Pubblicato il 18/04/20

Passione Ferrari

Quella di Scott Chivers è una storia troppo interessante per gli appassionati di auto (e in particolare di Ferrari) per non essere già stata oggetto di articoli su numerose testate in tutto il mondo. Chivers è un collezionista di Ferrari diverso da tutti gli altri. Gliene sono passate per le mani diverse decine nel corso di vent'anni, ma non è il milionario che uno si potrebbe aspettare. È una persona guidata da grande passione, dall'amore per il restauro di esemplari che nessun altro si sobbarcherebbe, dalla spinta verso progetti unici e un po' folli. Il fiore all'occhiello delle sue realizzazioni è Ratarossa, un esemplare troppo strano per essere vero, ma non è certo l'unico progetto ad averlo tenuto impegnato negli ultimi anni. Dall'anno scorso poi è passato a occuparsi di auto e del suo canale YouTube (non stiamo nemmeno a dirvi a cosa è dedicato) a tempo pieno. Insomma di cose da raccontare ne ha molte e, come dicevamo, la sua storia è stata trattata da numerose testate. Ma noi siamo gli unici in Italia ad averlo intervistato.

MotorBox: Come è nato il tuo amore per le macchine, e in particolare quello per Ferrari?
Scott Chivers: Da quando avevo sei anni, mio padre mi ha sempre parlato della Ferrari Dino 246. Mi ha portato in visita al concessionario Ferrari più vicino a casa per vedere la creazione di Pininfarina, e nel momento in cui ho sentito per la prima volta il particolare suono pungente che fa un motore Ferrari, sono rimasto a bocca aperta. E si può dire che fondamentalmente sia ancora rimasto tutto così.
Più tardi, verso la metà degli anni Ottanta, mi ricordo che mia madre era abbonata al Reader’s Digest. Sulla copertina si pubblicizzava un concorso attraverso il quale si poteva vincere una Ferrari 308 oppure 25mila sterline in contanti. All’epoca non eravamo messi molto bene economicamente, e vivevamo in un quartiere povero, ma chiedevo in continuazione a mia madre di provare a vincere la Ferrari. Non ho idea di dove l’avremmo parcheggiata o di come avremmo mai potuto permetterci di mantenerla, ma a otto anni non pensi a questo tipo di cose, sogni e basta. Diciamo che cerco di sognare ancora.
Ho avuto la fortuna di raggiungere il mio obiettivo di possedere una Ferrari intorno ai venticinque anni, quando ho investito tutti i miei risparmi nell’acquisto di una 348 Spider del ’94. Avevo sognato quel momento per tutta la mia infanzia, e ne era valsa la pena. Era un’auto con il volante a sinistra, e quindi costava circa la metà di una con il volante a destra. È per quello che me l’ero potuta permettere, facendo una specie di affare. Non solo era la prima Ferrari che avessi mai guidato, ma era anche la prima auto con il volante a sinistra che avessi mai provato, quindi guidarla all’incontrario qui in Inghilterra era abbastanza spaventoso!

La passione per Ferrari comincia da piccoli

MB:Qual è stata la tua prima auto?
SC:Una Renault 5 GT Turbo del 1987, blu elettrica. Avevo 18 anni e avevo risparmiato per un sacco di tempo, mi piaceva un sacco ed era una specie di piccolo razzo, per quanto mi riguardava. Era anche decisamente poco affidabile, quindi è con lei che ho fatto le prime esperienze da meccanico improvvisato. Ho imparato un sacco da quella Renault!

MB:Come è successo che la tua passione è diventata un lavoro?
SC: Stranamente ho dovuto aspettare fino ai quarant’anni per capirlo, e fare la scommessa di seguire la mia passione per le auto e per Ferrari fino in fondo. Ho amato le macchine sin da piccolo ma ho intrapreso una carriera nel mondo dell’informatica; a un certo punto della mia vita però mi sono accorto che non mi piaceva proprio svegliarmi di notte odiando il mio lavoro per un gigante dell’industria informatica, quindi ho deciso di cambiare vita e seguire i miei sogni. Ho fatto il grande salto a YouTuber full time lo scorso anno, e sono molto contento. È quello che cerco di insegnare anche ai miei figli, o di ispirare nei miei follower, perché ora il mio lavoro è anche la mia passione e il mio hobby, e quando mi alzo alla mattina sono contento di stare tutto il giorno a contatto con le Ferrari.

MB:Che cos’è Ratarossa? 
SC: La Ratarossa nasce dal concetto di rat rod, o rat look, una vera e propria corrente tra gli appassionati di auto [si tratta di auto restaurate solo nella parte funzionale, spesso usando pezzi meccanici provenienti da più modelli. L'aspetto estetico non è curato, e danneggiamenti quali rigature, ammaccature e ruggine sono caratteristiche distintive delle rat rod, ndr]. Ecco, io ho applicato il concetto di Rat alla Ferrari Testarossa. La mia creazione è l’unica Ferrari al mondo appositamente costruita con l’idea di un rat look. Avevo una bella Ferrari Testarossa del 1990 color rosso corsa, e cercavo su Internet un pezzo per il motore, quando mi sono imbattuto su un forum americano in una Testarossa Spider. All’inizio pensavo si trattasse di una replica, ma poi mi sono accorto che era una vera e propria Testarossa alla quale avevano tagliato via il tetto. Le mancavano molti pezzi e non veniva guidata da vent’anni. Ho contattato il proprietario e ho accettato di comprarla senza vederla dal vivo. Me la sono fatta spedire insieme a due grosse scatole di pezzi di ricambio e lì è cominciato un progetto di due anni, nel tempo libero, in cui mi sono divertito a costruirla e a rimetterla in strada. L’auto aveva bisogno di un sacco di lavoro, e non avrebbe mai potuto tornare a essere davvero una Testarossa, e unendo questo al fatto che non c’era il tetto, il suo valore sarebbe sempre stato basso. Così ho deciso invece di divertirmi un po’ e creare così la Ratarossa, l’unica Ferrari rat rod al mondo!

Ratarossa

MB:Perché la tua collezione è, possiamo dire, diversa da tutte le altre?
SC: La mia collezione di Ferrari è diversa dalla maggior parte delle altre perché include pezzi molto diversi tra loro, da quelli non funzionanti a alcuni molto ben tenuti e con pochi chilometri, a esemplari unici come la Ratarossa. Uso una 360 Challenge Stradale del 2003 come auto per il quotidiano e ci ho fatto più chilometri di quanti normalmente la gente non ne faccia con una famigliare. Mi ha regalato un’infinità di sorrisi e per quanto mi riguarda il suono del suo scarico è il migliore che Ferrari abbia mai realizzato. Ho avuto più di trenta Ferrari e mi piace occuparmi da me della manutenzione. All’inizio ero fissato con il classico colore rosso corsa, ma ora, con l’età, mi piace comprare colori diversi. Il mio attuale progetto su 308 QV probabilmente verrà presto dipinto di viola, e mostrerò tutto il lavoro sul mio canale YouTube. Sto anche pensando alla costruzione di una Challenge Stradale Spider, partendo da una Stradale di fabbrica e da una 360 Spider, con l'idea di metterle insieme per creare qualcosa di unico.

MB: Che cosa c’è al momento nel tuo garage?
SC: Ho avuto la fortuna di possedere più di trenta Ferrari negli ultimi vent’anni. A un certo punto l’anno scorso ne avevo otto personali, ma ora le ho ridotte a sei. La mia collezione attuale è composta così: una 360 Challenge Stradale del 2003, una 456 GTA del 1997, una 355 Spider del 1999, una 308 GTS QV del 1983, la Ratarossa (una Testarossa Spider del 1987), una 308 GTSi non funzionante del 1982, e una Porsche 911T Coupé del 1970. E infine una Nissan Navara per trasportare i bambini.

MB: Sei mai stato a Maranello? Sei in contatto con Ferrari?
SC: Incredibilmente non ci sono mai stato. Vorrei farlo da quando avevo sei anni, ma ancora non è successo. Quando il mio canale YouTube sarà cresciuto abbastanza da poter festeggiare, lo farò con un viaggio a bordo della mia 360 CS fino a Maranello, percorrendo tutte le splendide strade che separano l’Inghilterra dall’Italia. Non ho contatti diretti con Ferrari a parte che con il mio concessionario locale, ma ho molti contatti in Ferrari che mi hanno aiutato nel corso degli anni.

Ferrari 360 Challenge Stradale

MB: Qual è la Ferrari sulla quale non sei mai riuscito a mettere le mani e che sogni di più?
SC: Sin dalla sua uscita nel 1987 la F40 è sempre stata la mia macchina preferita, e ho sempre sognato di possederne una. Venderei tutta la mia collezione per una F40. Più o meno sei anni fa ho provato a acquistarne una da un concessionario belga per 225mila euro, ma purtroppo l’auto è stata venduta prima che riuscissi a mettere insieme la cifra; e praticamente subito dopo i prezzi delle F40 sono andati alle stelle. La differenza tra me e la maggior parte di chi ne possiede una è che io la guiderei quotidianamente e ci metterei le mani in prima persona.

MB: Insomma, è possibile essere collezionisti di Ferrari senza essere milionari?
SC: Sì, è possibile. Ho costruito negli anni la mia collezione senza essere ricco. Inoltre non ho una formazione da meccanico ma cerco di usare il cervello, e su Internet è disponibile una quantità infinita di risorse da cui imparare: sono completamente autodidatta. Cerco sempre anche di aiutare gli altri in questo senso, e il mio canale YouTube è nato per quello: voglio mostrare alla gente come ci si può godere le Ferrari, usarle quotidianamente e risolvere alcuni problemi comuni. Con video come il mio Step by step sul cambiare la cinghia di distribuzione di una 360 anche mia madre può farlo! In generale ho quasi sempre comprato Ferrari che avevano bisogno di qualche sistemazione, le ho messe a posto, me le sono godute, e quando le ho rivendute valevano di più di quando le avevo comprate. È così che è cresciuta la mia flotta! Nell’ultimo anno le cose sono un po’ cambiate. Mi piace filmare i miei lavori e da questo è nato il canale YouTube, che offre un servizio e una fonte di intrattenimento, e che ora è la mia principale fonte di guadagno insieme alle collaborazioni con specialisti di ricambi come Superformance o FerrParts. Anche ora però, una volta finito un lavoro, a meno che non si tratti di un’auto che voglio proprio tenere ancora un po’, l’auto viene venduta, ed è con quei soldi che mi metto alla ricerca di un nuovo progetto.


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