Pubblicato il 09/04/20

GUIDA AUTONOMA Il progetto 3F di Bosch, realizzato con finanziamenti pubblici e con altri sei partner tecnici, apre la strada a diverse possibilità di mobilità alternativa: per esempio, spostare visitatori dalla fermata del tram ai padiglioni di un centro fieristico, aumentare con mezzi supplementari le tratte del trasporto pubblico, muovere interi container merci. Il tutto senza un conducente che guidi la navetta. E che funzioni anche in caso di ostacoli improvvisi o malfunzionamenti tecnici. Il progetto è stato finanziato con 4,3 milioni di euro dal Ministero per gli Affari Economici tedesco, e vede Bosch leader del consorzio insieme ad altre tre aziende, StreetScooter GmbH, RA Consulting GmbH e Finepower GmbH, con la collaborazione dell’Università RWTH di Aachen e dell’Istituto di Ricerca FZI Research Center for Information Technology. 

Il test del progetto 3F con i passeggeri

SENZA CONDUCENTEGli shuttle senza conducente devono soddisfare requisiti diversi rispetto, per esempio, alle autovetture altamente autonome”, ha spiegato Thomas Schamm, coordinatore del progetto. “Per funzionare senza conducenti gli shuttle devono essere in grado di monitorare il sistema in modo autonomo. In altre parole, eseguire attività di diagnostica in tempo reale e gestire eventuali guasti tecnici, in modo da poter continuare la marcia. Allo stesso tempo, devono essere in grado di proteggere il sistema nel caso di guasti critici, per esempio fermandosi''. 

RIDONDANZA Una possibile soluzione a questi problemi sta nella ridondanza, ovvero nella duplicazione delle funzioni per la sicurezza. In questo caso i ricercatori hanno sviluppato per le navette sistemi ridondanti per l’alimentazione, così che propulsione e impianto elettrico siano protetti e possano continuare a funzionare anche nel caso di guasto di uno dei due impianti. Allo stesso modo, sono stati perfezionati i sensori installati a bordo: per rilevare gli ostacoli sono infatti presenti diversi sensori lidar e radar in vari punti sul perimetro del veicolo, così da osservare l’area circostante da diversi punti di vista, creando una vera e propria “barriera” invisibile che permette di rilevare ostacoli di ogni tipo: barriere, ma anche rami sporgenti.

I test del progetto 3F con DHL

TOLLERANZA AI GUASTI La terza soluzione implementata sugli shuttle del progetto 3F si chiama fault-tolerance, ossia tolleranza ai guasti, una strategia per cui il guasto di un sottosistema possa essere - almeno in parte - compensato da altri sistemi. Calzante l’esempio fornito da Bosch: “se le luci si spengono all’improvviso in una stanza non restiamo immobilizzati, ma usiamo i nostri sensi per orientarci, in questo caso il tatto”. La navetta agisce in maniera simile: se non riesce a vedere un determinato punto, per esempio perché il sensore è coperto di foglie o un cassonetto blocca la visuale, rallenta oppure evita le parti della strada non rilevate.

I TEST REALI L’obiettivo finale, insomma, è che il veicolo modifiche il proprio comportamento in tempo reale, continuando a muoversi in autonomia fin quando possibile, o fermandosi del tutto quando i sistemi di ridondanza falliscono. Le navette sono state messe alla prova su diversi percorsi: nel campus di ricerca di Renningen di Bosch, dove è stato sperimentato il trasporto di persone con due shuttle in un’area condivisa con altri pedoni, mentre nel parco per l’innovazione vicino ad Aachem e nell’area intorno a un deposito della Deutsche Post/DHL è stata messa alla prova l’interazione tra conducente e veicolo autonomo utilizzato per la logistica.


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