Frenata automatica, mantenimento di corsia, cruise control adattivo: la tecnologia che dovrebbe renderci più sicuri sta producendo un effetto paradossalmente quasi contrario. Uno studio condotto da YouGov per conto di AXA Deutschland, su un campione di 2.032 automobilisti tedeschi, rivela che quasi un giovane conducente su due ha già sfruttato gli assistenti alla guida per dedicarsi ad altro al volante. Altro che non significa concentrarsi di più sulla guida, ma guardare il telefono, mangiare, distrarsi. Tutto mentre l’auto, in teoria, vigila al posto loro.
Il paradosso della fiducia
Il dato di partenza sembra rassicurante. Il 77% degli intervistati si dice convinto che i sistemi di assistenza alla guida migliorino la sicurezza stradale. Ed è così. Episodi come frenate automatiche di emergenza, avvisi di superamento corsia o regolazione adattiva della distanza hanno dimostrato, in più occasioni, di prevenire incidenti reali. Ma la stessa indagine mostra una sorta di rovescio della medaglia. Il 44% dei tedeschi ritiene che gli automobilisti si affidino troppo alla tecnologia, finendo per guidare con minore attenzione.
Tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, il fenomeno assume proporzioni più evidenti. Il 48% ammette di aver già usato gli assistenti come “licenza” per occuparsi di qualcos’altro durante la guida. Tra i giovani uomini, la percentuale sale fino al 63%, un dato che segnala una correlazione precisa tra genere, età e comportamento pericoloso al volante. Il confronto con la popolazione generale è ancora più marcato considerando che solo il 19% degli uomini tedeschi, complessivamente, ammette lo stesso comportamento, contro appena il 7% delle donne.
L’alibi dei più giovani
Arne Kleines, responsabile delle assicurazioni auto di AXA, ha sottolineato che chi considera la tecnologia un sostituto della propria attenzione trasforma un vantaggio per la sicurezza in un rischio aggiuntivo. I sistemi di livello 2, quelli oggi più diffusi sul mercato europeo, non sostituiscono il guidatore ma, appunto, lo assistono. Eppure la percezione pubblica, specie tra i conducenti più giovani e meno esperti, tende a confondere l’assistenza con l’autonomia vera e propria. Un problema che l’Unione Europea ha provato ad arginare rendendo obbligatori i dispositivi come il rilevamento della sonnolenza e la frenata automatica di emergenza su tutti i veicoli nuovi omologati. La normativa presuppone però un conducente vigile. E la tecnologia, senza qualcuno che la voglia usare per quello che, non può fare di più. E non può essere considerata del tutto responsabile. Almeno a questi livelli.
Il dato più controintuitivo riguarda chi usa l’auto con maggiore frequenza. Soltanto il 12% di chi guida un’auto almeno cinque giorni a settimana ammette di essersi distratto sfruttando gli ADAS. Al tempo stesso, questo gruppo mostra il livello di fiducia più alto nella tecnologia, con l’80% convinto della sua efficacia.
FONTE: Auto Motor und Sport
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.
