Autore:
Lorenzo Centenari

AUTONOMOUS KILLER Guida autonoma a continuo rischio di incidenti di percorso. Nulla di strano, trattandosi di una tecnologia tanto innovativa. Ma quando nell'incidente ci scappa il morto, il tema si fa estremamente delicato. Purtroppo, il morto c'è stato. A Tempe, Arizona, una delle città individuate da Uber per le sperimentazioni dei suoi robotaxi senza conducente, nonché una delle prime in assoluto ad ospitare un programma del genere. Uber ha ora sospeso i test non solo a Tempe, ma anche nelle altre città degli Stati Uniti nelle quali erano in corso le sessioni. San Francisco, Phoenix, Pittsburgh e Toronto.

EFFETTO DOMINO La decisione di fermare temporaneamente le sperimentazioni su strade aperte al traffico (limitatamente alle strade Usa) è stata presa anche da Toyota. Preoccupato delle possibili conseguenze emotive che l'episodio di Tempe potrebbe avere sui collaudatori, il colosso giapponese ha sospeso il programma "Chauffeur". Una nota ufficiale Toyota conferma la presa di posizione. E non è escluso, a questo punto, che altre compagnie attive sul fronte della guida autonoma non facciano la stessa cosa. D'altra parte, indipendentemente dalle responsabilità di Uber nell'episodio incriminato, l'opinione pubblica è sotto choc.

UBER TIME OUT È la notte tra il 10 e l'11 marzo. Accade che una donna attraversa la strada lontano dalle striscie pedonali, spingendo a mano la propria bicicletta. L'auto di Uber, una Volvo XC90, la colpisce. La passante finisce al pronto soccorso con ferite gravi e spira nell'arco di qualche ora. A bordo della vettura, un tester che tuttavia non era ai comandi: funzioni esclusivamente di supervisione. Vista la serietà dell'accaduto, la compagnia (che sta collaborando con la polizia locale) si è momentaneamente autosospesa dal programma guida autonoma. Che certamente riprenderà, ma col fardello sulla schiena di un imprevisto, stavolta, costato la vita a un essere umano. 

AGGIONRNAMENTO DEL 21 MARZO Secondo quanto indicherebbero i primi rilevamenti effettuati dalla poilizia, intervenuta sul luogo dell'incidente, l'impatto sarebbe stato inevitabile: per un guidatore in carne e ossa, così come per l'intelligenza artificiale dell'auto robot. La vittima sarebbe infatti sbucata all’improvviso e troppo tardi per impedire il peggio. Lo stesso tester a bordo dell'auto avrebbe affermato come il primo e unico avviso di collisione sarebbe stato - ahimé - il rumore dell'impatto stesso. Quanto alla velocità del veicolo, sembra fosse di 38 mph (61 km/h), laddove il limite era di 35 mph. La controversia sulle eventuali responsabilità di Uber, ne siamo certi, non si esaurirà in breve tempo. Ogni Stato Usa, inoltre, ha una legislazione differente: una sentenza emessa in Arizona, non vale in California e viceversa. Nel frattempo, un team dell'NTSB (National Transportation Safety Board) sta investigando

TEMPE MALEDETTA Quello di Tempe, comunque, non è il primo caso di veicolo senza conducente coinvolto in un sinistro stradale di proporzioni mortali. Tutti ricordiamo la notizia di una Tesla Model S equipaggiata di AutoPilot che nel 2016 in Florida si schiantò contro un tir. Per l'automobilista, non ci fu nulla da fare. Dopo 8 mesi di indagini, Tesla venne assolta: nel software di bordo, non vennero registrate anomalie. Sempre in Arizona, invece, più o meno un anno fa una Volvo XC90 di proprietà Uber entrò in collisione con un'altra vettura e terminò la sua corsa appoggiata su un fianco. Allora, nessun ferito. Era solo questione di tempo.


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