Pubblicato il 24/11/20

CHE CLASSE... '97! Un campionato ricco di anomalie, sorprendente, incredibile. Questo è stato il Motomondiale 2020, che alla fine ha visto emergere un nome totalmente inatteso in MotoGP, Mir, uno non proprio favorito in Moto2, Bastianini, e un eterno incompiuto in Moto3, Arenas. Nel complesso, tre ragazzi classe '97 con tre percorsi molto differenti nel professionismo a due ruote che li ha portati a trionfare a 23 anni, e con un'altra stranissima coincidenza: nessuno dei tre è mai riuscito a partire dalla pole position nel 2020. Tutti loro hanno però meritato di vincere, non rubando niente a nessuno, in quello che - si era detto alla vigilia e si è confermato - sarebbe stato un mondiale serrato, dove gli errori avrebbero avuto peso doppio e la sorpresa poteva essere dietro l'angolo.

I tre 23enni campioni nel 2020: Enea Bastianini (Moto2), Joan Mir (MotoGP) e Albert Arenas (Moto3)

COME I GRANDISSIMI E così è stato: la sorpresa per eccellenza è Joan Mir, ma con un po' di disattenzione da parte degli osservatori. In effetti il pilota maiorchino era sulle orme di Rossi, Lorenzo e Marquez, e in pochi, - forse nessuno - se n'era accorto: non gli si dava credito probabilmente perché non ci si attendeva una Suzuki così veloce, o magari perché ritenuto ancora inesperto, fatto sta che Joan ha zittito tutti, e che senza la sfortuna di Spielberg al GP della Stiria (quando fermarono la gara per l'incidente di Vinales mentre era in testa nettamente, salvo ripartire - unico - con gomme usate e finire quarto a 6 decimi dal primo) avrebbe praticamente dominato la stagione, potendo contare su 12 punti in più che lo avrebbero portato ad affrontare le ultime due tappe stagionali con 49 punti di margine e un match point da realizzare a occhi chiusi.

MotoGP Comunità Valenciana 2020, Cheste - Joan Mir (Suzuki)

LONTANO DAI RIFLETTORI Joan è arrivato in Moto3 nel 2016 già diciottenne rispetto ai 15-16 anni dei campionissimi di cui sopra, ma non ha perso tempo: al termine della seconda stagione era già campione, dopo un dominio schiacciante e con 10 vittorie in tasca. Nel 2017 in Moto2 è giunto sesto e nettamente rookie of the year dietro peraltro a quattro piloti (Bagnaia, Oliveira, Binder e Alex Marquez) che quest'anno ha battuto in MotoGP. Le sue prestazioni sono state notate da Davide Brivio, che per accaparrarselo lo ha subito portato nella classe regina, togliendogli la possibilità di vincere - probabilmente a mani basse - il campionato 2019 della serie cadetta. Poco male, visto che quell'anno lo ha passato a fare esperienza in MotoGP al fianco di Alex Rins in Suzuki e all'ombra - tra i giovani - del più appariscente Fabio Quartararo, rookie of the year. Ed è stata la sua fortuna, ha avuto la possibilità di crescere lontano dai riflettori, e di piazzare il colpaccio alla prima occasione utile in questo stranissimo 2020.

SUI BINARI GIUSTI Diverso il discorso per Enea Bastianini. Anche lui ha vinto il titolo della classe Moto2 alla seconda stagione, come fanno quelli bravi, ma il suo percorso in Moto3 è stato ben più tribolato. Ha esordito nel 2014, due anni prima di Mir, laureandosi rookie of the year con il nono posto. Nel 2015 e nel 2016 è stato rispettivamente terzo e secondo in campionato, ma la chiamata in Moto2 non è arrivata. Nel biennio successivo è stato 6° e 4° in campionato: gli altri vincevano e salivano di categoria, lui restava lì... l'occasione è arrivata nel 2019 grazie a Laura Bertulessi e a Italtrans Racing, che gli hanno dato fiducia, e lui l'ha ripagata diventando subito rookie of the year e vincendo il titolo l'anno successivo. Ora che la sua carriera è tornata sui binari giusti, potrà dimostrare con serenità il suo valore in MotoGP la prossima stagione.

TANTI INFORTUNI Ancor più tribolata l'ascesa di Albert Arenas, che in Moto3 esordisce nel 2014 a 17 anni con una wild card, ma la chiamata in campionato non arriva fino a metà 2016, quando di anni ne ha già 19 e si infortuna Jorge Martin. Lui lo sostituisce nelle gara di Spagna e Catalunya, si fa conoscere, e prende il posto nel team di Alexis Masbou per la parte finale del mondiale. Il 2017 è falcidiato da infortuni (prima alla spalla, poi alla mano), salta ben 5 GP e cade in molte gare. Le prime vittorie arrivano nel 2018 con il team di Angel Nieto, ma non prima di un altro infortunio in avvio di stagione in Qatar. Un inizio di carriera del genere avrebbe scoraggiato chiunque, ma non Albert che ha proseguito con caparbietà, ma il 2019 è sembrata la replica della stagione precedente: altre due gare saltate per infortunio a inizio anno e tanti ritiri a metà stagione. Poi però è arrivato, finalmente, il 2020: tre vittorie e un secondo posto nelle prime cinque gare gli hanno permesso di vivere di rendita fino a Portimao, dove ha conservato alla fine 4 fondamentali punticini su Arbolino e Ogura, diventando finalmente campione del mondo.

I ROOKIE OF THE YEAR DELL'ULTIMO DECENNIO NELLE TRE CLASSI DEL MONDIALE

Anno Moto3 Moto2 MotoGP
2011 Maverick Viñales (SPA), 3° Marc Marquez (SPA), 2° Cal Crutchlow (GBR), 12°
2012 Alex Rins (SPA), 5° Johann Zarco (FRA), 10° Stefan Bradl (GER), 8°
2013 Philipp Oettl (GER), 18° Jordi Torres (SPA), 10° Marc Marquez (SPA), 1°
2014 Enea Bastianini (ITA), 9° Maverick Viñales (SPA), 3° Pol Espargaro (SPA), 6°
2015 Jorge Navarro (SPA), 7° Alex Rins (SPA), 2° Maverick Viñales (SPA), 12°
2016 Joan Mir (SPA), 5° Xavi Vierge (SPA), 20° Tito Rabat (SPA), 21°
2017 Ayumu Sasaki (JPN), 20° Francesco Bagnaia (ITA), 5° Johann Zarco (FRA), 6°
2018 Jaume Masià (SPA), 13° Joan Mir (SPA), 6° Franco Morbidelli (ITA), 15°
2019 Celestino Vietti (ITA), 6° Fabio Di Giannantonio (ITA), 9° Fabio Quartararo (FRA), 5°
2020 Jeremy Alcoba (SPA), 11° Aron Canet (SPA), 14° Brad Binder (SAF), 11°

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