Autore:
Simone Valtieri

ALTRO PIANETA Ok è vero che l’Australia sia un po’ una pista che fa “razza” a se, che Rea non abbia mai amato particolarmente il tracciato australiano o che qui la Ducati abbia spesso quel “quid” in più che sa di successo. È però innegabile che la novità del 2019 targata MotoGp ed atterrata in questo Campionato (traduci Alvaro Bautista) sul tracciato di Phillip Island abbia davvero fatto un altro mestiere, vincendo in solitaria tutte e tre le gare del primo Round di questa Stagione. Insomma, roba da lustrarsi gli occhi solo a guardare la gomma posteriore della sua Panigale V4 o di chiedersi quale sia il limite di questo spagnolo, che già quando era salito in sella alla “Rossa” di Jorge Lorenzo l’anno scorso aveva fatto vedere cose molto interessanti!

DOMINIO Come si dice, il cronometro non mente, ed è impietoso per tutta la diretta concorrenza: gara uno con quasi quindici secondi di vantaggio sulla Kawasaki sul secondo sotto al traguardo, oltre dodici in gara due e una terza vittoria, anche qui con la “pratica Rea” risolta nell’arco di pochi giri, nella nuova gara che si chiama Superpole e decreta la griglia di partenza di Gara due. E tutto, giusto per non dimenticarlo, ai danni di un tale che si chiama Jonathan Rea, dominatore assoluto negli ultimi quattro anni di questa Categoria, in sella a quella che, sulla carta (non basta la prima gara, perché anche l’anno scorso la Ducati aveva fatto doppietta con Melandri) resta la moto più competitiva del lotto.

FINALMENTE Roba grossa insomma. Roba che ci voleva, soprattutto in un Campionato troppo a senso unico e da tanto tempo orfano di un vero antagonista per il pilota nordi rlandese e la sua verde di Akashi. Che sia finalmente arrivato un avversario capace di contrastare Rea è presto per dirlo, ma sicuramente qui a Phillip Island per Alvaro Bautista è un voto dieci e lode! Per capire invece quanto lo spagnolo in sella alla Rossa possa rappresentare un serio pericolo per Rea, l’appuntamento è fissato nel prossimo round thilandese, su un tracciato che piace alla Ducati, ma molto meno scorrevole di Phillip Island.

PSICOANALISI Chaz Davies lascia l’Australia per andare dritto dritto ad un seduta terapeutica prenotata direttamente dal suo compagno di squadra Bautista. Ma attenzione: non stiamo parlando del fisioterapista per risolvere i suoi problemi alla schiena, ma di uno psicoanalista che lo aiuti a dimenticare che nel primo round australiano qualcuno in sella alla sua stessa moto gli abbia rifilato ben un minuto e sette secondi di stacco, con un ritardo del numero sette che parla di una media di circa ventisette secondi a gara. Roba da pensare che i due non solo abbiano fatto un mestiere diverso, ma che addirittura corressero in due categorie diverse in sella a moto molto diverse tra loro, per capirci Moto2 e MotoGp… Insomma, il gallese per il quinto anno consecutivo parte per la nuova stagione puntando al Titolo, ma il primo risultato (diciamo) che non parla proprio di competitività e determinazione, al netto di una pista non troppo amica per il gallese e di una forma fisica non al cento per cento. Per la Ducati numero sette, poco aggressiva o competitiva qui a Phillip Island, voto 4,5.

CARICO A MOLLA Tre volte secondo, per uno “normale” potrebbe anche essere un risultato decisamente soddisfacente. Ma questo non vale di certo per Jonatha Rea, che lascia il continente australiano con un triplo secondo posto finale senza aver avuto la possibilità di giocarsela davvero (a parte il breve duello dei primi giri della gara Superpole) con il missile terra terra che è stata la Ducati numero dicannove. Insomma, il Campione Re della Superbike chiude il primo appuntamento dell’anno meglio dell’anno scorso, ma sconfitto alla grande! Ok, la Kawasaki numero uno non ama questo tracciato, su cui, per dirla tutta, il pilota Nordirlandese in passato ha piantato anche delle cadute importanti, ma anche per il numero uno in carica il ritardo così marcato da Bautista (anche se meno di Davies) qui a Phillip Island parla di due piloti che hanno sembra abbiano corso in due categorie differenti. Per Rea voto 8,5

BENE, MA NON BENISSIMO Inizio abbastanza positivo per Marco Melandri che riesce a salire sul terzo gradino del podio in gara uno dopo aver fatto una bella rimonta, sul tracciato, però, in cui con la Ducati l’anno scorso aveva fatto doppietta. Niente podio, invece, per le altre due gare, in cui colleziona un doppio sesto posto dopo una bella lotta con i due ufficiali Yamaha. Vista la nuova casacca dell’italiano e, soprattutto la nuova moto, per lui il primo round parla comunque di cose positive. Aspettando la Thailandia, a Marco Macio Melandri, voto 8

LANCIA IL GUANTO DI SFIDA Leon Haslam quest’anno è salito sulla Kawasaki che nel 2018 era di Sykes, dimostrando da subito di voler vendere cara la pelle e dura la vita al suo compagno di squadra. Un obiettivo che qui ad Haslam riesce solo a metà, perché anche se sale due volte sul terzo gradino del podio, il numero 91 non riesce mai a tagliare il traguardo davanti a Rea, che dal canto suo grida vendetta, pronto a determinato a dimostrare il prima possibile al compagno di squadra che comanda nel Team KRT. In generale qui in Australia voto 8,5 a Leon Haslam, che dimostra comunque carattere e zero timori reverenziali.

BUONA COPPIA In Casa Yamaha buon inizio anche dei due piloti ufficiali Alex Lowes e Michael van der Mark con il risultato finale che vede l’inglese due volte su tre davanti al compagno olandese. In Australia niente podio per entrambi, che si dividono sempre il quarto e quinto posto finale in tutte e tre le gare di questo fine settimana. Voto 7,5 per Lowes e voto 7 per van der Mark.

TOM SYKES, cambia la moto, sembra un filo anche la musica, ma alla fine non sembra così diverso dal Tom Sykes del 2018. Voto 6 per il settimo posto in gara uno. Per la moto c’è ancora tanto lavoro da fare.  

TOPRAK RAZGATLIOGLU Inizia benino gara uno con il sesto posto finale, ma si perde nelle altre due. La mot non gli manca, il Team nemmeno, per lui voto 5,5.

SANDRO CORTESE Al passaggio nella categoria superiore il Campione del Mondo della Supersport centra la top ten in tutte e tre le gare australiane, non male come inizio! Per il pilota tedesco, voto 7,5.

MICHAEL RINALDI Due volte su tre nei primi dieci per il pilota italiano in sella alla Ducati gestita dal Team Barni, con l’attenuante per il numero 21di non conoscere così bene il tracciato australiano. Nono in gara uno, ottavo nella gara SUperpole, poi meno concentrato in gara due, per lui voto 6.


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