PAGELLE TEUTONICHE Il Motomondiale chiude il primo ciclo di gare della stagione MotoGP 2019 con l'ennesimo trionfo di Marc Marquez nel Gran Premio di Germania, il decimo nelle ultime dieci edizioni. Una dittatura figlia anche del dominio in questa stagione dello spagnolo, che va in vacanza con 58 punti di margine in classifica sul più diretto inseguitore Andrea Dovizioso e con 64 su Danilo Petrucci. Un campionato già in tasca nonostante manchino ancora dieci gare all'epilogo. Sul podio con lui sono finiti ieri Maverick Vinales, che supera il compagno Valentino Rossi in classifica, e il ritrovato Cal Crutchlow, che sfrutta le qualità della sua Honda sulla pista tedesca per eguagliare il miglior risultato stagionale. 

MARC MARQUEZ La perfezione. Non sbaglia nulla, dal venerdì alla domenica: strappa la pole, fiacca subito la resistenza dei rivali e se ne va. È il più forte e sulla sua pista preferita, dove negli ultimi dieci anni, con qualsiasi moto e in qualsiasi classe, ha solo vinto. Se non merita il massimo dei voti non sappiamo cosa altro dargli: VOTO: 10 E LODE

MAVERICK VINALES 45 punti nelle ultime due gare, lo stesso numero di Marquez. Maverick è la sorpresa più bella di questo inizio dell'estate, dopo alcune gare anonime e altre sfortunate, il talento che tutti conoscono è tornato alla ribalta ed è anche diventato il migliore yamahista in classifica, scalzando dal quinto posto il suo compagno di box Valentino Rossi. Ancora poco, ma la strada imboccata dal Top Gun della Yamaha sembra quella giusta. Unico a impensierire Marquez a inizio gara, nel finale lotta bene con la Honda di Crutchlow fino a costringerlo a un errore nel finale, che gli vale la seconda piazza in solitaria. VOTO 9

CAL CRUTCHLOW Finalmente il britannico porta a compimento una gara degna del suo nome. La pista del Sachsenring, che sembra sposarsi al meglio con la sua Honda, lo aiuta, ma anche Cal ci mette del suo per conquistare il secondo podio dell'anno, a distanza di quattro mesi dal terzo posto raccolto nella gara inaugurale in Qatar. Il suo bel piazzamento è agevolato dalla caduta di Rins, ma ciò non toglie che tutto il weekend per Crutchlow sia stato di livello, con il sesto posto in prova e la bella gara sempre nel gruppetto alle spalle di Marquez. VOTO 7,5

DANILO PETRUCCI Il mondiale sembra ormai andato per il compagno Andrea Dovizioso, e dunque perché non giocarsela alla pari con lui? Dopo il Mugello è scattato questo ragionamento nella testa di Danilo Petrucci, che reduce dal trionfo italiano ha più o meno agguantato in classifica l'amico e rivale della Ducati, divertendosi a battagliarci in pista, sempre nel massimo rispetto e nella massima correttezza. Va a finire così che al Sachsenring è lui a mettere il musetto rosso davanti, nonostante la brutta caduta del venerdì e la mano ancora infortunata, rafforzando la terza piazza iridata e portandosi a -6 dal Dovi in classifica. Peccato che il margine dal podio sia stato ampio in questa gara, e lo status di migliore pilota Ducati gli consegna al massimo mezzo punto in più del compagno, niente più di una piccola soddisfazione. VOTO 7

ANDREA DOVIZIOSO Come spoilerato con la pagella del Dovi, arriva la sufficienza piena per Andrea, ma il centauro forlivese vede allontanarsi il titolo ogni gara di più, di fronte all'implacabile sete di vittorie di Marquez. Il suo mondiale era partito sotto i migliori auspici, ma la Desmosedici non ha più il margine velocistico della scorsa stagione - come sottolinea lo stesso Dovi a fine gara - e il divario con lo spagnolo è andato via via allargandosi fino al colpo di graza rappresentato dalla caduta di Barcellona. Dopo l'estate arriveranno Brno, Spielberg, Silverstone e Misano, tutte piste dove Andrea può far bene, ma recuperare 58 punti a questo Marquez è un'impresa ai limiti dell'impensabile. VOTO 6,5

ALEX RINS Lo spagnolo è protagonista della seconda caduta consecutiva, e sempre quando è nelle posizioni che contano. Anche stavolta si sdraia per troppa foga e generosità, in Olanda perché tentava di allungare subito sul gruppo, in Germania perché cercava di non staccarsi da Marquez. In ogni caso due zeri pesantissimi che lo relegano, da ruolo di primo sfidante del connazionale, a un quarto posto in classifica staccato dalle due Ducati, per di più sulla seconda pista consecutiva dove la sua Suzuki sembrava avere qualcosa in più delle rivali. Serve schiarirsi le idee in estate e tornare in sella, possibilmente restandoci... VOTO 4

FABIO QUARTARARO Dopo due bellissimi podi, arriva uno zero pesante per il giovane talentino della Yamaha, anche in Germania autore di un weekend di livello assoluto. Il francese, dopo l'ennesimo avvio difficile (il suo tallone d'achille in questa stagione), si ritrova subito impantanato nel gruppone e quando prova a rimontare si stende subito dopo aver passato in staccata Dovizioso, rischiando di buttare a terra anche il rivale. Un errore di gioventù che gli perdoniamo in termini assoluti, ma che non gli evita un brutto voto in questo weekend. VOTO 4,5

VALENTINO ROSSI 5 L'ennesimo weekend storto per il Dottore, che manca anche in quest'occasione la Q2 diretta per un'inezia. E così Valentino si trova a rincorrere un'altra volta per tutta la gara, e nelle prime fasi sembra farlo anche bene, ma non si trova a suo agio con la moto, si vede, e paga un grosso gap dal compagno Vinales, staccandosi nel finale anche dal trenino per il quinto posto. L'ottava piazza del Sachsenring non è un piazzamento adeguato al suo valore, alla sua storia e anche al rendimento delle altre Yamaha in pista. Da Rossi ci si aspetta ben altro. VOTO 5

JACK MILLER Il sesto posto è un risultato discreto, ma con la stessa moto di Dovizioso e Petrucci, pur partendogli davanti e battagliando con loro per tutta la gara, alla fine arriva dietro. Vero è che correre con una ufficiale è un conto e con una satellite è un altro, in ogni caso una buona prova per l'australiano, che dovrà però confermarsi su questi livelli a ogni GP per aspirare a un salto futuro nel team in rosso. Salto che non potrà arrivare prima del 2021, visto il rinnovo del Petrux arrivato proprio alla viglia del Sachsenring. VOTO 6,5

JOAN MIR Ancora una buona gara per il giovane spagnolo, talento che poco ha da invidiare a quello dell'altro rookie Quartararo, ma che fino a questo momento è stato sempre nell'ombra del ben più competitivo compagno Rins. La sua gara ha vissuto a ridosso del gruppetto che alla fine ha combattuto per il quinto posto, nel finale però paga la maggiore inesperienza e l'usura delle gomme, non riuscendo a rivaleggiare con le tre Ducati là davanti. Si toglie però la soddisfazione di chiudere davanti a Valentino Rossi, anche se di questi tempi è poca cosa. VOTO 6,5

FRANCO MORBIDELLI Non una brutta gara per il Morbido, e anche in qualifica si ferma ad appena 2 decimi dal compagno Quartararo che, come abbiamo imparato recentemente, ha nel giro secco la punta di diamante del suo repertorio. Eppure dà spesso la sensazione del "vorrei ma non posso" o "non riesco". La sua gara è da sufficienza piena, ma visto quello che fa il francese con la sua stessa moto, ci si aspetta qualcosa di più da una delle migliori speranze italiane per il futuro delle due ruote. VOTO 6

GLI ALTRI Promosso Stefan Bradl (VOTO 6), che dopo tanta inattività in gara viene chiamato al volo a sostituire l'infortunato Jorge Lorenzo. La "pista Honda" lo aiuta, ma il decimo posto è il minimo indispensabile. Sufficienza anche per Tito Rabat (VOTO 6), che con la sua Ducati mette dietro tre piloti che sembravano avere molte più chance di lui in questo weekend, e che invece tornano a casa con un pugno di punti: Pol Espargaro (VOTO 5,5), Andrea Iannone (VOTO 5,5) e Takaaki Nakagami (VOTO 5). Peccato per Aleix Espargaro (VOTO 5), che stava facendo una gara da 7 quando si è sdraiato, mentre insufficienza piena per "Pecco" Bagnaia (VOTO 4), che va lungo nella sabbia e vanifica una gara che poteva essere per lui discreta, a ridosso della decima posizione, e termina invece mestamente in 17° piazza. Male ancora anche Johann Zarco (VOTO 4), caduto, e gli inconsistenti Hafizh Syahrin (VOTO 5) e Miguel Oliveira (VOTO 4). Un punticino, infine, per Karel Abraham (VOTO 5,5).


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