt’e due le macchine, e in un’intervista di qualche anno fa racconta bene le differenze al volante: “La Ferrari GTO era un’auto molto sofisticata e raffinata, tutto il contrario della Cobra, che era molto più semplice, un bolide puro. Il motore [della Cobra] era esplosivo. Quando schiacciavi il pedale dell’acceleratore dovevi essere pronto a ritrovarti incollato al sedile. Con il V12 Ferrari, invece, i giri salivano in progressione, prima duemila, poi tremila, e intorno ai quattromila, all’improvviso, accelerava di colpo. Era più graduale. In curva, con la Cobra dovevi prendere il punto di corda e farla svoltare di potenza in uscita, controllando il sovrasterzo. La Ferrari invece si guidava in modo più tradizionale. La Cobra aveva un cambio Borg Warner a quattro rapporti di serie, mentre quello della Ferrari era un raffinato cinque marce con selettore a griglia”.

Shelby Cobra

LA GRANDE SFIDA La Cobra di Shelby avrebbe vinto il campionato nel 1965, quando ormai la Ferrari 250 GTO si avvicinava alla fine della sua carriera: superata a Le Mans dalla 250 P (che sta per Prototipo) con motore centrale. Erano gli anni della Ford GT40, così ben raccontati dal film Le Mans '66 - La grande sfida, con Christian Bale e Matt Damon, che quest’anno ha vinto due premi Oscar. Le velocità di punta superavano ormai di slancio i 300 km/h e il motorsport diventava sempre più popolare (insieme ai suoi protagonisti) grazie alla televisione.

IL MITO PRENDE VITA 

La GTO sembrava destinata a rimanere un semplice modello da corsa. Bellissimo, certamente, ma solo uno tra i tanti sfornati da Ferrari in quegli anni. Del resto, le inserzioni dell'epoca sono impietose: il 13 aprile 1969 un annuncio sul New York Times offriva una GTO del 1962 a meno di diecimila dollari. Il Chicago Tribune, una settimana dopo, ne proponeva un’altra “in buone condizioni” a 3.500 dollari. Cifre che chiunque, oggi, non esiterebbe un istante a tirar fuori per potersi mettere in casa un’auto del genere. 

Ferrari 250 GTO: il V12 da 300 CV

IL BOOM Cos’è successo, allora? È successo quel che succede sempre, ossia che la gente cresce e invecchia, e comincia a rimpiangere i bei tempi andati. Chi negli anni Sessanta era bambino, e sognava quelle auto così uniche e selvagge, era diventato grande e disponeva di molti più soldi di quando era ragazzino. Le aste di auto vintage come la Monterey e la Pebble Beach attiravano sempre più persone. Il resto è solo questione di domanda e offerta. Nel 1985 Ralph Lauren ha comprato la GTO con numero di telaio 3987 per 650mila dollari. L’anno successivo il collezionista Frank Gallogly ne ha comprata un’altra per un milione di dollari. Il 14 agosto 1988 è morto Enzo Ferrari e questo ha portato - cinicamente, ma inevitabilmente - a un incremento esponenziale del valore delle auto prodotte sotto il suo sguardo severo. Nessun’altra Ferrari, da quel giorno in poi, sarebbe più stata supervisionata da lui e questo aumentava automaticamente il valore di quelle prodotte negli anni precedenti.

FERRARI 250 GTO: UNICA 

Ferrari 250 GTO: visuale laterale

Tutto questo, però, ancora non spiega perché la GTO, tra tutte le auto che hanno corso in quegli anni, sia diventata la più amata, e la più cara, sul mercato delle storiche. O forse sì? In realtà è uno di quei casi in cui l’insieme è più della somma delle sue parti. Ne sono state realizzate poche, meno di quante fossero richieste per l’omologazione, il che ne fa un’auto più rara delle altre. Di più: i suoi possessori entrano automaticamente a far parte di un club esclusivo, elitario, in cui troviamo nomi come Nick Mason, batterista dei Pink Floyd, il già citato Ralph Lauren e l’ex presidente di Microsoft Jon Shirley. La storia della Ferrari 250 GTO è inoltre straordinaria, e per certi versi unica. Non è stata rivoluzionaria, ma ogni pezzo dell’auto raccoglie in sé tutto quello che all’epoca significava Ferrari. E proprio per questo ha contribuito in maniera determinante a definire ciò che Ferrari è ancora oggi. Chi ha la fortuna di guidarla dice che è unica, quasi perfetta: il sound del 12 cilindri, l’handling, l’estetica, le proporzioni... Come va su strada e in pista, come si fa sentire quando corre, ma soprattutto come fa sentire il pilota. Tutto, in quest’auto, è velocità e bellezza.

Ferrari 250 GTO: amatissima, anche nei videogiochi (Gran Turismo)

LA PIÙ CARA La cifra più alta mai pagata per una Ferrari 250 GTO è di 70 milioni di euro, scuciti dal CEO di WeatherTech David MacNeil due anni fa. Si tratta del modello con numero di telaio 4153, che ha partecipato nel 1963 alla 24 Ore di Le Mans arrivando seconda di classe e quarta assoluta, e che l’anno successivo ha vinto il Tour de France automobilistico. Ma soprattutto che non ha mai subito (gravi) incidenti in gara. 

UN VALORE CHE AUMENTA E nei prossimi anni? Le quotazioni saliranno o scenderanno? Chi la possiede non ha dubbi, ed è convinto che il valore della sua 250 GTO aumenterà. Nel 2019, il tribunale di Bologna si è pronunciato a favore di Ferrari per un reclamo a tutela del design della sua GTO contro le innumerevoli imitazioni che fioccano ovunque. Decretando che le sue linee sono uniche e inimitabili. Come quelle di un’opera d’arte.


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