Pubblicato il 03/06/20

CAVATAPPI PER DUE Nel giorno della Festa della Repubblica, Valentino Rossi è stato ospite della trasmissione andata in onda su Rai Uno ''Non mollare mai - Festa tricolore'', charity show in favore della Croce Rossa Italiana, e ha parlato con Alex Zanardi. Tra i due in comune tante qualità, ma non solo, anche l'immortalità regalatagli da, o meglio sarebbe dire presasi caparbiamente grazie a, un sorpasso impossibile, per il primo in Formula Cart su Bryan Herta, per il secondo in MotoGP su Casey Stoner, avvenuto nella stessa curva, quella del Cavatappi di Laguna Seca. 

La storia della MotoGP, il sorpasso di Rossi a Stoner al cavatappi, Laguna Seca 2008

CHE SORPASSO! I due hanno scherzato e parlato della quarantena ma anche del loro passato, e di quando nel '96 si incontrarono per la prima volta e Valentino chiese ad Alessandro di quel sorpasso incredibile, che poi avrebbe ripetuto anche lui in versione due ruote. ''Purtroppo le attività al ranch si sono fermate in quel periodo'' - ha esordito Valentino - ''Non sono andato in moto per un lungo tempo, e invece ora siamo tornati, non dico a una vita normale, ma molto meno noiosa di prima. Di quel '96 ricordo che il mio sogno era vincere e diventare campione del mondo, però sinceramente non sapevo neanche io bene cosa aspettarmi, fortunatamente ho fatto più di quello che mi aspettavo. Quello del cavatappi è stato uno dei sorpassi più belli della mia carriera, però come hai detto tu, l'ho copiato da te 12 anni dopo. Quello è il sorpasso più iconico ma prima ci siamo sorpassati un sacco di volte. Al terzo giro ci eravamo già passati 5-6 volte e io sono passato sul traguardo e c'era scritto 'lap 27', mancavano ancora 27 giri, ho pensato, Madonna, chissà dove andremo a finire''.

Valentino Rossi (Yamaha Monster Energy)

CHE RISATE! Ripercorrendo la propria carriera, Rossi ha parlato di quegli sketch che lo hanno reso celebre e che, soprattutto, hanno reso famoso il motociclismo a un livello superiore, anche tra nonne e bambini, e che poi sono stati replicati con meno successo dalla generazione di piloti che lo ha seguito e con le quali ancora si confronta. ''Le scenette mi venivano bene perché erano naturali no? Erano fine a sé stesse, per fare una risata e per togliere un po' di quel prendersi sul serio che c'è tanto negli sport al top, era per fare una cosa più leggera e alla gente è piaciuto''.

CHE GUSTO! Il clou dell'intervista però, Rossi lo ha dedicato a una fase importante della sua carriera, quando è passato dalla Honda alla Yamaha: ''Ho avuto una prima parte della carriera dove ho vinto moltissimo, già è stato bellissimo quello, pochi hanno vinto così tanto nel loro sport. Il dopo, gli anni più duri, dove ho vinto meno, ho avuto più delusioni anche, ma ci sono state delle giornate che, come gusto me ne hanno dato molto di più delle stagioni dove magari vincevo 10-11 gare [...] Ero condannato a vincere, in quel periodo della Honda i miei detrattori dicevano che vincevo perché avevo la moto migliore, bastavano 2-3 gare sbagliate ed ero finito''.

Monster Energy, Valencia, 9 dicembre 2019 - Valentino Rossi (Yamaha) e Lewis Hamilton (Mercedes)

CHE MATTO! Poi è arrivata la Yamaha - ''Lì fu una grandissima soddisfazione, perché ho dimostrato a tutti che non vincevo solo perché avevo la Honda, se ritorniamo a quel periodo ho fatto veramente una scelta da matto vero, è come se adesso Hamilton in Formula 1 lasciasse la Mercedes per andare a correre con la McLaren, al punto che anche la Honda non ci credeva. Quando hanno capito che non firmavo il contratto mi hanno detto: ma veramente vai alla Yamaha? Come dire, ma sei matto nella testa? A rivederlo adesso un po' sono stato matto, è stato bellissimo, la soddisfazione più grande della mia carriera, tanti hanno sognato con questa cosa ed è stata la cosa che mi fa godere di più''. Frecciatina a Marquez? Magari è solo malizia la nostra, eppure il numero 93 - che ha firmato con la Honda fino addirittura al 2024, non ha avuto la stessa follia.

DNA VINCENTE Infine Valentino ha parlato del suo carattere, e delle tante risposte ''occhio per occhio'' date, in pista e fuori, nel corso della propria carriera. ''Non ci ho mai pensato, forse avrei avuto qualche vantaggio (a non darle), però sai, quelle cose lì non sono cose che si decidono, sono cose che si fanno e che si dicono quando hai 25 anni, che si fanno come te le senti, sono nel DNA di un vincente avere quella cattiveria agonistica nei momenti cruciali, che fa la differenza tra uno molto forte e un campione, è una cosa che ti viene da dentro. Naturalmente essere un po' più politically correct ti porta a lungo termine dei vantaggi, però... direi che ormai è tardi! (Ridendo)''.


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