PROCESSO CIVILE È partito nei giorni scorsi a Milano il processo civile per il risarcimento alla famiglia di Nicky Hayden. Il campione del mondo MotoGP del 2006 è scomparso nel 2017 in seguito a un incidente stradale mentre si allenava in sella alla sua bicicletta nei pressi di Misano. In quel tragico 17 maggio, il pilota statunitense veniva infatti travolto da un’automobilista che, sulla base delle ricostruzioni, viaggiava oltre i limiti di velocità consentiti, non riuscendo a evitare l’impatto con la bici dell’atleta, morto pochi giorni dopo all’ospedale di Cesena.
LA SENTENZA La causa penale ègiunta a sentenza di primo grado, con i giudici che hanno condannato a un anno l’automobilista per omicidio stradale, nonostante i legali di parte avessero sostenuto la tesi del concorso di colpa. L’ex campione MotoGP, secondo le ricostruzioni dei periti, non si sarebbe infatti fermato allo stop. In attesa del processo d’appello, in cui si cercherà di dimostrare che l’impatto sarebbe stato inevitabile anche se l’auto fosse andata a velocità da codice della strada, la famiglia ha intanto avanzato una richiesta di maxi risarcimento che verrà dibattuta in sede civile.
IL RISARCIMENTO Per la scomparsa del pilota, all’epoca trentacinquenne, secondo quanto riportato nei giorni scorsi da Il Resto del Carlino, i parenti di Hayden, la fidanzata e la società che ne curava gli interessi avrebbero infatti presentato una richiesta di risarcimento di 15 milioni di euro. Una richiesta che arriva al massimale previsto dall’assicurazione e che sarebbe aumentata rispetto a quella iniziale di 6 milioni. È previsto che parte dell’ammontare sia anche speso per la realizzazione di un monumento negli Stati Uniti.
Nato a Palermo nel 1988, sin da bambino manifesta una sconfinata passione per le corse automobilistiche. Nel 2012 inizia a raccontarle su FormulaPassion.it, fino a diventare coordinatore della redazione. Non perde un Gran Premio da quando ne ha memoria: nel Gp d’Italia 2015 a Monza è tra i più giovani accreditati nel paddock. Giornalista dallo stesso anno, passa a MotorBox nel febbraio del 2019 per seguire da inviato Formula 1 e Formula E. Nel frattempo si laurea anche in giurisprudenza: dice sempre che non c’entra niente, ma che fa curriculum. In redazione minaccia di morte chiunque si sieda a quello che considera il suo posto.





