Pubblicato il 13/02/2020 ore 16:00

CONTATTO DUCATI Protagonista all’Hotel Four Seasons di Milano di un evento organizzato da Nolangroup insieme al ducatista Danilo Petrucci, Alex Rins si è concesso alla stampa e, in particolare, a Motorbox a cui ha dedicato del tempo extra per una one-to-one esclusiva, breve ma estremamente interessante. Il pilota spagnolo della Suzuki ha confermato i “possibili” (spiegheremo perché) contatti con la Ducati in ottica 2021, parlando approfonditamente della sua condizione contrattuale e della situazione delle trattative con la marca giapponese.

Alex, a che punto sono le trattative con Suzuki per il rinnovo? E, se ce lo puoi dire viste le voci che si sentono in giro, ti piacerebbe avere per compagno di Dovizioso il prossimo anno?
Mi piacerebbe avere come compagno di squadra Dovizioso, in Suzuki o in Ducati, chi lo sa? Ho iniziato la negoziazione con Suzuki, stiamo aspettando una risposta dal Giappone, loro mi hanno detto a voce che sono contenti e che vogliono continuare con me, però fino a che non vedo un contratto che lo mette (nero su bianco) non sono tranquillo. Però posso comunque stare tranquillo perché il mio manager si sta occupando di tutto questo e anche ha provato a parlare, o ha parlato, con la Ducati... Sinceramente non lo so perché gli ho detto di non dirmi niente per non mettermi pressione, ma vediamo...”.

Parliamo della pista. Le nuove gomme Michelin sembrano ben calzare la Suzuki... dopo i tre giorni di test di Sepang, dicci un punto migliorato e un punto della GSX-RR su cui c’è ancora da migliorare.
“Alla mia Suzuki è piaciuto molto il nuovo compound, la vita della gomma è più lunga, probabilmente c’è un po’ di grip in meno e la moto scivola un po’ di più, ma siamo comunque capaci di gestirlo bene. Il punto che abbiamo migliorato penso sia un po’ il motore, quello che mi piacerebbe migliorare ancora è... il motore, perché si, è migliorato, ma è difficile fare un grosso passo in avanti. Quello che mi piace invece è il comportamento della moto in percorrenza”.

Chiudi gli occhi, guarda la classifica finale della MotoGP a novembre. Dove ti vedi? E chi vedi con te, in ordine sparso, nella top 5?
Eh, quello che mi piacerebbe è vedermi primo...” – poi si corregge – “Primo, secondo o terzo. Per fare questo dobbiamo lavorare tanto perché ogni anno il livello della MotoGP va crescendo sempre di più, per questo occorre  essere forti e costanti nelle posizioni di testa. Con me vedo al vertice della classifica Quartararo, Marquez, Vinales e Dovizioso”.

Siamo a questo evento per parlare di caschi, ci racconti com’è nato il disegno del tuo casco?
Ho dato le indicazioni a Roby, il grafico della Starlight Designers, per fare questo disegno. È vero che è lo stesso da un po’ di anni, quest’anno cambia un po’ nel davanti, la linea è in grigio per accompagnare un po’ il colore della moto, e il numero dietro sarà in blu, per la Suzuki”.

Prima in conferenza si parlava di navigatori integrati nella visiera del casco... una tecnologia del genere in MotoGP potrebbe essere utile o sarebbe solo fonte di distrazione?
Sì, prima quando l’ho sentito ho un po’ ‘flippato’ (italianizzazione dello spagnolo flipar, ho avuto un sobbalzo). No sarebbe una fonte di distrazione, noi abbiamo il dashboard quando sul rettilineo siamo rannicchiati dentro la moto e si vede bene, mettere qualcosa nel casco può essere una distrazione. Solo per noi eh, per la MotoGP”.


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