Pubblicato il 07/04/21

VALE TUTTO? Il GP Doha ha lasciato in eredità non solo la doppietta ottenuta dai piloti francesi, con la vittoria di Fabio Quartararo su Johan Zarco, ma anche le accese polemiche per lo scontro in pista tra Jack Miller e Joan Mir. La manovra dell'australiano sullo spagnolo è parsa una vendetta per il duro sorpasso subìto in precedenza, ma dagli steward della FIM non è arrivata alcuna indagine né tantomeno sanzione per l'episodio. Una conferma di un metro di giudizio molto tollerante verso gli incidenti in pista, come sta emergendo con maggiori conseguenze nella Moto3, categoria che a sua volta domenica ha visto Losail teatro di scontri pericolosi.

IL CAOS MOTO3 In Qatar sono arrivati, letteralmente, alle mani John McPhee e Jeremy Alcoba. Ad accendere la rissa è stato il primo, furente dopo essere stato per l'ennesima volta coinvolto da un incidente provocato dal rivale. È stata infatti la quarta volta dall'inizio della stagione 2020 (anno d'esordio dello spagnolo) che si verifica un incidente tra i due, con Alcoba che aveva già fatto cadere McPhee. Come già in passato, gli steward non sono intervenuti sull'episodio, scaturito da una frenata troppo ritardata dello spagnolo che ha colpito così Darryn Binder e scaraventato la sua moto sull'accorrente McPhee (foto copertina). Una punizione dalla direzione gara è sì arrivata, ma solo per la successiva scazzottata tra i due piloti: entrambi sono stati multati di 1000 € e nel prossimo GP Portogallo partiranno dalla pitlane, con ulteriori 10 secondi di penalizzazione per McPhee e 5 per Alcoba. Il povero britannico dunque si è visto non solo rovinare la gara di Losail, ma pure la prossima. Senza dimenticare che nel GP Qatar che ha aperto il campionato 2021 era già stato fatto cadere dal rookie Xavier Artigar, a sua volta abbattuto da Carlos Tatay nell'ultimo weekend. A completare il quadro tragicomico della categoria più piccola la vittoria di Pedro Acosta, partito dalla pit-lane dopo aver guidato in maniera pericolosamente lenta nel corso della seconda sessione di libere del venerdì.

SEPANG 2015, L'ORIGINE DEI GUAI Insomma, comportamenti pericolosi reiterati e penalizzazioni assenti o poco influenti stanno contribuendo a rendere le gare del Motomondiale sempre più selvagge. Il paradosso è che tutto ciò nasce dal più famoso esempio di vendetta in pista degli ultimi anni, ossia il celebre episodio tra Valentino Rossi e Marc Marquez a Sepang nel 2015. Ai tempi, era in vigore un sistema di penalità a punti del tutto analogo a quello della F1 e che comportava punizioni sempre più severe per i trasgressori. Questo sistema fu alla base della retrocessione in ultima fila di Rossi nella decisiva gara di Valencia che chiuse quella stagione, inflittagli proprio grazie ai punti di penalità legati all'episodio della Malesia. Il Motomondiale ha poi abbandonato quel sistema a favore di quello attuale, mai realmente chiarito dagli steward e spesso incoerente, con il risultato di veder aumentare i pericolosi regolamenti di conti in pista. In due soli weekend di gara, la stagione 2021 ha già mostrato come sia il caso di apporre dei correttivi e rendere più severe le punizioni per chi mette a rischio la salute propria e altrui.


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